Acque marine, ecco i nuovi criteri Ue per il buono stato ecologico

[19 maggio 2017]

L’Ue stabilisce nuovi criteri per determinare il buono stato ecologico delle acque marine: è stata pubblicata sulla Gazzetta ufficiale europea di ieri la relativa decisione.

Con tale atto l’Ue definisce i criteri e le norme metodologiche relativi al buono stato ecologico delle acque marine nonché le specifiche e i metodi standardizzati di monitoraggio e valutazione. Si tratta di una serie di criteri, norme e specifiche che gli Stati membri dovranno utilizzare al momento della definizione dei requisiti per il buono stato ecologico e al momento della elaborazione dei programmi di monitoraggio.

La decisione, inoltre identifica il calendario per la definizione di valori di soglia, elenchi di elementi dei criteri e norme metodologiche attraverso la cooperazione unionale, regionale o sottoregionale. E prevede l’obbligo di comunicazione degli elementi dei criteri, dei valori di soglia e delle norme metodologiche.

Si tratta , comunque, di criteri che gli Stati membri devono applicare per determinare il buono stato ecologico delle acque marine e orientare le rispettive valutazioni di tale status all’interno del primo ciclo di attuazione della direttiva  quadro sulla strategia per l’ambiente marino (2008/56/CE).

La direttiva quadro prevede che ogni Stato Membro sviluppi una strategia per il conseguimento o il mantenimento del buono stato ambientale dell’ambiente marino entro il 2020. Il “buono stato ambientale” è intenso come quello stato che permette di preservare la diversità ecologica e la vitalità di mari e oceani, che consente di mantenerli puliti, sani e produttivi, e che consente l’utilizzo dell’ambiente marino in maniera sostenibile.

Le specie e gli habitat marini devono essere protetti; la perdita di biodiversità dovuta all’attività umana deve essere limitata e il funzionamento equilibrato delle diverse componenti biologiche deve essere preservato.

Le proprietà idromorfologiche e fisico-chimiche sostengano gli ecosistemi in tale senso, e gli apporti antropogenici di sostanze ed energia non devono determinare rischi significativi alla biodiversità, gli ecosistemi e l’ambiente marino, nonché per la salute umana o gli usi legittimi del mare.