Vecchi elettrodomestici abbandonati in casa: ogni famiglia ne accumula 8

[13 novembre 2013]

Un “tesoretto” di materiali da inviare a riciclo abbondonato in casa, in cantina o in garage dalle famiglie italiane: secondo il Rapporto di ricerca sulle abitudini di utilizzo e smaltimento delle apparecchiature elettriche ed elettroniche (Raee) da parte dei consumatori italiani commissionato da Ecodom (Consorzio italiano nella gestione dei Raee) a Ipsos, ogni famiglia italiana possiede in media 8 elettrodomestici, fra grandi e piccoli, non funzionanti o comunque non utilizzati, per un totale di circa 200 milioni di pezzi. Quasi un quinto, quindi, delle apparecchiature elettriche ed elettroniche possedute.

Al primo posto, tra i grandi elettrodomestici, troviamo i condizionatori portatili (il 32% non sono più in uso), seguiti da asciugatrici (21%) e da boiler elettrici (16%). Tra i piccoli, invece, sul podio le pianole (48%), seguite dai video registratori (43%) e dai monitor per il tubo catodico (38%). In cucina restano inutilizzate anche le friggitrici (32%), i macinacaffè (31%) e i tostapane (20%).

A partire da questi dati, Ecodom ha deciso ora di indagare le motivazioni e gli atteggiamenti alla base di questo fenomeno attraverso l’iniziativa “Garage Story”,  presentata oggi, a Milano. Dall’indagine Doxa, emergono dieci profili che tratteggiano gli atteggiamenti più comuni tra le famiglie italiane. Al primo posto il filone dei “disinteressati” (circa il 31% del campione), di cui fanno parte anche i pigri e i disinformati, ovvero quelli del “come faccio a liberarmene”, “non saprei a chi rivolgermi”, “la prossima volta me ne libero”. Al secondo posto troviamo “i razionali”, ovvero gli accumulatori, gli oculati e gli appassionati del fai-da-te (circa il 29%): per loro conservare il vecchio elettrodomestico è una scelta “ragionata”. Sono quelli del “non si sa mai, potrebbero sempre servire”, del “magari un giorno potrei ripararlo”. Il terzo filone è costituito dagli “emotivi” (circa il 20% del campione) i quali non si liberano del vecchio elettrodomestico per una ragione tutta affettiva.

A completare il quadro troviamo i polemici (circa l’11%), ovvero quelli del “per me è faticoso portarli all’isola ecologica, potrebbero venire a prenderseli”, e i diffidenti (circa il 9%), cioè quelli del “non sono convinto, chissà dove vanno a finire”. Prendendo in considerazione la tipologia di apparecchiatura elettrica o elettronica, i piccoli elettrodomestici vengono conservati soprattutto per disinteresse, mentre per i grandi elettrodomestici, la motivazione principale è che lo smaltimento è un’operazione faticosa. «I Raee possono diventare risorse preziose se correttamente trattati – ha dichiarato Giorgio Arienti, direttore Generale di Ecodom – e ciascuno di noi può svolgere un ruolo decisivo per valorizzare il ‘tesoro’ nascosto (e dimenticato) nelle nostre case.

D’altra parte, se non ce ne liberiamo in modo non corretto, quegli stessi Raee rappresentano un rischio per l’ambiente, in quanto contengono sostanze altamente inquinanti; motivo per cui la legge ne prevede la raccolta differenziata e il trattamento da parte di impianti specializzati. È dunque fondamentale – ha concluso Arienti – che aumenti la responsabilità individuale sul tema della raccolta e trattamento degli elettrodomestici a fine vita. Con soli 4 kg pro capite annui di Raee  correttamente trattati, l’Italia si colloca oggi appena al 16° posto della graduatoria europea ed è lontanissima dagli obiettivi di raccolta stabiliti dalla nuova direttiva comunitaria sui Raee, pari a circa 12 kg/abitante annui (il triplo degli attuali) a partire dal 2019».

La cosa importante da sapere è che ogni apparecchiatura elettrica ed elettronica costituisce una “miniera” di materiali: da un frigorifero, ad esempio, si ottengono fino a 28 kg di ferro, 6 kg di plastica e oltre 3 kg tra rame e alluminio. E se da un solo frigorifero è possibile ricavare circa 40 kg di materie prime seconde, Ecodom, nel corso del 2012 ne ha recuperate e reinserite nei processi produttivi ben 62.000 tonnellate: al primo posto il ferro (oltre 44.000 tonnellate), seguito da plastica (7.000 tonnellate), rame (2.000 tonnellate) e alluminio (1.700 tonnellate). L’utilizzo delle materie prime ottenute ha consentito, inoltre, un risparmio energetico di circa 272.215 Giga Joule, pari al consumo annuo della popolazione della città di Viterbo (66 mila persone).