Il Canile dell’Elba, i cani di Sciacca e quelli del Literno

Il perno intorno al quale si costruisce un sano rapporto tra uomini, animali ed ambiente sono le regole e prima di tutto le infrastrutture

[21 febbraio 2018]

Il paradosso del Canile Comprensoriale all’Elba: in quale altro posto civile non si riesce a realizzare una struttura prevista per legge, già dotata di progetto approvato, per la quale sia già stata acquisita l’area di fabbricazione e che da ormai tre anni gode di una donazione di 600.000 euro messa a disposizione da una fondazione privata tedesca (per fare chiarezza: soldi regalati alla nostra isola, non a questo o quel Sindaco)?

Le notizie che arrivano da Sciacca in questi giorni sono degne del terzo mondo oiù barbaro: le carcasse di decine di cani avvelenati abbandonate sul ciglio delle strade, una Sindaca, minacciata di morte, ed il Governatore della regione che scoprono all’improvviso (a ridosso del passaggio del Giro d’Italia) che c’è un problema con il randagismo e chiedono alle Associazioni di Volontariato una strategia comune per affrontare il fenomeno…

Ma anche da noi, nel nostro piccolo… sono passati più di venticinque anni, nella zona della discarica del Literno (dopo Procchio, in direzione di Campo), si era formato un branco di cani abbandonati ed inselvatichiti. Chi abitava nella zona era a conoscenza della presenza degli animali ed erano state fatte segnalazioni alle autorità. Niente di fatto, fino a quando il branchetto iniziò a difendere quello che era ormai il suo territorio, rincorrendo ed attaccando escursionisti, ragazzi in bicicletta e motociclisti. Inascoltati gli appelli alle istituzioni, qualcuno decise di risolvere il problema drasticamente: due o tre giorni di caccia ed i randagi furono decimati a fucilate.

Se all’Elba non si sono più ripetuti episodi così drammatici è solo per l’impegno delle Associazioni di volontariato locali, le uniche a farsi carico nei fatti (e non davanti ai tavoli dei consigli comunali) del contenimento e controllo del randagismo sulla nostra isola. Sono centinaia i cani che in venti anni di attività (ci siamo costituiti nel 1998) abbiamo accolto, curato (chi si ricorda dell’emergenza leishmaniosi di qualche anno fa?) ed affidato, dando gratuitamente alla comunità elbana, con entusiasmo e tanta fatica, quel servizio che deve essere garantito dalle istituzioni.

E’ un preciso dovere sancito dalla legge (ed un sacrosanto diritto di tutti gli italiani) che lo stato stesso, attraverso gli amministratori locali, si faccia carico, così come per tutti gli altri servizi al cittadino, della lotta al randagismo. La stessa legge del 1991 ci dice che nei piccoli comuni la responsabilità degli animali abbandonati sul territorio (cani o gatti che siano) è direttamente del Sindaco di competenza. Quando tale dovere viene meno e la presenza di cani cresce incontrollata si generano tensioni sempre più forti che alla fine sfociano nella barbarie degli avvelenamenti e delle fucilate.

Il perno intorno al quale si costruisce un sano rapporto tra uomini, animali ed ambiente sono le regole e prima di tutto le infrastrutture: difficile dare risposte ai cittadini in difficoltà e fare sensibilizzazione se poi non si possono accogliere e curare gli animali; complicato avviare un serio percorso di affidamento dei randagi se manca il luogo fisico in cui poterli andare a vedere.

Le rassicurazioni, pubblicate più o meno ogni sei mesi, che il Canile Comprensoriale si farà, le infinite diatribe sulla gestione, il gioco dei rimandi e dei ritardi nella firma delle delibere non  nascondono la verità: in barba alle esigenze del territorio e degli elbani manca la volontà politica di dotare l’isola della struttura. La situazione, dalla chiusura del Canile Ex-Macelli nel 2002, non è cambiata: progetti avviati ed abbandonati, con ingenti spese a carico della comunità, e nessuna risposta concreta al problema.

di Andrea Tozzi per I Ragazzi del Canile Onlus