Sette attivisti di Greenpeace hanno proiettato lì il loro messaggio per la Cop di Lima

Dagli Inca a oggi: Machu Picchu si illumina contro il riscaldamento globale

Anche le società più prospere possono morire, e la nostra è a rischio come le grandi del passato

[1 dicembre 2014]

Nel periodo di loro massimo splendore quella degli Inca era una società grande e prospera, uno dei più grandi successi mai prodotti nella storia dell’umanità. Oggi, a ricordarla rimangono le macerie di Machu Picchu (insieme a molte altre). Anche le civiltà più grandi muoiono, se non riescono ad adattarsi al mondo che cambia intorno a loro, e la fine degli Inca potrebbe essere guardare la nostra moderna civiltà occidentale più da vicino di quanto si potrebbe pensare.

Dovevano averlo ben presente i sette attivisti di Greenpeace che hanno scalato i 3mila ripidi gradini del sentiero che porta al celebre sito archeologico simbolo del Perù, per sollecitare lo stop definitivo all’era del carbone e del petrolio, in favore delle energie rinnovabili.

I sette hanno proiettato il messaggio “Act for climate! Go solar!” sul Monte Wayna Pikchu, chiedendo ai ministri dei 194 Paesi che parteciperanno alla COP20 – la ventesima Conferenza delle Parti della Convenzione Quadro sul Cambiamento Climatico – di iniziare un nuovo corso, che ci porti verso un futuro di energia al 100 per cento rinnovabile per tutti al 2050.

Gli attivisti, provenienti da diverse nazioni, hanno proiettato il loro messaggio in inglese, spagnolo, portoghese, tedesco, francese e hindi. «Abbiamo scelto un luogo simbolico come il Tempio del Sole a Machu Picchu per lanciare un messaggio al mondo intero: l’energia solare è il nostro futuro», afferma Luca Iacoboni, responsabile Energia e Clima di Greenpeace Italia. «Chiediamo a tutti i politici riuniti a Lima di sfruttare la più grande fonte energetica del Pianeta, il sole, per risolvere la crisi climatica globale, le cui conseguenze sono ormai sempre più evidenti anche in Italia. Il mondo intero sta osservando, è il momento giusto per agire».

Il recente accordo Cina-USA e gli obiettivi fissati dall’UE al 2030 sono un segnale importante, ma non bastano. Sono solo il punto di partenza per raggiungere un impegno globale verso un futuro di energia pulita. Per questo Greenpeace chiede a tutti i più grandi emettitori di gas serra presenti alla COP 20 di Lima – tra cui anche l’UE – di prendere impegni più ambiziosi al 2025, per accelerare la transizione energetica verso un futuro 100 per cento rinnovabile al 2050. Gli impegni presi dovranno essere incrementati ogni cinque anni, per assicurare responsabilità politica e sviluppo tecnologico.

I negoziati andranno avanti per i prossimi dodici giorni e produrranno un testo che dovrebbe diventare la base delle trattative per la conferenza del prossimo anno a Parigi. La conferenza di Lima ci fornirà dunque un primo segnale circa quello che potrà poi essere l’accordo di Parigi, in termini di dismissione graduale delle centrali a carbone, di livello di sviluppo delle energie rinnovabili, e di supporto finanziario e tecnologico per le economie meno sviluppate.

«Per garantire che il prossimo anno a Parigi venga raggiunto un accordo ambizioso e globale, abbiamo bisogno di una leadership forte da parte dell’Europa. E L’Italia, che in quanto Presidente di turno dell’UE ha il compito di rappresentare a Lima milioni di cittadini europei, deve puntare sulle rinnovabili, e non sulle trivelle come vuole fare il governo Renzi», continua Iacoboni. «I cambiamenti climatici sono una realtà sempre più grave in tutto il mondo, e sono ormai un problema sempre più ricorrente anche nel nostro Paese, che quindi ha tutto l’interesse a puntare in modo deciso su efficienza e rinnovabili», conclude.