Dall’Europa nuova direttiva per la pianificazione dello spazio marittimo

[29 agosto 2014]

La domanda di spazio marittimo in Europa è in fase di rapido ed elevato incremento per scopi diversi, come gli impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili, la prospezione e lo sfruttamento di petrolio e gas naturale, il trasporto marittimo e le attività di pesca, la conservazione degli ecosistemi e della biodiversità, l’estrazione di materie prime, il turismo, gli impianti di acquacoltura e il patrimonio culturale sottomarino, nonché le molteplici pressioni sulle risorse costiere richiedono una strategia integrata di pianificazione e di gestione.

L’Ue ha, dunque, istituito un quadro per la pianificazione dello spazio marittimo nell’intento di promuovere lo sviluppo e l’uso sostenibile delle economie marittime, delle zone e delle risorse marine, tramite una direttiva – pubblicata sulla Gazzetta ufficiale – che prevede l’elaborazione e l’attuazione, da parte degli Stati membri, della pianificazione dello spazio marittimo allo scopo di favorire la coesistenza sostenibile degli usi e, ove opportuno, un’idonea ripartizione dello spazio marittimo tra i vari usi pertinenti. Il tutto tenendo conto delle interazioni terra-mare dato che le attività marine e costiere sono spesso strettamente correlate e del rafforzamento della cooperazione transfrontaliera.

La pianificazione dello spazio marittimo contribuirà alla gestione efficace delle attività marittime e all’utilizzo sostenibile delle risorse marine e costiere mediante la creazione di un quadro decisionale coerente, trasparente, sostenibile basato su elementi concreti. Ecco che, in sede di elaborazione e attuazione della pianificazione, gli Stati membri dovranno tenere in considerazione gli aspetti economici, sociali e ambientali al fine di sostenere uno sviluppo e una crescita sostenibili nel settore marittimo, applicando un approccio ecosistemico, e al fine di promuovere la coesistenza delle pertinenti attività e dei pertinenti usi.

Mediante i piani di gestione, gli Stati membri potranno contribuire allo sviluppo sostenibile dei settori energetici del mare, dei trasporti marittimi e del settore della pesca e dell’acquacoltura, per la conservazione, la tutela e il miglioramento dell’ambiente, compresa la resilienza all’impatto del cambiamento climatico. E potranno anche promuovere il turismo sostenibile e l’estrazione sostenibile delle materie prime.

Nelle acque marine, gli ecosistemi e le risorse marine sono soggetti a considerevoli pressioni. Le attività umane, ma anche gli effetti dei cambiamenti climatici, le calamità naturali e i fenomeni di dinamica costiera quali l’erosione e l’avanzamento delle coste dovuto a sedimentazione possono avere gravi ripercussioni sullo sviluppo economico e sulla crescita delle aree costiere e sugli ecosistemi marini, con conseguente peggioramento dello stato ecologico, perdita di biodiversità e degrado dei servizi ecosistemici.

Dunque, per garantire che la pressione collettiva di tutte le attività sia mantenuta entro livelli compatibili, nella pianificazione dello spazio marittimo gli Stati dovranno utilizzare l’approccio ecosistemico.

In tal modo sarà possibile conseguire un buono stato ecologico senza che sia compromessa la capacità degli ecosistemi marini di reagire ai cambiamenti causati dalle attività umane, contribuendo nel contempo all’uso sostenibile dei beni e dei servizi marini da parte delle generazioni presenti e future. L’approccio consentirà anche una gestione adattativa, garantendo un miglioramento e un ulteriore sviluppo di pari passo con l’aumento dell’esperienza e della conoscenza sulla base della disponibilità di dati e informazioni a livello di bacino marino al fine di attuare tale approccio.