Ttip, blitz di Greenpeace: bloccato il nuovo round di trattative Usa – Ue (FOTOGALLERY)

«Il Trattato trasferisce il potere decisionale dalle persone alle grandi multinazionali»

[22 febbraio 2016]

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Stamattina gli attivisti di Greenpeace hanno bloccato l’accesso al centro conferenze dove, fino al 27 febbraio è previsto un nuovo round di trattative a porte chiuse tra Stati Uniti e Unione europea sul Transatlantic trade and investment partnership (Ttip). 30 attivisti si sono incatenati all’ingresso del palazzo i, mentre alcuni climber hanno srotolato sulla facciata del centro conferenze un grande banner che raffigura il Ttip come una strada senza uscita, un vicolo cieco per l’Europa.

Secondo Greenpeace, «il Ttip è una minaccia per la democrazia, la protezione dell’ambiente, gli standard di sicurezza sulla salute, le condizioni dei lavoratori, a tutto vantaggio delle multinazionali, a cui verrebbe dato un potere senza precedenti».

Federica Ferrario, responsabile campagna agricoltura sostenibile e progetti speciali di Greenpeace Italia, spiega che «Questo accordo non riguarda il commercio, bensì il trasferimento di potere decisionale dalle persone alle grandi multinazionali», «Quelle che la Commissione europea chiama barriere al commercio sono di fatto misure di sicurezza che tengono lontani OGM e pesticidi dal cibo che mangiamo e le sostanze tossiche dall’aria che respiriamo. Le negoziazioni a porte chiuse di questi giorni vorrebbero indebolire questi standard di sicurezza e massimizzare il profitto delle multinazionali, non importa con quali costi per persone e ambiente. È nostra responsabilità denunciare tutto questo e dare voce ai milioni di persone che si oppongono al Ttip».

L’obiettivo del Ttip è quello di abbattere le barriere al commercio tra Usa ed Ue e di  proteggere gli investimenti esteri prima di ogni altra cosa. Con tariffe sul commercio transatlantico già molto basse, le trattative si concentrano sulla rimozione delle barriere “non tariffarie” da leggi e regolamentazioni in quasi tutti i settori dell’economia, dall’agricoltura all’industria tessile, dall’informatica al settore bancario.

I negoziatori della Commissione europea e del dipartimento del commercio Usa dovrebbero discutere per 5 giorni di un aspetto particolare e controverso del Ttip, che permetterebbe a investitori stranieri di sfidare le norme che difendono cittadini e ambiente, anche per aspetti come il cibo, l’inquinamento chimico e l’energia. Lo schema proposto dalla Commissione Ue, noto come Investment court system (Ics) – darebbe a una “Corte di Investimenti” priorità rispetto ai Paesi per difendere interessi privati degli investitori.

Greenpeace è convinta che l’Ics potrebbe: «Istituire un sistema giudiziario privilegiato che consentirebbe alle multinazionali di bypassare le corti nazionali;  consentire ai giudici dell’Ics, che non sarebbero assegnati permanentemente a questa corte, di poter accettare incarichi dalle aziende private, sollevando serie preoccupazioni su possibili conflitti di interessi; consentire trattamenti preferenziali per aziende straniere rispetto a quelle locali o nazionali; violare i principi democratici e il diritto dei governi ad adottare e applicare leggi; avere un effetto deterrente per le autorità pubbliche, scoraggiandole ad adottare e far rispettare norme di interesse pubblico, per paura di essere perseguiti».

Andrea Carta, consigliere legale di Greenpeace european unit evidenzia che «l’istituzione di una corte speciale a protezione dei profitti delle aziende private è una seria minaccia per la democrazia. Quanto proposto dalla Commissione sarebbe a tutto svantaggio del commercio locale e minaccerebbe il diritto dei governi di adottare leggi a tutela dei cittadini e contro gli interessi delle multinazionali. Le stesse regole applicate per chiunque altro devono valere anche per queste ultime.

Milioni di persone hanno già firmato la petizione per fermare il Ttip, per difendere gli standard europei sulla sicurezza del cibo, l’uso di sostanze tossiche, l’assistenza sanitaria e i diritti dei lavoratori.