Acque reflue, l’Italia ora rischia una multa Ue da 347mila euro al giorno

Il “persistente inadempimento” da parte del nostro Paese dura ormai da 18 anni, e non è stato sanato neanche dopo la sentenza del 2012

[28 febbraio 2018]

La direttiva europea 91/271 concerne la raccolta, il trattamento e lo scarico delle acque reflue urbane, nonché il trattamento e lo scarico delle acque reflue originate da alcuni settori industriali: prevede che ogni città di almeno 15mila abitanti sia provvista di reti fognarie per le acque reflue urbane, e che queste  siano sottoposte, prima dello scarico, ad un trattamento secondario (in genere un trattamento biologico). Obblighi rispetto ai quali tutti gli Stati membri avrebbero dovuto mettersi in regola entro il 31 dicembre 2000, ma l’Italia non l’ha fatto.

Per questo la Commissione europea ha avviato una procedura di infrazione contro l’Italia nel 2009, giunta a una sentenza da parte della Corte di giustizia europea nel 19 luglio 2012. Allora la Corte affermò chela Repubblica italiana è venuta meno agli obblighi discendenti dalla direttiva in quanto ha omesso di prendere le disposizioni necessarie a garantire:

  • che vari agglomerati urbani nominativamente indicati siano provvisti di reti fognarie per le acque reflue urbane;
  • che in vari agglomerati urbani nominativamente indicati le acque reflue urbane confluenti in reti fognarie siano sottoposte a trattamento;
  • che in vari agglomerati urbani nominativamente indicati la progettazione, la costruzione, la gestione e la manutenzione degli impianti di trattamento delle acque reflue urbane siano condotte in modo da garantire prestazioni sufficienti nelle normali condizioni climatiche locali e che la progettazione degli impianti tenga conto delle variazioni stagionali di carico.

Il peggio è che – come informa oggi direttamente la Corte Ue – si è tenuta una nuova udienza sul tema, a causa del  “persistente inadempimento dell’Italia in materia di trattamento e scarico delle acque reflue urbane e industriali”: «A seguito di nuove verifiche, la Commissione ritiene che persista, quantomeno in parte, l’inadempimento dell’Italia accertato dalla citata sentenza. Pertanto, la Commissione si è nuovamente rivolta alla Corte, questa volta per far condannare l’Italia al pagamento di sanzioni pecuniarie (346.922,40 EUR al giorno per il futuro e 39.113,80 EUR al giorno, con un importo totale minimo di 62.699.421,40 EUR, per il passato)». Ovvero circa 347mila euro di multa per ogni giorno a partire dalla sentenza che sarà pronunciata nelle presente causa, e altri 39mila euro (sempre al giorno) dalla sentenza del 2012 sino alla sentenza che sarà pronunciata nella presente causa.