Cucciolo di delfino macellato in Sardegna. Bracconaggio per il mercato nero del “musciame”?

Il piccolo tursiope è stato scuoiato e macellato con l’evidente intento di ricavarne carne

[8 ottobre 2014]

Sulla riva dei baracconi di Cala Moresca, una spiaggia di Golfo Aranci,  è stato ritrovato un tursiope, il corpo di un cucciolo di delfino; un animale noto e confidente, tanto che era stato battezzato “Goccia” da chi frequenta quel tratto di costa della Sardegna. Il piccolo delfino è stato scuoiato e macellato con l’evidente intento di ricavarne carne, probabilmente per farne il preziosissimo “musciame” (o mosciame) il salume di delfino che viene venduto a peso d’oro dai bracconieri e sottobanco in alcuni ristoranti.

Secondo Emanuele Deiana, consigliere nazionale dell’Ente nazionale protezione animali (Enpa) si tratta di «Un fatto gravissimo e inaccettabile; un gesto di una violenza così efferata da far gelare il sangue. Mi chiedo chi possa essere stato così disumano da compiere un simile scempio sul corpo del cucciolo di cetaceo e poi gettarlo via, abbandonandolo su una spiaggia, come se si trattasse di un rifiuto e non di un essere senziente a cui è stata tolta la vita».

“Goccia” potrebbe essere morto tra sabato e domenica, rimasto impigliato in una rete, come  risulta dall’esame eseguito dai veterinari dell’Area marina protetta di Tavolara Punta Coda Cavallo, secondo il quale sarebbero evidenti graffi causate dalle reti. Poi il cetaceo è stato macellato quasi sicuramente a bordo di un peschereccio per farne filetto per il “musciame”, quindi la  parte della carcassa non utilizzabile è stata rigettata a mare. Su questo gesto barbaro l’Ufficio marittimo circondariale di Golfo Aranci ha subito avviato le indagini per  tentare di individuare i responsabili.

“Goccia” era un giovane esemplare di  un gruppo di tursiopi stabilitosi da anni nel mare tra Capo Figari e l’isola di Figarolo. Il branco di delfini è anche un’attrazione turistica e in esytate nella zone vengo organizzate piccole crociere per incontrarli. I bracconieri/macellai, se venissetro individuati, sarebbero accusati di cattura e detenzione di specie animale protetta e di altri reati.

L’Enpa, in attesa che vengano compiuti i rilievi e le indagini del caso, ha già attivato il suo ufficio legale e sta per presentare una denuncia contro ignoti, intanto l’associazione animalista ritiene che «Le operazioni di sezionamento praticate sul tursiope, al quale sono state asportate le parti commestibili, debbano fare ricondurre il tragico fatto al mercato nero del musciame. Vale a dire al traffico illecito della carne di delfino essiccata, che già in passato, dopo un servizio trasmesso dalle “Iene”, era stato oggetto di una denuncia depositata dall’Enpa presso la Procura della Repubblica di Civitavecchia (Roma)».
La direttrice scientifica dell’Enpa, Ilaria Ferri, ricorda che «Trattandosi di una specie particolarmente protetta dalla Cites, nonché dalle normative italiane, i delfini non possono in alcun modo essere pescati, uccisi, commercializzati e destinati al consumo alimentare. Anche perché gli esemplari presentano un alto rischio di contaminazione da sostanze xenobiotiche e parassiti, altamente pericolosi per la salute umana. La questione, dunque, chiama in causa aspetti di natura non soltanto penale, ma anche sanitaria».

Per questo, l’Enpa «rinnova l’appello alle autorità competenti affinché vengano intensificati i controlli tesi a prevenire e reprimere il commercio illegale di carne di delfino, che alimenta un mercato nero molto profittevole per i trafficanti» e Deiana conclude con una nota di sfiducia: «Appelli che l’Enpa ha più volte lanciato nei mesi passati ma che ad oggi sembrano essere rimasti inascoltati».