Previsti 4 nuovi reati. Le principali novità

Delitti ambientali, approvato il testo unificato. Realacci: «Risultato storico»

Legambiente: «Primo passo avanti per pene adeguate a chi specula danneggiando l’ambiente e mette a rischio sicurezza e salute dei cittadini»

[27 febbraio 2014]

La Camera ha dato il  via libera al testo unificato sui delitti ambientali (dalle proposte di legge Realacci, Micillo e Pellegrino) che prevede 4 nuovi reati, tra i quali il disastro ambientale e il traffico di materiale radioattivo, e la confisca obbligatoria del profitto del reato. La commissione Giustizia della Camera aggiorna il codice penale introducendo i delitti contro l’ambiente. Un “pacchetto” di norme, messo a punto anche attingendo dal lavoro della commissione sugli ecoreati insediata dal ministro dell’Ambiente, che prevede anche aggravanti per mafia e sconti di pena per chi si ravvede, condanna al ripristino e raddoppio dei tempi di prescrizione. L’approvazione di oggi, come ricorda il WWF, accelera un percorso  avviato nel 1998, quando ci fu la prima proposta di introduzione nel codice penale dei “Delitti contro l’ambiente” e “Disposizioni sostanziali e processuali contro il fenomeno criminale dell’ecomafia”. Un risultato storico e un’inasprimento normativo che si cercava da tempo, dunque, per demarcare con maggior forza la gravità dei reati collegati all’ambiente, ma che comunque interviene a valle degli stessi. Per prevenirli è necessario intervenire in modo complementare (e indispensabile) sul lato della chiarezza normativa e delle concrete possibilità di realizzare –  nell’esempio più immediato, quello dei rifiuti – la dotazione impiantistica e le condizioni economiche necessarie per un loro virtuoso recupero.

Ermete Realacci, presidente della Commissione ambiente territorio e lavori pubblici, è molto soddisfatto: «E’ un risultato storico e atteso da tempo il via libera al testo unificato sui delitti ambientali arrivato oggi dalla Camera, un traguardo al quale lavoro da anni. Con questo importante provvedimento sul rafforzamento dell’azione penale in ambito ambientale, nato a partire da una proposta di legge di cui ero primo firmatario (Realacci A.C. 342) e dalle analoghe proposte dei colleghi Micillo (M5S – A.C. 957) e Pellegrino (Sel – A.C. 1814), si renderà più efficace il contrasto alle illegalità e alle ecomafie, adeguando finalmente il nostro codice penale ai sempre più diffusi reati contro l’ambiente e alla normativa europea in materia (direttiva n. 2008/99/CE). Crimini che, stando al rapporto Ecomafia di Legambiente, fruttano alla malavita organizzata circa 16,7 miliardi l’anno. Tra i punti qualificanti del testo unificato l’introduzione di nuovi reati a partire da quello di disastro ambientale. Introdotti anche i delitti di inquinamento ambientale, traffico di materiale radioattivo e impedimento di controllo, l’aggravante per chi commette reati ambientali in forma associativa e del ravvedimento operoso, le disposizioni per la confisca del profitto generato dal reato ambientale e l’obbligo al ripristino dei luoghi in caso di condanna o patteggiamento. Mi auguro che il testo unificato licenziato  oggi dalla Camera venga approvato rapidamente dal Senato perché rappresenta un passo avanti importante nella lotta contro le ecomafie e le illegalità».

Soddisfatta anche Legambiente. La direttrice generale del Cigno Verde, Rossella Muroni, ha sottolineato: «Da venti anni aspettavamo l’inserimento dei delitti contro l’ambiente nel codice penale per poter combattere con strumenti efficaci la criminalità ambientale. Si tratta di una riforma di civiltà indispensabile per il nostro Paese. E’ un primo passo avanti per colpire con pene adeguate chi specula e guadagna impunemente danneggiando l’ambiente e mettendo a rischio la sicurezza e la salute dei cittadini. Questo testo, pur con alcune modifiche migliorative che speriamo di vedere inserite nel passaggio al Senato, rappresenta un progresso per l’Italia, perché può fornire idonei strumenti legali e penali a chi quotidianamente si impegna per difendere il Paese e i cittadini dai rischi legati ad alcune attività illecite in questo settore. Speriamo che la riforma di civiltà avviata dall’approvazione di questo testo contro i reati ambientali possa continuare anche col rifiuto, da parte della Camera medesima, del Ddl Falanga che riaprirebbe invece i termini dell’ultimo condono edilizio, condannando nuovamente il nostro territorio ad ulteriori devastazioni e pericoli».

Ecco come vengono riassunte le principali novità sul sito dell’onorevole Realacci:

Nuovi reati. Quattro i delitti introdotti nel codice penale. Disastro ambientale: punisce con il carcere da 5 a 15 anni chi altera gravemente o irreversibilmente l’ecosistema o compromette la pubblica incolumità. Inquinamento ambientale: prevede la reclusione da 2 a 6 anni (e la multa da 10mila e 100mila euro) per chi deteriora in modo rilevante la biodiversità o l’ecosistema o la qualità del suolo, delle acque o dell’aria. Se non vi è dolo ma colpa, le pene sono diminuite da un terzo alla metà. Scattano invece aumenti di pene per i due delitti se commessi in aree vincolate o a danno di specie protette. Traffico e abbandono di materiale di alta radioattività: colpisce con la pena del carcere da 2 a 6 anni (e multa da 10mila a 50mila euro) chi commercia e trasporta materiale radioattivo o chi se ne disfa illegittimamente. Impedimento del controllo: chi nega o ostacola l’accesso o intralcia i controlli ambientali rischia la reclusione da 6 mesi a 3 anni.

Aggravante ecomafiosa. In presenza di associazioni mafiose finalizzate a commettere i delitti contro l’ambiente o a controllare concessioni e appalti in materia ambientale scattano le aggravanti. Aggravanti, peraltro, sono previste anche in caso di semplice associazione a delinquere e se vi è partecipazione di pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio.

Sconti di pena. Pene ridotte da metà a due terzi nel caso di ravvedimento operoso: Ossia se l’imputato evita conseguenze ulteriori, aiuta i magistrati a individuare colpevoli o provvede alla bonifica e al ripristino.

Raddoppio prescrizione. Per i delitti ambientali i termini di prescrizione raddoppiano. Se poi si interrompe il processo per dar corso al ravvedimento operoso, la prescrizione è sospesa.

Obbligo di confisca. In caso di condanna o patteggiamento della pena è sempre ordinata la confisca dei beni che costituiscono il prodotto o il profitto del reato e delle cose servite a commetterlo o comunque di beni di valore equivalente nella disponibilità (anche indiretta o per interposta persona) del condannato.

Condanna al ripristino. Il giudice, in caso di condanna o patteggiamento della pena, ordina il recupero e dove tecnicamente possibile il ripristino dello stato dei luoghi a carico del condannato.

Giustizia riparativa. In assenza di danno o pericolo si rafforza per le violazioni amministrative e le ipotesi contravvenzionali previste dal codice dell’ambiente l’applicazione della ‘giustizia riparativa’ puntando alla regolarizzazione attraverso l’adempimento a specifiche prescrizioni. In caso di adempimento il reato si estingue.

Coordinamento indagini. In presenza dei delitti contro l’ambiente (‘reati spia’), il pm che indaga dovrà darne notizia al procuratore nazionale antimafia.