Corte dei conti europea: più efficienza energetica grazie alla progettazione ecocompatibile e alle etichette energetiche

Ma ci sono ritardi significativi nella regolamentazione e l’impatto di queste misure Ue rischia di essere sovrastimato

[15 Gennaio 2020]

Secondo la nuova relazione speciale “L’azione dell’Ue per la progettazione ecocompatibile e l’etichettatura energetica: significativi ritardi e inadempienze hanno ridotto l’importante contributo a una maggiore efficienza energetica” della Corte dei conti europea, «L’azione dell’Ue per la progettazione ecocompatibile e l’etichettatura energetica ha contribuito a una maggiore efficienza energetica. Il processo di regolamentazione però ha subìto ritardi significativi e l’impatto della politica in esame rischia di essere sovrastimato. In aggiunta, l’inosservanza della regolamentazione da parte di produttori e dettaglianti continua a costituire un problema importante».

La Corte ricorda che «Nel quadro della lotta contro i cambiamenti climatici, l’Ue si è impegnata a migliorare la propria efficienza energetica del 20 % entro il 2020 e del 32,5 % entro il 2030. Per agevolare il conseguimento di questi valori-obiettivo, la Commissione europea ha adottato misure volte ad attuare una progettazione dei prodotti più attenta all’ambiente (progettazione ecocompatibile) e a fornire informazioni ai consumatori sul consumo energetico e sulla performance ambientale (etichettatura energetica)».

La progettazione ecocompatibile e le etichette energetiche sono complementari. La Corte spiega che «La normativa Ue sulla progettazione ecocompatibile stabilisce requisiti minimi di efficienza energetica e di altra natura per la progettazione di un prodotto, migliorandone così la performance ambientale. I prodotti che non soddisfano questi requisiti non possono essere venduti nell’Ue: in questo modo i prodotti con la peggiore performance sono eliminati dal mercato. Le etichette energetiche dell’Ue mostrano il consumo energetico di un apparecchio su una scala da A a G. Indicano inoltre il consumo energetico annuo stimato di ciascun prodotto e raggruppano i prodotti simili per classe di efficienza energetica. Ciò consente ai consumatori di adottare decisioni informate».

Secondo la relazione speciale, per selezionare i prodotti regolamentati, la Commissione europea ha utilizzato metodologie valide e trasparenti, grazie alle quali è stata data priorità a oltre 30 gruppi di prodotti con il maggior potenziale di risparmio energetico. Ma la Corte evidenzia ritardi evitabili nel processo di regolamentazione che «hanno ridotto l’impatto della politica in esame poiché probabilmente i requisiti di progettazione ecocompatibile erano obsoleti e le etichette energetiche non più pertinenti per aiutare i consumatori a operare una distinzione tra i prodotti con la migliore performance e quelli con la peggiore». Intanto, la Commissione Ue sta adottando misure per migliorare le etichette energetiche, ma «L’integrazione dell’economia circolare rimane tuttavia su base ad hoc».

Dal nuovo rapporto emerge che «La Commissione comunica regolarmente i risultati della propria politica in materia di progettazione ecocompatibile e di etichettatura energetica. È probabile, però, che ne sia stato sovrastimato l’impatto a causa di alcune ipotesi utilizzate. Ad esempio, queste non prendono in considerazione la non conformità alle regolamentazioni, né i ritardi di attuazione. Inoltre, la quantificazione dell’impatto della progettazione non tiene conto della differenza tra il consumo teorico derivante da norme armonizzate e il consumo energetico effettivo. Ad esempio, i frigoriferi-congelatori sono testati senza aprire gli sportelli e senza alimenti all’interno. Vi è quindi il rischio che il risparmio energetico sia sovrastimato».

La Corte rammenta che «Negli Stati membri dell’Ue, spetta alle autorità di vigilanza del mercato (AVM) garantire che i prodotti venduti nel territorio di competenza rispettino la normativa in materia di etichettatura energetica e progettazione ecocompatibile. La Commissione, tuttavia, svolge un ruolo importante nell’agevolare la cooperazione tra AVM. Il sistema di informazione e comunicazione per la vigilanza del mercato è teso a favorire la condivisione dei risultati delle ispezioni, sebbene alcuni limiti funzionali ne riducano l’efficacia».

Nell’ultimo decennio, la Commissione europea ha finanziato, con risultati positivi, diversi progetti per rafforzare la vigilanza esercitata sulla progettazione ecocompatibile e l’etichettatura energetica, la Corte però sottolinea che «Resta incerto se questi abbiano effettivamente modificato il modo in cui gli Stati membri assolvono i propri doveri di vigilanza del mercato. Nella pratica, il numero dei modelli di prodotti testati in laboratorio è ancora relativamente contenuto. Di recente, la Commissione ha stimato che, nel complesso, non è conforme al diritto dell’UE il 10-25 % dei prodotti». La Corte conclude che «Le inadempienze da parte di produttori e dettaglianti continuano a costituire un problema importante».

Per accrescere l’impatto della politica in materia di progettazione ecocompatibile ed etichettatura energetica per il poost-2020, la Corte dei conti europea rivolge alla Commissione Ue una serie di raccomandazioni che riguardano: Provvedimenti volti ad accelerare il processo di regolamentazione, adottando ad esempio le misure di esecuzione quando sono pronte, anziché quando un pacchetto è completo; Miglioramenti nella misurazione e nella comunicazione dell’impatto della politica in esame, affinando le ipotesi sottese e utilizzando una metodologia che quantifichi il consumo effettivo di energia da parte degli utilizzatori finali; L’azione tesa ad agevolare lo scambio di informazioni tra le autorità di vigilanza del mercato negli Stati membri e ad assicurare un maggior rispetto della politica in esame. In tale contesto si dovrebbe anche migliorare gli strumenti pertinenti per gli Stati membri, disseminare le migliori pratiche e fornire formazione su richiesta.