Mille aziende e cinquemila ettari di coltivazioni a rischio

Cannabis e principio di precauzione, il parere del Css sarà l’occasione per fare chiarezza?

Beppe Croce: «Se proibissimo il commercio del fiore di canapa perché potrebbe risultare dannoso un suo particolare impiego dovremmo eliminare metà dei prodotti liberamente circolanti sul mercato e che possono generare effetti mortali, se usati impropriamente o da particolari categorie di persone: dalla candeggina all’automobile o al glutine, per non parlare di alcool e tabacco»

[22 giugno 2018]

La neoministra della Salute Giulia Grillo (M5S) ha deciso di rendere pubblico un parere emesso il 10 aprile scorso dal Consiglio superiore della sanità sulla cannabis light – ovvero con concentrazione di Thc non superiore allo 0,6% –, e sui suoi possibili rischi per la salute. All’interno del documento si legge che anche in questi casi di ridotta presenza di Thc «la pericolosità dei prodotti contenenti o costituiti da infiorescenze di canapa […]  non può essere esclusa», e per questo il Consiglio raccomanda «misure atte a non consentire la vendita dei suddetti prodotti». Un parere che appare in piena controtendenza rispetto a quanto sta accadendo nel quadro internazionale – pochi giorni fa il Canada ha pienamente legalizzato la cannabis “non light” per usi ricreativi, ad esempio – e anche rispetto a quanto prescrivono le vigenti leggi italiane.

«Pur rispettando il parere autorevole del Css – spiega Beppe Croce, presidente di Federcanapa – se proibissimo il commercio del fiore di canapa perché potrebbe risultare dannoso un suo particolare impiego (danno che il Css indica solo come eventualità), dovremmo eliminare metà dei prodotti liberamente circolanti sul mercato e che possono generare effetti mortali, se usati impropriamente o da particolari categorie di persone: dalla candeggina all’automobile o al glutine, per non parlare di alcool e tabacco».

Paradossalmente, il parere del Consiglio superiore della sanità sulla cannabis light potrebbe costituire l’occasione per fare chiarezza sulle regole d’uso della canapa in Italia, che Federcanapa definisce «ancora lacunose o non dette, che stanno creando diversi svantaggi ai nostri produttori nazionali rispetto a una concorrenza estera sempre più agguerrita». A tal proposito Federcanapa ribadisce che la normativa italiana deve consentire di poter produrre, trasformare e vendere ogni parte della pianta di canapa, compreso il fiore (prodotto ammesso del resto da una recente circolare del Ministero dell’Agricoltura), a due semplici condizioni: che si tratti di piante a basso tenore di Thc ammesse nell’elenco europeo, e che il prodotto abbia caratteristiche che rispettano le regole del settore d’uso a cui è destinato.

«Chiediamo – aggiungono da Confagricoltura – che venga riattivato il percorso di completamento normativo, regolamentando pienamente le diverse destinazioni d’uso dei prodotti della canapa, ed in particolare delle infiorescenze. Tutta la filiera della canapa vuole operare in modo trasparente e tracciabile, dal campo al prodotto confezionato, sulla base delle disposizioni fissate dalla legge 242/16 sulla canapa sativa. Insieme a Cia-Agricoltori e Federcanapa, abbiamo definito un disciplinare di produzione della infiorescenza di canapa da destinare ai diversi usi consentiti dalla legge 242/16. Il disciplinare, che a breve verrà messo a disposizione delle aziende, è finalizzato a regolamentare la filiera di coltivazione ed a porre l’agricoltore in una posizione di massima rispondenza alle disposizioni della L. 242/16 in ordine alla tracciabilità dei materiali vegetali prodotti, alla loro qualità e salubrità e prestando forte attenzione agli aspetti agronomici e di sostenibilità ambientale.

«Il percorso volontario delineato nel disciplinare – concludono da Confagricoltura – ha l’obiettivo di rafforzare la filiera agricola della canapa che, teniamo a sottolineare, ha un alto valore ambientale, è funzionale alla lotta al consumo di suolo ed alla perdita di biodiversità e si coniuga completamente con  i nuovi concetti di bioeconomia circolare».

Senza dimenticare l’impatto che avrebbe un applicazione del parere del Css sulla dimensione economica e sociale che ruota ormai attorno alla cannabis light: Confagricoltura ricorda infatti c’è stato un potenziamento della filiera, avvenuto in pochi anni e che oggi coinvolge circa 5mila ettari di coltivazione in pieno campo e in serra, e più di mille nuove aziende che vi operano, considerando anche le imprese della trasformazione e commercializzazione dei prodotti di canapa.