Bagni informati, la cartellonistica in spiaggia è una caccia al tesoro

La Goletta Verde presenta il dossier sui cartelli informativi che non ci sono

[2 agosto 2017]

«Com’è l’acqua? Si può fare il bagno qui?» Sono queste le domande che spesso i bagnanti rivolgono all’equipaggio di Goletta Verde, che per rispondere ha presentato a Festambiente a San Benedetto del Tronto il dossier “Bagni informati? La cartellonistica: una caccia al tesoro”, che approfondisce il tema della presenza in spiaggia della cartellonistica informativa obbligatoria per legge.

Gli ambientalisti sottolineano che «Nei punti monitorati da Goletta Verde non si può certo dire che i bagnanti vengano informati a dovere. La cartellonistica in spiaggia è quasi inesistenteanche se obbligatoria per legge da tre anni per i comuni costieri, che dovrebbero apporla nei punti di accesso più frequentati e visibili delle nostre spiagge. I cartelli informativi hanno la funzione di informare i cittadini sulla qualità del mare (in base alla media dei prelievi degli 4 quattro anni), riportando i dati delle ultime analisi e le eventuali criticità della spiaggia stessa».

Katiuscia Eroe, portavoce di Goletta Verde, spiega che «Lo scorso anno, i tecnici di Goletta Verde, nel loro periplo delle coste italiane  hanno trovato questi cartelli informativi solo nel 5% dei casi su un totale di 265 punti di osservazione. Un risultato davvero insoddisfacente, alla pari dei cartelli di divieto di balneazione che hanno il compito di informare sul rischio sanitario che si corre bagnandosi in quel determinato tratto di mare. Eppure, anche questi sono merce rara. Si tratta di un problema che non va minimamente sottovalutato, perché mette a rischio la stessa salute delle persone. In molti punti giudicati critici dai tecnici di Goletta Verde, infatti, viene spesso registrata la presenza di bagnanti nel punto preso in esame o nelle immediate prossimità dello stesso». 

Anche sulla presenza dei cartelli con divieto di balneazione, il bilancio 2016 di Goletta Verde è impietoso: ha contato solo 1 cartello su 4 punti vietati alla balneazione per motivi di inquinamento, però negli stessi punti vietati ci sono bagnanti, soprattutto bambini. In molti casi, i tratti di costa vietati alla balneazione corrispondono a foci di fiumi e piccoli canali.

In particolare, i volontari della Legambiente Marche, tra metà giugno e fine luglio 2017, hanno effettuato monitoraggi lungo un tratto di costa di 20 km, da Pesaro a San Benedetto del Tronto e dicono che «Nel 36,3% dei 44 transetti osservati la cartellonistica informativa è risultata assente». Eppure, con il recepimento della Direttiva Europea sulle Acque, attraverso due normative nazionali (D. Lgs. N.116/2008 e decreto del 30 marzo 2010), i Comuni costieri  sono tenuti ad informare il cittadino in modo puntuale, attraverso cartelli che devono essere posti nei “luoghi di maggiore afflusso”, a prescindere se nel tratto di spiaggia vi sia o meno la presenza di uno stabilimento balneare.

Il Dossier di Goletta Verde spiega che «Sono due le tipologie di cartelli che devono essere esposti: quelli sulla qualità delle acque, che hanno la funzione di divulgare al pubblico la classe di qualità del mare (in base alla media dei prelievi degli ultimi 4), riportando i dati delle ultime analisi e le eventuali criticità della spiaggia stessa, e quelli sui divieti di balneazione che possono essere temporanei, se legati a un fenomeno di inquinamento “passeggero”, o permanenti. In entrambi i casi, i campionamenti e le analisi delle acque di balneazione per la valutazione della loro qualità e della loro conformità durante la stagione balneare vengono eseguite dall’Arpa, l’Agenzia Regionale per l’Ambiente, mentre spetta poi ai comuni costieri, attraverso un’ordinanza, apporre il divieto di balneazione nel tratto di costa interdetto, mentre sono le Regioni a classificare le proprie acque».

Nelle Marche, così come nelle altre regioni, non tutta la costa è considerata balneabile: «Divieti a parte, esistono tratti (in genere foci di fiumi e porti) dove la balneazione è perennemente vietata – sottolineano gli ambientalisti – In tali acque non è obbligatorio eseguire analisi per stabilirne la qualità, né tantomeno esporre la cartellonistica informativa circa la qualità del suddetto tratto, ma deve essere obbligatoriamente presente il cartello di divieto di balneazione».

Il Cigno Verde marchigiano mette sotto accusa non solo ’assenza di cartelli, ma anche l’inadeguata informazione: «Ne è un esempio il tratto di costa nel Comune di Numana, interdetto alla balneazione per 700 metri complessivi, di cui una parte in modo temporaneo e un’altra permanente, e caratterizzato dalla presenza della Foce Musone. In tutta quest’area, nonostante l’analisi approfondita da parte dei volontari, è stata riscontrata la presenza di un solo cartello informativo, situato a metà della spiaggia confinante con la stessa foce, un numero giudicato insufficiente a garantire un’adeguata informazione per un tratto di costa di oltre mezzo chilometro».

Fortunatamente, c’è anche una buona pratica: «Il Comune di Falconara, insieme a Falcomar, il Consorzio fra Concessionari di Aree Demaniali Marittime e il Consorzio Adriatico Cons. Adria, ha sottoscritto un accordo per disciplinare l’informazione in spiaggia ai bagnanti sul divieto temporaneo di balneazione, favorendo così la collaborazione tra amministrazione e stabilimenti balneari. Di fatto, i gestori degli stabilimenti rafforzano l’informazione ai bagnanti quando è in atto un divieto di balneazione: oltre alla cartellonistica esposta dal Comune, gli stabilimenti issano sul pennone la bandiera rossa, informano attraverso gli altoparlanti e attivano tutti i bagnini di salvataggio nel farli promotori dell’informazione ai bagnanti. Tale accordo, sebbene riguardi la cartellonistica temporanea legata ai divieti dovuti a fenomeni di inquinamento, rappresenta in ogni caso un approccio sensibile al tema».

Marco Ciarulli, di Legambiente Marche, conclude: «Ci auguriamo che questo dossier, e l’esempio del Comune di Falconara servano a spronare le amministrazioni affinché si intervenga su un fronte importante come quello della corretta informazione. Solo attraverso la totale collaborazione di tutti i portatori di interesse, a partire dai gestori degli stabilimenti che hanno la responsabilità dell’informazione e sono i primi a desiderare una corretta divulgazione delle informazioni, possiamo dare ai bagnanti risposte chiare e puntuali. Apporre i cartelli sulla qualità delle acque e sul divieto di balneazione non significa solo tutelare la salute dei cittadini, disincentivando la balneazione laddove non è consentito, ma anche incentivare un turismo consapevole. È un paradosso infatti che, a fronte di tratti di costa dove l’acqua risulta eccellente, secondo i dati dell’Agenzia regionale, manchi il cartello informativo che ne certifica il suo valore, rappresentando così un’occasione mancata».