Uova e latte alla diossina in Lombardia? Zanoni chiede all’Ue di intervenire

[21 gennaio 2014]

L’eurodeputato Andrea Zanoni (ex Idv, ora Pd) è sicuramente uno dei più attivi tra quelli italiani, soprattutto in campo ambientale. Oggi Zanoni, che fa parte della commissione Envi ambiente, sanità pubblica e sicurezza alimentare del Parlamento europeo, ha presentato un’interrogazione alla Commissione europea che denuncia «i risultati allarmanti del monitoraggio coordinato dal Ministero della Salute italiano sulla presenza di diossine e PCB nelle uova e nel latte – indice di contaminazione del ciclo alimentare – prodotti nelle vicinanze dei 57 siti inquinati di interesse nazionale» e scrive: «In particolare sono allarmanti i risultati della Lombardia. I dipartimenti di prevenzione veterinaria delle Aziende Sanitarie Locali (ASL) hanno analizzato campioni di uova provenienti da novantuno allevamenti destinati all’autoconsumo nel raggio di dieci chilometri dai siti industriali di Sesto San Giovanni, Cerro al Lambro (MI) e Mantova. Nel 75% delle uova analizzate il quantitativo di diossina e PCB risulterebbe essere superiore al limite di 6 picogrammi per grammo di grasso previsto dal regolamento CE n. 1881/2006. E non è la prima volta che le uova dei pollai familiari lombardi fanno paura».

Già nel 2010, grazie a una campagna straordinaria della Direzione Generale alla Salute della Regione Lombardia, erano emersi diversi casi: «A Mantova, a esempio, la diossina era presente in 7 dei 9 campioni prelevati in tre aree vicine a poli industriali. Indagini successive avevano poi confermato la presenza dei contaminanti in 4 dei 7 casi iniziali. La colpa della contaminazione, tuttavia, era stata attribuita a pratiche di allevamento sbagliate (quali a esempio il riutilizzo di bidoni di vernici e oli esausti come contenitori per il mangime, i roghi di materiale plastico, la presenza nei pollai di frammenti di pneumatici o polistirolo espanso) e non alla vicinanza ai poli industriali. In alcuni casi, tuttavia, tali cattive pratiche zootecniche non sembrerebbero essere sufficienti a giustificare la contaminazione».

Il vulcanico Zanoni conclude: «Visto che il sospetto è che il vicino polo industriale sia uno dei responsabili di questa contaminazione, ho chiesto alla Commissione se si sono verificati casi simili in altri Paesi Ue e come Bruxelles intende proteggere la salute di quei consumatori che, comprensibilmente, amano nutrirsi di generi alimentari auto prodotti».

Maurizia Domenichini della direzione generale dell’assessorato alla sanità della Regione Lombardia, però, tranquillizza: «I consumatori possono stare tranquilli, queste uova non rientrano nel circuito commerciale dei supermercati e neppure nei mercati locali, ma sono consumate da chi alleva le galline, quindi non c’è nessun pericolo». Quel che è certo è che qualcosa si sta già muovendo: come scrive il Fatto alimentare «nelle fattorie dove sono state rilevate irregolarità è stata avviato il previsto piano di educazione degli allevatori, nonché la sospensione del consumo di uova per 120 giorni. I consumatori che abitualmente acquistano  direttamente dai produttori  devono verificare se l’allevamento dispone di  un’autorizzazione alla vendita al pubblico  delle  uova e, soprattutto, se l’azienda agricola risiede in una zona a elevato inquinamento industriale».