Clonazione degli animali da allevamento, il Parlamento europeo vuole vietarla

Resta possibile per le razze rare, per le specie in via di estinzione e a fini medici

[7 settembre 2015]

Stop clonazione

Il Parlamento europeo vuole vietare la clonazione di animali a fini agricoli in Europa.  E’ il risultato di un progetto legislativo approvato a giugno dalle commissioni ambiente e agricoltura e che l’8 settembre approderà in aula per un dibattito in plenaria.  Le relatrici sostengno il divieto di clonazione a fni di allevamento e per l’approvvigionamento alimentare e vogliono che alla proposta vengano aggiunte disposizioni d sui discendenti da animali clonati e sulla commercializzazione di questi prodotti.

Attualmente nell’Unione europea per la commercializzazione di prodotti alimentari provenienti da animali ci vuole un’approvazione preventiva che si basa su una valutazione scientifica della sicurezza alimentare da parte dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) che ha la sua sede a Parma.

In una nota il Parlamento europeo ricorda che «Diversi studi scientifici pongono dei dubbi sulla cattiva salute di alcuni animali clonati. La clonazione pone anche dei problemi a numerosi cittadini europei che si preoccupano del benessere animale e si mostrano preoccupati per le questioni etiche che siolleva questa pratica».

In un rapporto del 2008 e poi nelle successive dichiarazione del 2008 e 2009, l’Efsa si è mostrata preoccupata per la salute e il benessere degli animali, sottolineando l’alto tasso di mortalità associato alla clonazione.

Per tutte queste ragioni, è sempre più estesa l’opposizione  alla clonazione animale ed aumentano coloro che chiedono il divieto di vendere sil mercato europeo prodotti alimentari frutto di animali clonati  o dei loro discendenti.  Per far questo è però necessaria la tracciabilità obbligatoria, dato che il divieto europeo potrebbe essere aggirato se la tracciabilità degli animali clonati e dei loro discendenti e dei prodotti realizzati con loro parti provenienti da Paesi terzi si rivelasse impossibile.

La clonazione non sarà però vitata a fini di ricerca, di conservazione delle razze rare o delle specie minacciate di estinzione, di utilizzo per la produzione di prodotti farmaceutici e dispositivi medici.

La relatrice della Commissione agricoltura, l’italiana Giulia Moi, del Movimento 5 Stelle e che al Parlamento europeo fa parte del gruppo euro-scettico Europa della Libertà e della Democrazia diretta,  ha spiegato che  «La clonazione di animali a fini di produzione alimentare mette a rischio l’essenza stessa del modello agricolo europeo, basato sulla qualità dei prodotti, sulla sicurezza alimentare, sulla salute dei consumatori, su regole rigorose in materia di benessere degli animali e sull’impiego di metodi rispettosi dell’ambiente. Due questioni essenziali hanno guidato il nostro lavoro fin dall’inizio: la protezione della salute dei nostri cittadini e consumatori europei e quella degli animali (per la quale l’Europa è ugualmente legata da trattati). Non siamo tornati indietro sul compromesso riguardante la commercializzazione e la possibilità di introdurre dei prodotti provenienti da animali clonati e dai loro discendenti negli Stati membri. In più, abbiamo escluso  la possibilità che la clonazione di animali possa diventare una pratica corrente all’interno delle frontiere dell’Unione europea. Siamo pienamente coscienti del fatto che, in alcuni Paesi terzi con i quali l’Ue intrattiene delle relazioni commerciali, la clonazione animale e la commercializzazione dei prodotti dei loro discendenti non è rara».

L’altra relatrice per la Commissione ambiente, la democristiana tedesca Renate Sommer, ha sottolineato che «A causa degli effetti negativi sul benessere degli animali, la clonazione a fini agricoli viene respinta da una grande maggioranza di consumatori. Inoltre, non abbiamo bisogno della clonazione per assicurare l’approvvigionamento di carne nell’Unione europea. Il divieto di clonazione è una questione di valori e di principi europei. Di conseguenza, il divieto non dovrà includere solo i cloni, ma anche i loro prodotti germinali (sperma ed embrioni), i loro discendenti e tutti i prodotti derivati da questi animali. Questo è necessario, perché sennò faremmo la promozione della tecnica  della clonazione nei Paesi terzi».

Dopo il pronunciamento del Parlamento europeo in prima lettura, che si annuncia con un non scontato alla clonazione,  sarà il consiglio europeo a dover dire la sua. Il progetto di legge sulla clonazione potrebbe entrare in vigore nel 2016.