Gas e petrolio minacciano il turismo in Adriatico?

Croazia, la vittoria del centro-destra non cambia nulla per il sì alle trivellazioni offshore

[13 gennaio 2015]

La vittoria con appena il 50,5% dei voti  della conservatrice Kolinda Grabar-Kitarovic sul socialdemocratico Ivo Josipovic alle elezioni presidenziali in Croazia cambia poco rispetto alle trivellazioni petrolifere e gasiere, visto che è stato proprio il governo di centro-sinistra ad accelerare i tempi (per non incappare nelle norme Ue) per dare le concessioni: 7 licenze al consorzio tra la statunitense Marathon Oil Corporation e l’austriaca Omv Ag; 2 alla Ina, una compagnia petrolifera croata ma controllata dal gruppo ungherese  Mol; una al consorzio da Eni e dalla britannica Medoilgas.

La nuova presidente non sembra per nulla intenzionata a bloccare la corsa all’oro nero ed al gas dell’Adriatico orientale che ha preso ufficialmente il via con le 10 concessioni e non terrà probabilmente conto della ragionata opposizione di molte associazioni ambientaliste e di categoria che fanno notare che il vero oro della Croazia è il turismo che ornai rappresenta più del 21% del prodotto interno lordo del Paese ultimo entrato nell’Ue.

Europa Viva 21 si chiede: «E se il fine non giustificasse i mezzi? Un simile interrogativo, rivolto insistentemente in questi giorni da diverse associazioni e Ong all’esecutivo di Zagabria, riassume in sé l’enorme disagio manifestato da ambientalisti e semplici cittadini nei confronti dell’imminente corsa all’oro nero scattata sotto i fondali dell’Adriatico croato. Con la decisione di assegnare le licenze per l’esplorazione e lo sfruttamento in dieci aree, infatti, la prima seduta governativa del 2015 ha sancito ufficialmente il preludio dell’impegnativa e strategica avventura petrolifera di Zagabria. Una mossa ritenuta essenziale per ottenere l’agognata autonomia energetica, che assicurerebbe peraltro incassi preziosissimi in grado di rimpolpare le esangui casse croate, e imprescindibile su scala mondiale per frenare le mire espansionistiche di Mosca. Si tratta, tuttavia, di un progetto che non spaventa soltanto i più ferventi ambientalisti, ma mette in allarme anche molti cittadini ed analisti che temono massicce ripercussioni sul fronte turistico».

Il premier Zoran Milanovic si è portato avanti con il lavoro prima del ballottaggio delle elezioni presidenziali ed ha assegnato licenze di esplorazione e trivellamento in 10 lotti su 29 nei quali sono stati divisi i presunti giacimenti offshore croati di gas e petrolio. La firma per gli accordi di sfruttamento dovrebbe esserci il 2 aprile e fruttare alle esangui casse della Croazia più di  13 milioni di euro in diritti di sfruttamento, mentre il ministro dell’economia croato Ivan Vrdoljak ha detto che  le compagnie petrolifere vincitrici promettono più di 630 milioni di euro di investimenti  entro il 2020.

Ben poco di fronte alle entrate del turismo che, nei primi 10  mesi del 2014, ha prodotto in Croazia un fatturato di 6,77 miliardi di euro, 168 milioni ed il 2,5% in più rispetto allo stesso periodo del 2013, portando la quota di Pil nazionale del turismo al 20,9% (+0,7%). Tra luglio e settembre  2014, la crescita dell’industria turistica in Croazia è del 2,8% rispetto allo stesso periodo del 2013 ed ha battuto il record del 2008. Mettere i a rischio tutto questo per qualche milione di diritti petroliferi ed investimenti in un’industria pericolosa, inquinante ed a bassa intensità di manodopera è davvero un rischio economico, oltre che un enorme rischio ambientale che potrebbe avere disastrose conseguenze anche sulle coste adriatiche italiane.