Ma la multinazionale è ancora nei guai

Deepwater Horizon, sentenza shock dà ragione alla Bp sui risarcimenti

Inadeguata l’attrezzatura: il pozzo di Macondo avrebbe potuto essere sigillato prima

[4 ottobre 2013]

Con un comunicato ufficiale la Bp International si è detta «Estremamente soddisfatta» per  la sentenza della Corte d’Appello degli Stati Uniti per il “Fifth Circuit”, che conferma l’interpretazione data dalla multinazionale petrolifera del “the business economic loss framework” nell’accordo transattivo raggiunto nel 2012 tra la stessa Bp e il Plaintiffs’ Steering Committee  (ciò il comitato dei querelanti).

Secondo il colosso petrolifero la  sentenza «Conferma ciò che Bp ha detto fin dall’inizio: i richiedenti non devono essere pagati per perdite fittizie o totalmente inesistenti. Siamo soddisfatti che il pagamento sistematico di queste richieste da parte del  tali crediti da parte del claims administrator sia ormai giunto al fine».

Il Fifth Circuit ha anche ribaltato la sentenza della District Court che aveva respèinto una mozione della Bp per un’ingiunzione preliminare per il pagamento delle perdite delle attività economica derivante dall’accordo. Il Quinto Circuito ha ordinato alla Corte distrettuale di inviare rapidamente un’ingiunzione  per sospendere i risarcimenti a chi non ha sofferto «Un effettivo pregiudizio riconducibile allo sversamento dopo l’incidente della Deepwater Horizon» fino a quando la questione non sarà integralmente sviscerata e decisa attraverso il procedimento giudiziario.

Il Fifth Circuit ha rinviato la questione per ulteriori procedimenti alla Corte Distrettuale. E la Bp «Sta valutando le ulteriori implicazioni della decisione del Fifth Circuit  e rilascerà una ulteriore dichiarazione a tempo debito».

Per la Bp è una boccata di ossigeno dopo i continui rovesci subiti nelle aule dei diversi tribunali e così non dovrà pagare molto iù di 7,8 miliardi di dollari in danni e risarcimenti, che la precedente sentenza della Corte Distrettuale rischiavano di far raddoppiare.

Ma per la Bp i guai post-B Deepwater Horizon non sono ancora finiti: il 30 settembre a New Orleans  è iniziato un processo federale che si concentra in particolare sulla rispiosta della multinazionale al disastro, e ci sono in gioco milioni di dollari,  visto che le controparti discutono di quanto petrolio greggio sia finito nel Golfo del Messico.

Una brutta botta alla Bp è venuta dalla testimonianza di  James Dupree, un suo dirigente che ha guidato gli sforzi della company per fermare la marea nera e che il 2 ottobre  ha detto che il vulcano di greggio che ha eruttato sul fondale dopo l’incendio ed il naufragio della piattaforma  avrebbe potuto essere sigillato prima se la Bp avesse predisposto un dispositivo adeguato per affrontare simili incidenti  prima dell’aprile 2010.

Dupree ha ammesso che, al momento del disastro,  gli ingegneri della Bp non avevano l’attrezzatura adatta per affrontare questo tipo di sversamenti e che hanno dovuto approntare “al volo” diverse soluzioni possibili che per diversi giorni si sono rivelate inadeguate. Alla fine, dopo molti tentativi fallii,  87 giorni dopo la tragedia, la Bp utilizzò un “capping stack” per sigillare il pozzo di Macondo.

Interrogato da un avvocato della controparte, Dupree ha detto che «Sarebbe stato relativamente poco costoso per la Bp per costruire un “capping stack” prima del disastro della Deepwater Horizon».