Come funziona la tassa sulle informazioni ambientali, spiegato dalla Corte di giustizia Ue

L’ammontare richiesto da autorità pubbliche per la fornitura di specifici dati

[8 ottobre 2015]

legge

La tassa applicata da un’autorità pubblica per la fornitura di un certo tipo di informazioni ambientali non può comprendere le spese complete del mantenimento di una banca dati. Può comprendere bensì le spese generali relative al tempo dedicato dal personale di tale autorità a rispondere alle richieste di informazione individuali, sempre che l’importo complessivo della tassa non ecceda l’importo ragionevole.

Lo afferma la Corte di giustizia europea in merito alla questione sollevata dal First-tier Tribunal (Tribunale di primo grado del Regno Unito) in merito alla decisione del commissario all’informazione inglese che ha dichiarato illecita una tassa per la fornitura di informazioni relative all’acquisto di un bene immobile applicata dall’East Sussex County Council (consiglio della contea dell’East Sussex) alla PSG Eastbourne, società di ricerca immobiliare.

Anche per il First-tier Tribunal il calcolo della tassa è errato in quanto include tutti i costi annuali di personale connessi al mantenimento dell’intera banca dati del County Council, quando alcune parti di tale banca dati sono mantenute anche a fini diversi da quello di rispondere alle richieste di informazione individuali. A suo avviso solo una parte dei costi associati al mantenimento della banca dati avrebbe dovuto essere inclusa nel calcolo delle tasse.

Il giudice inglese, quindi chiede alla Corte di giustizia europea, se una parte dei costi associati al mantenimento della banca dati del County Council e le spese generali imputabili al tempo impiegato dal personale di quest’ultimo per il mantenimento di tale banca dati e per rispondere alle richieste di informazione individuali possano essere comprese nel calcolo delle tasse.  E la interroga sulla portata necessaria del controllo amministrativo e giurisdizionale quanto all’importo ragionevole di una tassa.

In Europa è garantita la libertà di accesso alle informazioni relative all’ambiente in possesso delle autorità pubbliche e la diffusione delle medesime. Il legislatore europeo stabilisce che l’accesso a tutti i registri o elenchi pubblici dell’informazione ambientale e l’esame in situ di siffatta informazione siano gratuiti. Anche se consente alle autorità pubbliche di applicare una tassa per la fornitura dell’informazione ambientale, purché tale tassa rispetti alcune condizioni.

Da un lato, tutti gli elementi in base ai quali è calcolato l’importo della tassa devono riguardare la “fornitura” dell’informazione ambientale richiesta. Dall’altro – se tale prima condizione è soddisfatta – è necessario che l’importo globale della tassa non superi un “importo ragionevole”.

I costi relativi alla “fornitura” dell’informazione ambientale, comprendono non solo le spese postali e di fotocopia, ma anche i costi imputabili al tempo dedicato dal personale dell’autorità pubblica interessata a rispondere a una richiesta di informazione individuale, compreso il tempo per cercare le informazioni in questione e porle nel formato richiesto. Infatti, questi costi non risultano dall’istituzione e dalla manutenzione dei registri e degli elenchi dell’informazione ambientale detenuta né dagli uffici per la consultazione di tali informazioni. Tale conclusione è peraltro confortata dal concetto secondo cui le tasse non possono eccedere i “costi effettivi” di produzione del materiale.

Quanto alla seconda condizione secondo cui l’importo globale della tassa non deve eccedere un importo ragionevole, deve essere esclusa – così come sostiene la giurisprudenza della Corte – qualsiasi interpretazione della nozione di “importo ragionevole” che possa produrre un effetto dissuasivo sulle persone o limitare il diritto di accesso alle informazioni ambientali.

Per valutare se una tassa abbia effetto dissuasivo, occorre tener conto tanto della situazione economica del richiedente l’informazione quanto dell’interesse generale legato alla tutela dell’ambiente. Tale valutazione non può, quindi, essere effettuata unicamente rispetto alla situazione economica dell’interessato, ma deve basarsi anche su un’analisi obiettiva dell’importo della tassa. Anche se la tassa non deve oltrepassare le capacità finanziaria dell’interessato né apparire, in ogni caso, oggettivamente irragionevole.

La ragionevolezza della tassa applicata per la fornitura di un tipo particolare di informazioni ambientali può essere oggetto di un controllo amministrativo e giurisdizionale nazionale limitato, basta però che tale controllo sia effettuato sulla base di elementi oggettivi e verta – conformemente ai principi di equivalenza e di effettività – sulla questione se l’autorità pubblica che impone una tale tassa abbia rispettato le condizioni previste dalla normativa europea.