Usa e Italia insieme contro lo spreco di cibo, che nel Bel Paese vale più di 15 miliardi di euro/anno

Paradossi moderni: basterebbe ridurlo di un quarto a livello globale per debellare la fame nel mondo

[12 giugno 2017]

Pochi temi come lo spreco di cibo incrociano sostenibilità ambientale, economica e sociale: con circa 800 milioni di persone che ancora oggi soffrono la fame nel mondo, un terzo di tutto il cibo prodotto a livello globale (1,3 miliardi di tonnellate di alimenti edibili, valore 750 miliardi di dollari secondo la Fao) diventa rifiuto prima di passare da una di quelle bocche affamate: basterebbe eliminare un quarto di questo spreco per debellare la fame nel mondo. Un crudele paradosso che, è bene sottolineare, non riguarda solo l’Africa. Ogni anno in Europa 88 milioni di tonnellate di cibo diventano spazzatura, mentre in Italia – dove 4,5 milioni di cittadini vivono oggi in povertà assoluta – l’indigeribile spreco oscilla tra una stima pari a 12,615,6 miliardi di euro all’anno.

A poche ore dall’inizio del G7 Ambiente di Bologna, i rappresentanti di Italia e Stati Uniti si sono riuniti attorno ad un tavolo comune dal titolo “Innovative Food Waste Approaches” per lavorare a possibili soluzioni. «In Italia – ha spiegato all’amministratore dell’Epa (Agenzia per la protezione dell’ambiente degli Usa) Scott Pruitt il ministro dell’Ambiente italiano Gian Luca Galletti –  è cresciuta la sensibilità e si sono moltiplicate le iniziative contro lo spreco alimentare. Dopo il grande lavoro di Expo, il Parlamento ha dotato il Paese di una normativa su questo tema che rende più veloci le procedure per la donazione dell’invenduto e più incisiva l’azione di quegli enti in prima linea contro le povertà».

«Nel novembre scorso – gli ha fatto eco Pruitt – il dipartimento dell’Agricoltura degli Usa e l’Epa hanno annunciato la formazione della “Us Food Loss and Waste 2030 Champions partnership”, che riunisce imprese e organizzazioni che hanno fatto un pubblico impegno di ridurre la perdita e lo spreco di cibo nelle loro attività del 50% entro il 2030».

Utili esempi di buone pratiche, attorno alle quali è bene dialogare per mantenere alta l’attenzione sul problema, ma – visti i numeri di cui sopra – rimane evidente come la lotta contro lo spreco di cibo abbisogni di molte più risorse (politiche, economiche, culturali) per poter essere vinta. A partire magari dall’Italia, dove l’approvazione della legge contro lo spreco di cibo lo scorso agosto ha rappresentato un primo passo in avanti al quale non ne sono però purtroppo seguiti altri.

L. A.