Tutela degli stock ittici: svolta per il Mediterraneo ed il Mar Nero

[21 maggio 2014]

La commissaria europea alla pesca e agli affari marittimi, Maria Damanaki, intervenendo a Roma al meeting annuale dalla Commissione Generale per la Pesca per il Mediterraneo (General Fisheries Commission for the Mediterranean – Cfcm) si è detta molto preoccupata per lo stato degli stock ittici del Mediterraneo e del Mar Nero: «Dopo più di quattro anni di mandato, per me la situazione è ancora un motivo di grande preoccupazione. La scienza è chiara: troppe specie sono fortemente sovrasfruttate. Gli stock sono criticamente bassi e in alcuni casi addirittura in via di estinzione. E a peggiorare le cose, ci troviamo di fronte attività sempre più  non regolamentate in entrambi i bacini marittimi».

Però la scorsa settimana, «La Commissione europea ha adottato una nuova iniziativa per vietare in tutte le acque comunitarie e da parte di  tutti gli operatori europei l’uso di attrezzi che incidono negativamente sull’ecosistema. Se questa proposta verrà adottata in sede di Consiglio dai nostri ministri dell’Ue, avrà un notevole impatto positivo nel Mediterraneo. Ci sarà anche bisogno di discutere con voi, i nostri partner, come portare questo al livello successivo, il livello internazionale».

Secondo la Damanaki  bisogna passare dall’allarme all’azione e per farlo la scienza è fondamentale: «Abbiamo certamente bisogno di migliorare la nostra conoscenza degli stock, e so che la Gfcm ha fatto grandi sforzi in questa direzione. Ma è ancora presto e scienza è solo una parte dell’equazione. L’altra parte è l’interazione e la cooperazione tra i players. Il Mediterraneo e il Mar Nero, molto spesso devono affrontare problemi simili per quanto riguarda gli stock che sono in condizioni critiche. Abbiamo bisogno di un approccio comune e dobbiamo adottare gli stessi standard per la gestione delle risorse in queste  due aree. E dobbiamo  tradurre questi principi in misure di gestione reali. Solo l’attuazione coerente ed equa di tali misure potrà quindi garantire che le nostre risorse siano gestite correttamente e che i nostri obiettivi di conservazione siano rispettati».

La commissaria Ue ha ammesso che la situazione è ben lungi dall’essere ideale e che quando ha assunto il suo incarico 4 anni il Mediterraneo e la Gfcm non erano la priorità più alta, «Ma oggi le cose sono diverse. Oggi abbiamo un quadro che punta a  misure di conservazione a lungo termine, si adatta alle diverse sub-regioni, si basa su pareri scientifici e lavora in sinergia con le organizzazioni regionali. Abbiamo anche un quadro efficace contro la pesca illegale».

A Roma Le Parti Contraenti della Gfcm hanno lavorato ad  nuovo testo di Accordo che include nuovi importanti cambiamenti che ora dovranno essere attuati. Il testo verrà formalmente adottato dalle Parti 24 maggio.  Anche secondo Oceana, che di solito non è tenera con l’Unione europea, alla Gfcm di Roma è stato fatto un passo in avanti storico: «Alti rappresentanti dei Paesi Mediterranei, incluso Maria Damanaki, Commissario europeo per la Pesca e gli Affari Marittimi, hanno espresso il loro impegno per mettere fine alla sovra-pesca nel Mar Mediterraneo anche considerando gli ecosistemi marini e la conservazione gli habitat fragili». Oceana è particolarmente soddisfatta per tre misure: Adozione di piani multiannuali per raggiungere la gestione sostenibile degli stock ittici: più risorse ittiche in mare, una pesca più reddittizia; Definizione di Aree Ristrette di Pesca per la protezione di habitat essenziali – individui giovanili e aree di riproduzione di specie commerciali – ed ecosistemi marini vulnerabili, sia inseriti che non inseriti in piani di gestione; Adozione del principio precauzionale per la gestione degli stock ittici: misure precauzionali saranno applicate in caso di assenza di informazioni.

Oceana, come organizzazione internazionale per la conservazione dell’ambiente marino,  ha partecipato a questo processo fin dall’inizio con il ruolo di osservatore ed ora accoglie con grande soddisfazione «Questo passo atteso da lungo tempo».  Xavier Pastor, direttore esecutivo per l’Europa di Oceana, ricorda che «Nel 1949 gli Stati rivieraschi del Mediterraneo stabilirono di gestire gli stock ittici, oltre 60 anni dopo la pesca resta ancora senza una propria gestione e circa l’80% degli stock ittici sono sovra-pescati. Oggi, possiamo finalmente celebrare che la Gfcm non è rimasta passiva davanti a questo quadro allarmante e diamo il benvenuto alla sua forte presa di posizione che ci auguriamo invertirà la marea del futuro del Mare Nostrum».

La Damanaki è convinta che la Gfcm possa svolgere un ruolo sempre più efficace: «Il simposio sulla piccola pesca tenutosi a Malta alla fine dello scorso anno ha dimostrato che i piccoli pescatori sono molto motivati ​​a preservare le loro risorse della pesca, perché la loro vita dipende da loro. Ci sono state anche alcune promettenti iniziative dell’Ue per riunire tutti gli stakeholders e le parti interessate. Sono stato di recente informato di interessanti sviluppi in Sardegna e in Spagna, più precisamente in Catalogna. Pescatori, scienziati, Ong hanno lavorato insieme con le autorità locali e nazionali per sviluppare nuovi modelli di gestione. Forse la Gfcm può guardare a queste esperienze e ad altre simili che stanno avvenendo in altri Paesi  membri della Gfcm.  In questo senso, la Gfcm può essere il trait-d’union  e svolgere un ruolo prezioso di assistenza».

L’Ue è inoltre disposta ad aiutare i Paesi vogliono migliorare le loro capacità di controllo, «Ma ora è il momento di passare al livello successivo – ha detto la commissaria Ue alla pesca – Abbiamo bisogno di piani a lungo termine per la gestione degli stock condivisi, perché portare le nostre risorse biologiche marine a livelli sostenibili è ormai indispensabile. E’ urgente. Permettetemi di ricordarvi che non c’è solo un imperativo ambientale, ma anche economico: dobbiamo ripristinare la fiducia del settore e le sue prospettive economiche per il futuro. E’ in che quest’anno abbiamo presentato tre proposte: due volta a creare condizioni di parità e di raggiungimento di standard comuni; l’altro per il Mar Nero, che merita particolare attenzione a causa della situazione geopolitica».