Come l’Ue garantisce la sicurezza delle sorgenti radioattive sigillate ad alta attività

[17 aprile 2015]

A seguito degli attacchi terroristici del 2001 negli Stati Uniti, molti organismi di sicurezza nazionali hanno espresso la preoccupazione che gruppi violenti potessero usare sorgenti radioattive come arma per generare paura e disordine pubblico.

Tanto che sia l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Iaea) sia l’Unione europea sono intervenute per garantire la sicurezza di tali sorgenti, in particolare di quelle a più alta attività. Così in Europa è stato elaborato un quadro giuridico per garantire il controllo e la sicurezza delle sorgenti radioattive sigillate ad alta attività (Hass) che obbliga gli Stati membri a introdurre sistemi d’individuazione di sorgenti radioattive orfane e di recupero delle sorgenti radioattive che sono il retaggio di attività del passato.

E’ stata emanata nel 2003 la direttiva Hass (High-Activity Sealed Sources) – il quale periodo di attuazione giuridica si è concluso due anni dopo. La direttiva Hass, infatti è stata inglobata dalla 2013/59/Euratom sulle norme fondamentali di sicurezza (nuova direttiva Bss, Basic Safety Standards). Nonostante ciò la sua attuazione sarà utile agli Stati per recepire la nuova direttiva. Durante il processo di recepimento, la Commissione richiamerà in particolare l’attenzione degli Stati membri sui settori in cui sono state riscontrate difficoltà di attuazione, al fine di superarle meglio nella nuova normativa di recepimento.

Adesso la Commissione europea riferisce – attraverso apposita relazione – in merito all’esperienza acquisita nell’attuazione della direttiva al Parlamento europea, al Consiglio e al Comitato economico, concludendo che questa è stata attuata adeguatamente nell’Ue, anche se sussistono ancora differenze significative tra gli Stati membri per quanto concerne le prassi di attuazione.

È stato condotto un esame dell’attuazione al fine di tracciare un quadro della situazione nell’Ue su vari aspetti: sul controllo delle sorgenti ad alta attività in uso; sulla gestione delle sorgenti dismesse e sulle strategie di manipolazione delle sorgenti orfane.

I risultati indicano prassi variabili nell’attuazione pratica delle prescrizioni della direttiva: alcuni Stati hanno un’amministrazione e misure di controllo molto avanzate, mentre altri hanno un’amministrazione di modeste dimensioni. Del resto il numero delle sorgenti sigillate ad alta attività negli Stati membri varia da alcune soltanto in taluni Stati membri fino a svariate migliaia in altri.

L’inventario europeo delle Hass comprende circa 30 700 sorgenti, il 50% delle quali in Germania e in Francia. Negli Stati membri sono registrati circa 3 200 detentori di Hass, il 63% dei quali è rappresentato da Germania, Francia, Polonia e Regno Unito.

Le sorgenti radioattive sigillate ad alta attività sono contenitori di materiale radioattivo incapsulato la cui attività eccede il limite specificato dalla normativa. Vengono utilizzate per lo più in medicina, nelle prove non distruttive sui materiali e a scopi di sterilizzazione.

A causa della loro alta attività e di una configurazione fisica frequentemente mobile, la sicurezza delle Hass è un problema particolarmente complesso per le autorità nazionali, soprattutto perché un uso doloso di materiale radioattivo potrebbe avere conseguenze molto gravi per il funzionamento della società. Inoltre, una perdita accidentale di controllo potrebbe provocare casi di sovraesposizione a radiazioni o costi molto elevati se tale sorgente venisse fusa nel corso di un processo di riciclaggio di rottami metallici.

Comunque, in generale gli obiettivi della direttiva sono stati raggiunti tanto che la Commissione sostiene che non vi sia ragione di credere che le sorgenti sigillate ad alta attività non siano soggette a controlli sufficienti in ciascuno degli Stati membri. Anche se il settore di più difficile attuazione rimane l’organizzazione di campagne per il recupero di eventuali sorgenti orfane tramandate da attività del passato.