Crisi dei rifugiati nell’Ue, Onu: «Serve un’azione urgente. Chiediamo ai governi di agire con umanità»

La dichiarazione dell’alto commissario per i rifugiati António Gutierrez

[4 settembre 2015]

Rifugiati Onu

L’Unione Europea sta preparando riunioni di emergenza per decidere come rispondere all’attuale crisi di rifugiati e migranti. La situazione richiede un’imponente sforzo comune, che non è possibile con l’attuale approccio frammentario. L’Europa sta affrontando il più grande flusso di rifugiati degli ultimi decenni. Quest’anno, oltre 300.000 persone hanno rischiato la vita nell’attraversare il Mar Mediterraneo. Più di 2.600 persone non sono sopravvissute alla pericolosa traversata, tra cui Aylan, il bambino di tre anni la cui foto ha commosso il pubblico di tutto il mondo. Dopo essere arrivati sulle coste e ai confini dell’Europa, continuano il loro viaggio, affrontando caos e subendo umiliazioni, sfruttamento e molti altri pericoli, alle frontiere e lungo la strada. La generosità dimostrata da privati ​​cittadini e organizzazioni della società civile nell’accogliere e aiutare i nuovi arrivati ​​deve essere d’ispirazione. Alcuni paesi hanno mostrato una leadership politica e morale esemplare. Nel complesso tuttavia, l’Europa non è riuscita a trovare una risposta comune efficace, e sono le persone che ne hanno pagato le conseguenze in termini di sofferenza. Per affrontare quest’insostenibile situazione, è necessario che tutti tengano presenti alcuni punti fondamentali:

  1. Questa è soprattutto una crisi di rifugiati, non solo un fenomeno migratorio. La grande maggioranza di coloro che arrivano in Grecia provengono da zone di conflitto come la Siria, l’Iraq o l’Afghanistan e sono in fuga per salvarsi la vita. Tutte le persone coinvolte in queste tragiche circostanze, meritano di vedere riconosciuti e rispettati i propri diritti umani e la loro dignità, indipendentemente dal loro status giuridico. Ma non possiamo dimenticare che tutti gli Stati hanno una particolare responsabilità nei confronti delle persone in fuga, in conformità con il diritto internazionale.
  2. L’Europa non può continuare a rispondere a questa crisi in modo frammentario. Nessun paese può farlo da solo, e nessun paese può rifiutarsi di fare la propria parte. Se un sistema è sbilanciato e disfunzionale, non sorprende che si blocchi quando aumenta la pressione. Questo è un momento decisivo per l’Unione Europea, e ora non c’è altra scelta se non quella di mobilitare tutte le forze per far fronte a questa crisi. L’unica soluzione è che l’Unione Europea e tutti gli Stati membri adottino una strategia comune, fondata su principi di solidarietà, fiducia e condivisione di responsabilità.
  3. Concretamente, questo significa prendere misure urgenti e coraggiose per stabilizzare la situazione e trovare una soluzione realmente efficace per condividere le responsabilità nel medio e lungo periodo. L’Unione Europea deve essere pronta, con il consenso ed a supporto dei governi interessati – soprattutto quelli di Grecia e Ungheria, ma anche Italia – a mettere in atto adeguate ed immediate misure di accoglienza, assistenza e capacità di registrazione. A questo proposito, la Commissione Europea dovrebbe mobilitare le agenzie e i meccanismi di asilo, migrazione e protezione civile dell’UE, includendo al tempo stesso le risorse degli Stati membri e con il sostegno dell’UNHCR, OIM e della società civile. Da parte nostra, l’Agenzia è impegnata a intensificare i propri sforzi. È essenziale che le famiglie di rifugiati che sbarcano in Europa dopo aver perso tutto vengono accolte in un ambiente sicuro ed ospitale.
  4. Le persone che da un primo esame risultano avere diritto a ottenere protezione devono quindi beneficiare di un programma di reinsediamento a cui tutti gli Stati membri dell’UE devono obbligatoriamente partecipare. Una stima preliminare indicherebbe la necessità di accrescere le opportunità di reinsediamento di ben 200.000 posti. Questo programma può funzionare solo se accompagnato da adeguate capacità di accoglienza, soprattutto in Grecia. La solidarietà non può essere responsabilità solo di pochi Stati membri dell’UE.
  5. Coloro che risultano non avere bisogno di protezione internazionale e che non possono beneficiare di opportunità di ingresso legale dovrebbero essere aiutati a tornare rapidamente nei loro paesi d’origine, nel pieno rispetto dei diritti umani.
  6. Gli unici che beneficiano della mancanza di una risposta europea comune sono i trafficanti che traggono profitti dalla disperazione delle persone in cerca di protezione. E’ necessaria una più efficace cooperazione internazionale volta a contrastare i trafficanti, compresi quelli che operano all’interno dell’UE, che possa nel contempo garantire la protezione delle vittime. Nessuno di questi sforzi sarà efficace senza prevedere maggiori opportunità di ingresso che permettano alle persone di arrivare legalmente in Europa e di ricevere protezione. Migliaia di genitori rifugiati non hanno altra scelta che quella di mettere a rischio la vita dei propri figli in pericolosi viaggi nelle mani dei trafficanti.  I Paesi europei – così come i governi in altre regioni – devono apportare dei cambiamenti fondamentali: aumentare le quote di reinsediamento e di ammissioni per motivi umanitari, ampliare i programmi di visti, sponsorizzazioni, borse di studio e altri modi legali e sicuri per entrare in Europa. E’ fondamentale che il ricongiungimento familiare diventi un’opzione reale e accessibile per molte più persone di quanto avviene attualmente. Se tali meccanismi sono incrementati e resi più efficienti, allora saremo davvero in grado di ridurre il numero delle persone costrette a rischiare la vita in mare per mancanza di alternative.

Oltre a risposte immediate, è ormai evidente che questa situazione impone riflessioni serie sul lungo termine. Infatti, questo significativo flusso di persone non si fermerà finché non saranno risolte le cause che ne sono alla base. Molto di più deve essere fatto per prevenire i conflitti e fermare le guerre in corso che stanno costringendo migliaia di persone a fuggire dalle proprie case. I paesi vicini alle zone di guerra, che accolgono 9 rifugiati su 10 nel mondo, devono essere sostenuti con maggiore impegno e con i finanziamenti necessari. Allo stesso tempo, è anche essenziale che le politiche di cooperazione allo sviluppo siano orientate ad offrire alle persone maggiori opportunità per un futuro nel paese d’origine.

Quello che l’Europa sta affrontando è il momento della verità. E’ il momento di riaffermare i valori su cui è stata costruita. ​

 

António Gutierrez 

Alto commissario per i rifugiati delle Nazioni Unite