Corte dei Conti Ue: «Occorre fare di più per realizzare le potenzialità della rete Natura 2000»

Una rete comprendente il 18% del territorio in tutta l’Ue, nonché circa il 6% di zone marine

[22 febbraio 2017]

La rete Natura 2000 è stata attuata in maniera adeguata? Secondo la Corte dei Conti Ue, no. Perché la rete non ne sono state sfruttate appieno le potenzialità. Quindi, occorrono progressi significativi da parte degli Stati membri e maggiori sforzi da parte della Commissione per poter contribuire al raggiungimento degli obiettivi della strategia dell’Ue sulla biodiversità fino al 2020.

Tutto ciò è quanto emerge dalla relazione speciale della Corte “Occorre fare di più per realizzare appieno le potenzialità della rete Natura 2000”, formatasi a seguito dell’audit svolto presso la Commissione e in cinque Stati membri, coprendo la maggior parte delle regioni biogeografiche europee. Gli auditor della Corte hanno visitato 24 siti Natura 2000, hanno condotto indagini negli Stati membri e interpellato vari gruppi di portatori di interesse.

La rete Natura 2000 è la rete ecologica di conservazione più grande al mondo, che comprendente il 18% del territorio in tutta l’Ue, nonché circa il 6% di zone marine. Natura 2000 è il fulcro della strategia dell’Ue. Una strategia volta ad arrestare la perdita di biodiversità e a fornire servizi ecosistemici entro il 2020.

Le attività socio-economiche non sono proibite nei siti Natura 2000, ma gli Stati membri devono far sì che questi non subiscano un deterioramento e adottare le misure di conservazione necessarie al fine di mantenere o ripristinare uno status di conservazione soddisfacente per le specie e gli habitat protetti. Dalla relazione, però emerge che gli Stati membri molto spesso hanno ritardato o hanno definito in maniera inadeguata le necessarie misure di conservazione. Gli Stati membri visitati non hanno valutato in modo adeguato i progetti aventi un impatto sui siti Natura 2000. E il coordinamento tra autorità competenti, portatori di interesse e Stati membri limitrofi non è sufficientemente sviluppato.

In tale contesto la Commissione ha esercitato una sorveglianza attiva sull’attuazione di Natura 2000, ma gli orientamenti destinati agli Stati membri potevano essere divulgati meglio. La Commissione ha trattato un numero ingente di denunce riguardanti Natura 2000, in genere trovando una soluzione con gli Stati membri, ma anche avviando procedure d’infrazione.

Dal punto di vita del finanziario per sostenere la gestione della rete Natura 2000, i fondi Ue non sono stati mobilitati in modo opportuno per la scarsa informazione sui costi della rete e sul fabbisogno di finanziamento dal bilancio Ue.

I quadri di azioni prioritarie (Paf) hanno fornito un’immagine incompleta del finanziamento Ue effettivo fino al 2013 e dell’assegnazione prevista dei fondi per il periodo 2014-2020. A livello dei siti, i piani di gestione hanno raramente portato a valutazioni esaustive dei costi.

I documenti di programmazione per il periodo 2014-2020 relativi ai vari fondi Ue utilizzati per finanziare la rete (in particolare il Feasr e Fesr) non riflettono il fabbisogno di finanziamento nella sua interezza e la Commissione non ha ovviato a queste carenze in maniera strutturata. I meccanismi di finanziamento Ue non sono sufficientemente mirati agli obiettivi dei siti Natura 2000 anche perché la scelta è stata quella di utilizzare i fondi Ue esistenti.

Dal punto di vista dei sistemi di monitoraggio e rendicontazione per Natura 2000, la Corte tali sistemi li ha valutati come “non atti a fornire informazioni esaurienti sull’efficacia della rete”.  Del resto non vi è alcuno specifico sistema di indicatori di performance per l’impiego dei fondi Ue per la rete Natura 2000. Sono presenti indicatori a livello di programma di finanziamento (ad esempio, il Feasr), ma si riferiscono a obiettivi per la biodiversità in generale e sono incentrati sulle realizzazioni anziché sui risultati di conservazione della rete Natura 2000. A livello dei siti, i documenti relativi alla gestione spesso non includono piani di monitoraggio, oppure, quando detti piani sono presenti, risultano non abbastanza dettagliati o non riportano scadenze precise. Solitamente, i formulari standard, che contengono informazioni di base sulle caratteristiche del sito, non sono aggiornati a seguito delle attività di monitoraggio. I dati comunicati dagli Stati membri per la relazione periodica della Commissione sullo stato della natura segnalavano l’evoluzione tendenziale dello stato di conservazione, ma troppo spesso sono incompleti e difficilmente confrontabili.