I carusi schiavi dei lager delle miniere di zolfo siciliane. 500 morti dimenticati

Free Green Sicilia: riconoscimento postumo di crimini contro l’umanità

[29 novembre 2016]

carusi

«26 sett 2015:  Dopo aver reso omaggio a chi lavorando è morto e ai bambini sfruttati per sottolineare la loro dignità. Sergio Mattarella». Questo il messaggio firmato, lasciato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella (la prima volta di un Presidente) nel ‘Cimitero dei carusi’ di Caltanissetta, al termine della cerimonia che si è svolta nel 2015 al sacrario che ricorda la tragedia del 12 novembre 1881 nella miniera di Gessolungo in cui morirono in miniera 65 persone, tra cui 19 bambini.  Ma forse avrebbe dovuto pure condannare apertamente, anche se apprezziamo la simbolica visita al cimitero, la complicità delle Istituzioni pubbliche, nazionali e regionali, su tale indescrivibile barbarie, durata oltre cento anni, che condannò alla sofferenza e alla morte decine di migliaia di indifesi siciliani.

La più grande e dimenticata strage di minatori in Italia si è verificata  in Sicilia nel 1916, disastro  che portò alla morte ben  89 minatori siciliani, oltre ai numerosi  feriti,  in quanto la miniera/lager  di zolfo si trovava a Cozzodisi  ad Agrigento,  che peraltro seguiva  una lunga serie di incidenti mortali, quelli conosciuti,  che in 50 anni hanno portato alla morte oltre 500 minatori, tra adulti e ragazzi (bambini dagli 8 ai 14 anni strappati alle loro povere famiglie per pochi spiccioli e ridotti alla schiavitù) così come tante altre anch’esse dimenticate.

A quei tempi vigeva un terribile contratto denominato il “soccorso morto”, vera deportazione: se la famiglia povera e numerosa aveva bisogno di un misero prestito per sopravvivere questo gli veniva concesso a patto che desse in garanzia un suo figlio il quale veniva sfruttato senza pietà e abbandonato a sè stesso dai suoi parenti. Se un giorno la famiglia avesse restituito i soldi (ma spesso i bambini morivano di malattie, di stenti o per incidenti che erano all’ordine del giorno) i pochi che riuscivano ad arrivare alla vecchiaia (molti di questi erano costretti a rimanevano all’interno della miniera come ‘carusi’ ovvero schiavi a vita)  rimanevano in pessime condizioni fisiche e di salute. Questi bambini non venivano restituiti la maggior parte delle volte, perché fra le varie miniere se li scambiavano per  cui spesso i genitori perdevano i contatti (nel solo distretto minerario di Caltanissetta nel 1882 i fanciulli sfruttati erano ben 6.732 nei lavori interni e 2.049 negli esterni).

Oggi le Istituzioni- afferma Alfio Lisi Portavoce Free Green Sicilia – dimenticano quanto accaduto, le responsabilità di chi governava e di coloro  che avrebbero dovuto difendere i lavoratori tra questi bambini  di pochi anni strappati e deportati come schiavi, senza diritti e senza più una famiglia che li proteggesse,  in miniere invivibili di proprietà di latifondisti e/o  famiglie aristocratiche siciliane (ma anche di stranieri)  spesso anche politicamente  influenti  condizionavano direttamente o indirettamente le istituzioni vivevano distanti dalle miniere-lager nei loro palazzi di grandi città e lasciavano in gestione la miniera  a personaggi senza scrupoli e senza un briciolo di umanità. Da qui si presumono  le origini della mafia siciliana che fece arricchire ‘illegalmente’ i pochi proprietari di tali miniere e i loro diretti aguzzini  con la complicità ed il silenzio delle autorità e delle istituzioni politiche.

I terribili e frequenti incidenti nelle zolfare hanno ispirato poeti e scrittori: « Pròvati, pròvati a scendere per i dirupi di quelle scale — scrive un regalpetrese — visita quegli immensi vuoti, quel dedalei andirivieni, fangosi, esuberanti di pestifere esalazioni, illuminati tetramente dalle fuligginose fiamme delle candele ad olio: caldo afoso, opprimente, bestemmie, un rimbombare di colpi di piccone, riprodotto dagli echi, dappertutto uomini nudi, stillanti sudore, uomini che respirano affannosamente, giovani stanchi, che si trascinano a stento per le lubriche scale, giovinetti, quasi fanciulli, a cui più si converrebbero e giocattoli, e baci, e tenere materne carezze, che prestano l’esile organismo all’ingrato lavoro per accrescere poi il numero dei miseri deformi…» da Le Parrocchie di Regalpietra di Leonardo Sciascia.

Per tutto ciò (e per quanto è possibile ricavare dalla cospicua  bibliografia esistente) Free Green Sicilia –afferma il portavoce Alfio Lisi – ha chiesto a tutte le Istituzioni italiane e alla Corte penale internazionale dei diritti umani dell’Aja di riconsiderare le gravi responsabilità di chi ha governato pro-tempore e di chi ha gestito le ex miniere di zolfo oltre agli stessi proprietari di considerare la proposta di dichiarazione di “crimini contro l’umanità” nei confronti della povera gente della Sicilia affinché venga riconosciuta la deportazione e lo sfruttamento di migliaia di poveri siciliani di ogni età , ma in particolare di bambini in tenera età ridotti in schiavitù. Così come si chiede di riconoscere e denominare ogni miniera di zolfo siciliane, in quanto luoghi di deportazione e di schiavitù di decine di migliaia di siciliani tra i quali  bambini di pochi anni strappati con il ricatto della povertà alle loro famiglie, quale  “Lager minerario del popolo siciliano” o “Museo minerario dei crimini contro l’umanità e della schiavitù dei carusi”

 

Alfio Lisi

Portavoce Free Green Sicilia