Una dieta con poche calorie prolunga di anni la vita delle scimmie e migliora la loro salute (VIDEO)

La comprensione dei meccanismi potrebbe portare a farmaci anti-invecchiamento

[20 gennaio 2017]

Molti studi hanno dimostrato che la maggior parte delle specie con una vita breve, come cellule di lievito, vermi,  moscerini e topi, traggono beneficio dalle diete ipocaloriche, che estendono la durata della vita negli organismi di laboratorio. Questo ha spinto migliaia i persone a scegliere di limitare le calorie giornaliere assunte tra le 1.500 e le 1.800 kcal al giorno (di solito vengono consigliate circa  2.000 kcal per le donne e 2.500 per gli uomini ), sperando così di avere una vita più lunga e più sana. Ci sono prove che questa dieta ipocalorica migliori i livelli di colesterolo e glucosio nel sangue, ma non è chiaro se questa dieta possa davvero allungare la vita di animali che vivono a lungo come noi.

Due team di ricercatori statunitensi, uno guidato dal National institute on aginge (Nia) e l’altro dell’università del Wisconsin (UW), hanno studiato gli effetti sul prolungamento della vita e sulla salute di una dieta ipocalorica nei macachi (Macaca mulatta), ma sono arrivati a risultati differenti. Per risolvere la discrepanza, i ricercatori hanno unito le forze per confrontare i loro dati e di studio.

Lo studio “Caloric Restriction Delays Disease Onset and Mortality in Rhesus Monkeys”, pubblicato su Science dal team di Ricki Colman del Wisconsin national primate research center dell’UW – Madison, ha scoperto che i macachi alimentati con una dieta ipocalorica, che conteneva il 30% in  meno calorie della dieta di un altro gruppo di controllo di scimmie, sono vissuti in  media circa 28 anni i maschi e circa 30 le femmine, ben sopra la media della vita di questi primati in cattività.

Invece lo studio “Imapact   of Caloric restriction on health and survival in rhesus monkeys from the NIA study” pubblicato su Nature dal team guidato da Julie Mattison della Translational gerontology branch, del Nia di Baltimora, non ha trovato alcun effetto significativo della restrizione calorica sulla sopravvivenza.

I ricercatori statunitensi spiegano che «Mano a mano che invecchiano, le scimmie rhesus sono vulnerabili a molte delle stesse malattie degli esseri umani, tra cui il cancro, le malattie cardiache e il diabete. I dati provenienti da entrambi gli studi hanno mostrato un minor numero di problemi di salute legati all’età nei gruppi ipocalorici rispetto a quelli di controllo. Inoltre 4 delle scimmie studiate che hanno iniziato la dieta da adulti hanno vissuto per più di 40 anni, battendo tutti i record di durata di vita noti per i macachi. Ma la Mattison fa notare che «La raccolta di singoli risultati di questo tipo da uno studio più ampio non è una buona prova».

Nel nuovo studio “Caloric restriction improves health and survival of rhesus monkeys”, pubblicato su Nature Communications, i ricercatori hanno confrontato i dati dei due studi precedenti e hanno scoperto  diversi fattori che, probabilmente, hanno contribuito ai risultati diversi, tra cui la composizione della dieta, i regimi di alimentazione, l’età di inizio e il background genetico.

Il Nia ha alimentato le sue scimmie con una dieta origine naturale composta da varie fonti proteiche, mentre la dieta dell’università del Wisconsin era stata stato “purificata” con ingredienti limitati e conteneva una quantità di saccarosio significativamente maggiore rispetto alla dieta Nia. Inoltre, la diversa tempistica di alimentazione e l’accesso al cibo possono aver contribuito a dare risultati diversi.

Il gruppo di macachi dell’era più omogeneo per età e genetica rispetto quello del Nia, rendendo complicato fare alcuni confronti. Infine, le scimmie UW erano adulti di origine indiana, mentre quelle del Nia comprendevano scimmie giovani e meno giovani di origine indiana e cinese.

I ricercatori statunitensi sottolineano che «Date le somiglianze tra scimmie rhesus e gli esseri umani, gli effetti benefici della restrizione calorica sulla salute e la durata della vita potrebbero essere osservate anche negli esseri umani. Tuttavia, sono necessarie ulteriori ricerche per studiare quali impatti abbia una dieta con meno calorie sugli esseri umani man mano che invecchiano».

Comunque, alla fine, lo studio sui macachi ha dimostrato che la restrizione calorica li può far vivere circa 3 anni in più rispetto al normale, il che si tradurrebbe in circa 9 anni in più negli esseri umani. Ma la Mattison conferma a New Scientist che «Una tale dieta rigorosa potrebbe non essere per tutti, ma la comprensione dei meccanismi alla base di tutti i benefici della restrizione calorica potrebbe portare un giorno a farmaci anti-invecchiamento. L’obiettivo è quello di migliorare la salute umana».

Intervistato da New Scientist, Luigi Fontana, dell’università degli studi di Brescia e co-direttore del Longevity research program della Washington University – St. Louis, sottolinea  su «Nello studio del Wisconsin, gli animali vivevano significativamente più lungo rispetto a quelli di controllo: i  maschi ipocalorici sono vissuti circa 2 anni in più, mentre le femmine ipocaloriche sono vissute circa 6 anni in più. Ci sono stati anche più bassi tassi di malattie cardiache e di cancro in queste scimmie. Queste sono le principali cause di morte nelle persone, sostenendone l’idea che i risultati si possono applicare agli esseri umani».

Ma  Brian Delaney, presidente della Calorie Restriction Society, è abbastanza deluso dai benefici relativamente modesti di questa dieta nelle scimmie rispetto ai topi, che assumendo poche calorie vivono  fino al 50% più della media. Delaney pratica la restrizione calorica da  24 anni, con una dieta che prevede la pianificazione di ogni pasto con precisione e che ha alcuni effetti collaterali che possono includere una sensazione di freddo e una riduzione della libido. «Ne vale la pena? – si chiede Delaney – La mia scelta è di farlo. Ma io sono così abituato alla dieta che per me in realtà non è più molto difficile».

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