Cannabis, Rossi: «Legalizzazione per contro le mafie»

La Regione Toscana apripista nel facilitare l'uso della cannabis a fini terapeutici

[3 giugno 2016]

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Legalizzare la marijuana è l’unico modo per stroncare il mercato illegale oggi in mano alle mafie e alla criminalità organizzata. Il presidente della Toscana Enrico Rossi invita per questo ad accelerare i tempi di una proposta, sostenuta da oltre trecento parlamentari non solo della maggioranza, ferma in Parlamento dal 2015. Lo spunto arriva dai numeri pubblicati oggi sulla stampa: 3 milioni di chili di foglie di cannabis consumate ogni anno in Italia secondo la direzione nazionale antimafia, 8 euro a grammo e cannabis e suoi derivati che valgono da soli la metà del mercato clandestino italiano di tutte le sostanze stupefacenti. Con un particolare: la Toscana, dopo Sicilia e Calabria, è la terza regione in Italia per sequestri di campi da parte delle forze dell’ordine, concentrati soprattutto tra Massa e Prato.

«Il Parlamento dovrebbe calendarizzare velocemente la proposta di legge sulla legalizzazione della cannabis presentata alla Camera un anno fa – dice Rossi – Il primo risultato sarebbe stroncare immediatamente il mercato oggi in mano alle mafie e alla criminalità organizzata. La legalizzazione porterebbe ad avere una filiera interamente controllata e censita, come è per l’alcol e il fumo. E come per l’alcol e il fumo potremo anche avviare progetti di scoraggiamento all’uso ed abuso di cannabis». «Perché c’è una contraddizione evidente nella situazione che viviamo – si sofferma il presidente – oggi la marijuana è illegale ma di fatto la puoi trovare, come ogni droga nel senso più lato, ad ogni angolo di giardino. È come se fosse ‘liberalizzata’. L’Italia è uno dei paesi dove è più facile reperire droga». Droga a volte di scarsissima qualità, prodotta in ambienti scarsamente igienici, ‘alterata’. Si tollera chi abusa di alcol e fumo, purché maggiorenne. Si tollera la chimica che riempie la nostra vita: l’Italia è il paese in Europa dove si consumano più barbiturici, dove si ricorre alla chimica per stare svegli e per dormire, per dimagrire ed avere più energie e poi si proibisce una pianta. Un paese bizzarro quanto a tolleranza».

La proposta di legge ferma in Parlamento in sostanza permetterebbe di considerare autoproduzione quella ottenuta fino a cinque piante coltivate e di censire ogni momento della filiera: fine di ogni zona grigia o nera e tasse su tutto quello che viene venduto, come per alcolici, sigari, tabacco da pipa e sigarette.

Rossi ricorda anche quanto già fatto in Toscana. La Regione è stata infatti apripista nel facilitare l’uso della cannabis a fini terapeutici, rendendo meno farraginose le procedure finora previste dal decreto Turco. La cannabis viene infatti utilizzata nella terapia del dolore di malati colpiti da tumore e fanno chemioterapia o che sono affetti da distrofie muscolari: aspettare tre o quattro mesi, come succedeva prima, per avere il farmaco erano tempi eccessivamente lunghi in certi casi. Con la legge approvata dal consiglio regionale nella scorsa legislatura i tempi si sono sveltiti, ai farmacisti è stata data la possibilità di confezionare prodotti galenici ed è stata fatta anche formazione ai medici di base. La Toscana ha fatto anche di più: ha coinvolto l’istituto farmaceutico militare di Firenze, che ad agosto, sia pur all’interno di un progetto ancora sperimentale, uscirà con i primi farmaci fino ad oggi acq uistati in Canada e Olanda.

Una dozzina di Regioni italiane hanno seguito la strada imboccata dalla Toscana. «Ed ora – conclude Rossi – la prossima tappa non può che essere la legalizzazione, per contrastare chi nell’illegalità la produce».

di Toscana Notizie