Elogi dall’Onu e il New York Times chiede di togliere l’embargo

Cuba ed Alba in prima fila contro Ebola. Il nuovo internazionalismo della sinistra caraibica

[24 ottobre 2014]

Dal vertice straordinario dei Paesi dell’Alianza Bolivariana para los Pueblos de  Nuestra América – Tratado de Comercio de los Pueblos (Alba-Tcp), tenutosi a L’Avana, è emersa una profonda preoccupazione dei governi di sinistra caraibici e centro-sudamericani «per la catastrofe umanitaria in Africa Occidentale, provocata dall’Ebola, e considerata dall’Organizzazione Mondiale della Salute (Oms) come “emergenza di salute pubblica” di preoccupazione internazionale in relazione con la minaccia che rappresenta la propagazione ad altri paesi e regioni del mondo». I governi di alba hanno espresso un deciso appoggio al Contingente “Henry Reeve” di Cuba, le brigate mediche volontarie specializzate nell’affrontare i disastri e le grande epidemie, che sono al lavoro nell’epicentro di Ebola in Africa Occidentale: Giunea, Liberia e Costa d’avorio e l’Alleanza Bolivariana si è detta pronta a «contribuire con il personale di salute altamente qualificato perché si sommino gli sforzi di questo  Contingente ai compiti che siano necessari nella regione latinoamericana e caraibica».

Aprendo il vertice su Ebola, il presidente cubano Raúl Castro ha sottolineato che «Una terribile epidemia si propaga oggi tra i fraterni popoli dell’Africa e ci minaccia tutti. L’Ebola ha lasciato un saldo elevato di casi diagnosticati e morti in vari paesi, includendo due nazioni fuori da questo continente. Costituisce un’immensa sfida per l’umanità, che deve affrontarla con la più assoluta urgenza. Sono necessarie azioni della comunità internazionale nel suo insieme, con la conduzione dell’Organizzazione Mondiale della Salute, l’Organizzazione Panamericana della Salute e la Missione delle Nazioni Unite per affrontare l’emergenza dell’Ebola. Come parte del crogiolo della cultura latinoamericana e dei Caraibi, per le vene di Nuestra America corre sangue africano, portati da coloro che lottarono per l’indipendenza e contribuirono a creare la ricchezza in molti dei nostri paesi e in altri, includendo gli Stati Uniti (…) Lo scorso primo ottobre, rispondendo alla richiesta della direttrice generale dell’ Organizzazione Mondiale della Salute, Dott. Margaret Chan, e del Segretario Generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, signor Ban Ki-moon, una brigata medica specializzata di Cuba è andata in Sierra Leone per partecipare alla lotta contro questa epidemia  e il  21 ottobre sono partite per la Liberia e la Guinea altre due Brigate, la cui avanguardie s’incontrano già nei due paesi. Le numerose allerta e le preoccupazioni sull’insufficienza delle risorse apportate e il ritmo delle azioni espresse in giorni recenti, evidenziano una crescente coscienza universale sulla necessità d’agire con urgenza e con il fine di evitare una crisi umanitaria d’imprevedibili conseguenze. Sono convinto che se questa minaccia non si frena e non si risolve in Africa Occidentale, con una risposta internazionale immediata, efficace e con sufficienti risorse,  coordinata dalla OMS e della ONU, può diventare una delle pandemia più gravi della storia dell’umanità. Questo nobile e urgente obiettivo reclama lo sforzo e l’impegno indispensabili di tutte le nazioni del mondo, secondo le possibilità d’ognuna. Consideriamo che si deve evitare qualsiasi politicizzazione di questo grave problema, che ci faccia deviare dell’obiettivo fondamentale che sono l’aiuto per affrontare questa epidemia in Africa e la prevenzione in altre regioni».

Al summit anti-Ebola de L’Avana è intervenuto anche David Nabarro, inviato speciale del Segretario Generale dell’Onu per l’Ebola, che ha letto un messaggio speciale  di Ban Ki- moon: «È l’ora del dovere, invitiamo la regione e il mondo a seguire la guida di Cuba e del Venezuela, paesi che sono esempi encomiabili con la loro rapida risposta e il loro appoggio per contenere l’Ebola».  Ban ha definito il vertice Alba Tcp «Un’importante riunione che  ha ratificato che il tema dell’Ebola è un problema globale che esige una risposta di massa globale e immediata. Ho ricevuto favorevolmente la convocazione a questo Vertice che definirà gli apporti congiunti del membri dell’Alba  per evitare la disseminazione dell’Ebola, che è oggi un’emergenza complessa».

Nabarro ha sottolineato la necessità di formare personale come risposta efficace per arrestare il virus: «Sono necessarie informazioni fedeli che permettono di lavorare alla prevenzione. Per questo la cooperazione e la solidarietà sono essenziali. È l’ora del dovere, invitiamo la regione e il mondo a seguire la guida di Cuba e del Venezuela (…) La risposta di Cuba è stata straordinaria con l’invio di un primo gruppo di 165 lavoratori in Africa occidentale dal principio d’ottobre e che questo costituisce più di quanto inviato da tutti gli altri Paesi insieme. Questo parla ancora una volta della solidarietà di Cuba con le nazioni in via di sviluppo del mondo. Cuba ha mantenuto una stretta collaborazione  per anni con 39 paesi africani e che l’addestramento dei medici e dei professionisti della sanità ha contribuito a migliorare la salute in molte parti del mondo». Nabarro ha anche elogiato la disposizione di Cuba a «lavorare sotto la direzione della OMS e della OPS  e con altri professionisti di qualsiasi nazione. In Sierra Leone c’è personale medico cubano che lavora con britannici e altri professionisti e vogliamo applaudire questa fatto». Poi Nabarro, ha ringraziato il presidente del Venezuela Nicolás Maduro, del Venezuela «per l’apporto del suo paese con 5 milioni di dollari destinati alle necessità  per l’eliminazione del virus».

Anche il New York Times ha riconosciuto «L’impressionante contributo di Cuba alla lotta contro Ebola» e ha chiesto al Presidente Barack Obama se non sia arrivata l’ora di ristabilire normali relazioni diplomatiche con L’Avana e di togliere l’embargo a Cuba e almeno di rispondere, con atti concreti, alla richiesta di collaborazione sul campo del personale sanitario statunitense e cubano per contrastare Ebola, avanzata da Fidel Castro in persona dalle colonne di Granma, il giornale del Partito comunista cubano.

Angel Guerra su TeleSur scrive che questo protagonismo di Cuba nella lotta ad Ebola «E’ possibile solo perché la  Revolución ha costruito un solido sistema di salute pubblica il cui principio etico di base è che non c’è nulla di più importante che la vita di un essere umano. Qualche volta, a causa del “bloqueo”, potranno mancare medicinali ed equipaggiamenti, però la qualità umana e scientifica del personale sanitario cubano continua ad assicurare che gli indici della salute di Cuba siano i migliori  dell’America Latina e diversi di loro siano superiori a quelli degli Stati Uniti. Non c’è niente di strano che nell’Isola ci siano migliaia di volontari nel personale sanitario pronti a partire per combattere Ebola, né che i centinaia di medici ed infermieri cubani coinvolti direttamente nella lotta contro la malattia siano sostenuti dal lavoro preventivo di più di 4.000 compatrioti lavoratori della salute che attualmente lavorano in 32 Paesi africani  da molto prima del focolaio dell’epidemia».

Insomma, come riassume bene su Neus Deutschland la vignetta di Rainer Hachfeld che pubblichiamo, i due regimi più accusati e bistrattati del Caribe, Cuba e Venezuela, stanno facendo un’ottima figura affrontando l’emergenza Ebola senza la lentezza delle agenzie internazionali e soprattutto senza l’isteria occidentale e dando un concreto segnale del dimenticato “internazionalismo”. Questi Paesi in via di sviluppo, con difficoltà economiche che fanno sembrare la crisi occidentale uno scherzo, inviano personale medico e denaro e parlano di fraternità tra i popoli, mentre negli Usa e nell’Ue c’è la tentazione di creare un cordone sanitario, l’isteria arriva fin dentro le scuole italiane  e impazzano le dichiarazioni allarmiste e xenofobe dei politici populisti.