TTIP, appello all’europarlamento: persone, ambiente e democrazia prima di profitto e multinazionali

#TTIPtuesday day, Il testo della lettera ai parlamentari europei

[3 marzo 2015]

Oggi 375 associazioni europee ed americane, comprese Greenpeace EU e Greenpeace USA, hanno inviato una lettera ai parlamentari europei per chiedere chiedono lo stop ai negoziati Transatlantic Trade and Investment Partnership (TTIP) e TiSA e la non ratifica dell’accordo di libero scambio con il Canada, il CETA.

Tra i firmatari italiani della lettera  ci sono anche  Legambiente, Attac Italia, progetto Sulla Soglia (coop soc Tangram, Rete famiglie aperte, coop soc Insieme), Comitato Roma 12 per i Beni Comuni, Locale Globale, Coordinamento Nord Sud del mondo, perUnaltracittà, Donne in  Rete X la Pace, Comitato acqua bene comune q4 firenze,  Centro di Documentazione sui Conflitti Ambientali.

L’iniziatva, spiegano a Greenpeace, avviene durante il #TTIPtuesday day, la giornata di pressione via Twitter che chiede al Parlamento europeo di tenere in seria considerazione le questioni sociali, ambientali ed economiche del TTIP nella risoluzione in via di redazione a Bruxelles. Per Greenpeace l’approvazione del TTIP minerebbe alcune conquiste della normativa che attualmente tutela l’ambiente e i consumatori.

Ecco il testo dell’appello “Per una risoluzione sul TTIP che anteponga le persone, l’ambiente e la democrazia al profitto a breve e agli sproporzionati diritti delle imprese”:

 

A fronte del lavoro in corso del Parlamento Europeo su una risoluzione sul Transatlantic Trade and Investment Partnership TTIP (conosciuto anche come Transatlantic Free Trade Agreement o TAFTA), vi scriviamo quale coalizione europea di 375 organizzazioni della società civile che condividono una forte preoccupazione per le diverse minacce poste da tale accordo. Rappresentiamo un vasto spettro di istanze di interesse pubblico quali la tutela dell’ambiente, la salute, i diritti civili, l’agricoltura, i diritti dei consumatori e la tutela degli standard alimentari e agricoli, il benessere animale, gli standard sociali e del lavoro, i diritti dei lavoratori, i diritti dei migranti, la lotta alla disoccupazione, le istanze dei giovani e delle donne, lo sviluppo, l’accesso pubblico all’informazione e i diritti digitali, i servizi pubblici di base inclusa l’istruzione, l’etica dei sistemi finanziari, e altri.

Accogliamo con favore il fatto che il Parlamento Europeo si stia formando una propria opinione sul TTIP ed il ruolo che il Parlamento ha già svolto nell’organizzare pubblici dibattiti democratici sul tema. Facciamo appello a tutti i Membri del Parlamento Europeo affinché concordino una forte risoluzione che affermi chiaramente che il Parlamento Europeo respingerà qualunque futuro accordo commerciale o sugli investimenti che non sia al servizio dell’interesse pubblico e che minacci importanti diritti conquistati in un lungo processo di lotta democratica in UE, USA e nel resto del mondo. A tale scopo, vorremmo condividere con voi le nostre richieste chiave sui negoziati sul TTIP, che abbiamo sviluppato assieme ai nostri alleati negli Stati Uniti e che abbiamo comunicato inizialmente nel maggio 2014 in un documento congiunto della società civile:

  1. Trasparenza subito: tutti i documenti relativi ai negoziati TTIP, incluse le bozze dei testi consolidati, devono essere resi pubblici per permettere un dibattito pubblico aperto e un esame critico sul TTIP.
  2. Un processo democratico che permetta un’analisi puntuale ed una valutazione dei testi negoziali e che assicuri che le politiche adottate siano nel pubblico interesse; che coinvolga il Parlamento Europeo e venga dibattuto nei parlamenti nazionali; e che includa le organizzazioni della società civile, i sindacati e i gruppi portatori dei diversi interessi (stakeholders).
  3. No all’ISDS: qualunque disposizione che includa meccanismi di risoluzione di controversie investitore-stato (Investor State Dispute Settlement – ISDS) deve essere tenuta fuori per sempre dai negoziati né possono essere inclusi altri meccanismi (introdotti indirettamente attraverso accordi commerciali preesistenti o successivi) che garantiscano privilegi agli investitori esteri.
  4. No ad un consiglio di cooperazione normativa (regulatory cooperation council): tutti i meccanismi di regolamentazione devono essere interamente nelle mani di organismi e processi controllati democraticamente.
  5. No alla deregolamentazione di standard di salvaguardia e al servizio del pubblico interesse: gli standard UE devono essere rispettati non “armonizzati” al ribasso al livello del minimo comun denominatore. Essi comprendono gli standard sociali e lavorativi, la tutela dei consumatori e della salute, la cura dell’ambiente inclusa la rigenerazione delle nostre risorse naturali, il benessere animale, gli standard di sicurezza alimentare e le pratiche agricole ambientalmente sostenibili, accesso all’informazione ed etichettatura, cultura e medicina, regolamentazione del mercato finanziario così come la protezione dei dati, la neutralità della rete e altri diritti digitali. Il mutuo riconoscimento non è accettabile quando compromette standard concordati democraticamente o forti salvaguardie. Il principio di precauzione va applicato estesamente.
  6. No a un’ulteriori deregolamentazione e privatizzazione dei servizi pubblici. Chiediamo un accesso garantito ad un’istruzione di qualità, assistenza sanitaria e altri servizi pubblici e il diritto a scegliere di promuovere appalti pubblici governativi per beni e servizi che sostengano il lavoro e l’economia locali, le risorse locali, l’imprenditorialità sociale, economie sostenibili, la considerazione per gli aspetti sociali e al servizio del pubblico interesse.
  7. La promozione di pratiche agricole ambientalmente sostenibili e tutela dell’agricoltura locale a conduzione familiare.
  8. Le autorità pubbliche devono mantenere il potere politico e le strutture necessarie per proteggere certi settori sensibili e salvaguardare standard importanti per la qualità della vita. Standard lavorativi ed ambientali concordati a livello internazionale devono essere rispettati e fatti applicare. Le continue violazioni degli standard del lavoro dovrebbero essere fronteggiati con l’imposizione di sanzioni pecuniarie.
  9. No a restrizioni sugli standard internazionali ed Europei sui diritti umani. Le poche informazioni comunicate – o fatte trapelare – sui negoziati TTIP fanno fortemente temere che le nostre richieste non si riflettano nell’approccio tenuto dall’UE.

Ad esempio: I negoziati si svolgono a porte chiuse, senza una completa ed effettiva consultazione pubblica. La mancanza di trasparenza e di procedure democratiche rende impossibile per i cittadini e la società civile monitorare i negoziati al fine di assicurarsi che i pubblici interessi vengano tutelati. Ai gruppi lobbistici del modo degli affari è concesso un accesso privilegiato alle informazioni e l’opportunità di influenzare i negoziati. Il proposto capitolo sulla protezione degli investimenti, in particolare l’inclusione di una disposizione di risoluzione delle controversie investitore-stato (ISDS), concederebbe agli investitori il diritto esclusivo di citare in giudizio gli stati quando decisioni democratiche, prese dalle istituzioni pubbliche nell’interesse pubblico, venissero ritenute di impatto negativo sui profitti attesi.

Questi meccanismi fanno affidamento su sentenze di tribunali che operano al di fuori dei sistemi giudiziari nazionali e minano così i nostri sistemi legali nazionali ed Europei e le nostre strutture democratiche nel formulare leggi e politiche nel pubblico interesse. La creazione di nuove strutture e procedure anti-democratiche di governance, quali il proposto regulatory cooperation council, aventi per scopo di “armonizzare le normative”, renderebbero il TTIP e altri accordi un obiettivo in movimento, “accordi viventi”, costantemente sviluppati in segreto da burocrati non eletti e grossi affaristi. Queste strutture non-democratiche minacciano di abbassare importanti standard e norme concepiti per la tutela del pubblico interesse, o di proibire futuri miglioramenti, senza alcun riguardo per la loro necessità e il loro mandato pubblico.

L’evidenza di documenti di pressione lobbistica da parte dell’industria e del mondo degli affari rivela che la focalizzazione sulle barriere non-tariffarie e sulla convergenza normativa è usata per spingere verso la deregolamentazione, accresciute garanzie sugli investimenti, rafforzato monopolio sui diritti di proprietà intellettuale e, in definitiva una corsa verso il fondo.

Ci appelliamo a voi perché mandiate ai negoziatori un chiaro e forte segnale che il Parlamento Europeo respingerà il TTIP e qualunque altro accordo commerciale o sugli investimenti che vada in questa direzione, in quanto non sono al servizio del pubblico interesse e in quanto minacciano i diritti e le libertà fondamentali conquistati in lungo processo di lotte democratiche.