Aumentano le leggi, aumentano gli ecoreati

I risultati della legge 68: in 8 mesi le prescrizioni hanno riguardato ben 774 reati contravvenzionali

[22 marzo 2016]

burocrazia soprintendenze

Dall’entrata in vigore della legge 68 del 2015 che ha introdotto nel nostro Codice penale il Titolo VI-bis dedicato ai delitti ambientali – i cosidetti ecoreati – sono stati effettuati 4.718 controlli, contestati 947 reati penali e violazioni amministrative, con 1.185 persone denunciate e il sequestro di 229 beni per un valore complessivo di quasi 24 milioni di euro. A livello regionale è il Lazio è la regione dove si è concentrato il più alto numero di contestazioni della legge 68, ben 134, con 121 denunce e 17 sequestri; subito dopo spicca la Campania (95), dove si registra il maggior numero di persone denunciate, 137; al terzo posto figura la Toscana (73). È questo il bilancio offerto oggi da Legambiente nel corso di un incontro promosso all’interno delle aule parlamentari.

Secondo Legambiente «la legge sugli ecoreati ha fornito un valido strumento operativo alle forze dell’ordine e all’autorità giudiziaria che fino a ieri dovevano ricorrere con scarsa fortuna ad articoli e commi previsti per tutt’altro (dall’art. 434, con il cosiddetto disastro innominato, al getto pericoloso di cose, piuttosto che l’insudiciamento delle colture o il danneggiamento di beni), per poter fermare gli eco criminali».

All’aumentare della fattispecie di reato individuate dalla normativa vigente, d’altronde, è naturale riscontrare un aumento violazioni. Ecco che alla legge 68 è seguito un aumento dei reati contestati. Tra l’altro con alcuni effetti paradossali degni di nota. Come enumera Legambiente, le prescrizioni (previste per i reati minori che non hanno arrecato danno o pericolo di danno all’ambiente, con un meccanismo di estinzione della pena, che prevede la messa in regola dell’attività in tempi prestabiliti e il successivo pagamento delle sanzioni) hanno riguardato ben 774 reati contravvenzionali con la denuncia di 948 persone e 177 sequestri per un valore di 13,2 milioni di euro.  Anche se si tratta di «prescrizioni tecniche delle Arpa sui reati formali. Si sistemano gli impianti, si paga la sanzione e il reato è estinto. Una cosa – osserva a greenreport il direttore generale del Cigno verde, Stefano Ciafani – positiva».

Soprattutto, la legge sugli ecoreati non sembra aver portato al risultato più importante, ovvero quello di una maggiore tutela dell’ambiente, e un rispetto delle norme che lo tutelano. Norme che sono purtroppo troppe, confuse, contraddittorie, improduttive, come del resto è anche la maggioranza del corpus normativo italiano. «Negli anni – riconosce oggi sulle colonne de la Repubblica Marianna Madia, ministro per la Semplificazione e la pubblica amministrazione – sono state fatte troppe leggi, scritte male, abbiamo troppi livelli di governo con competenze confuse a cui si somma un proliferare, su molte norme, di pareri e circolari; tutto questo si è scaricato violentemente sui cittadini bloccandoli nell’esercizio dei loro diritti, riducendone opportunità e aspirazioni. Questa complicazione blocca soprattutto i più deboli e meritevoli; finisce per favorire inevitabilmente rendite di posizione, fino a creare vere e proprie aree protette di illegalità. Il primo passo  è restituire certezza di tempi e regole. Come garantiamo questo diritto? Non aggiungendo istituti giuridici, ma cambiando radicalmente quelli che non funzionano».

Lo stesso vale per quanto riguarda il corpus normativo “ambientale”. Come osservavamo anche in occasione dell’approvazione della legge 68, la vera riforma normativa che farebbe bene all’ambiente sarebbe quella della semplificazione, della certezza del diritto e del dovere, con pene certe e severe per chi sgarra. Questa, purtroppo, ad oggi non è la realtà. E la legge sugli ecoreati non ha contribuito a cambiarla.

L. A.