Ecuador, 30mila contadini beffati da una contro-sentenza a favore dei giganti del petrolio

Appena due mesi fa le vittime dell’estrazione petrolifera avevano ottenuto ragione dopo un processo dilungatosi per 25 anni, ma il risultato è stato subito ribaltato

[14 settembre 2018]

Dopo un processo lungo 25 anni lo scorso luglio gli Afectados (l’associazione delle vittime dell’estrazione petrolifera ,ndr) dell’Ecuador hanno celebrato la loro storica vittoria contro il gigante Texaco Chevron, sancita a seguito dei danni dell’estrazione di petrolio sul territorio: ma appena due mesi dopo è di nuovo tutto in discussione.

L’attività della multinazionale, in Ecuador dal 1964, ha profonde ricadute sull’ambiente, sulle comunità locali e la qualità dei terreni e delle acque (si stima che sul territorio siano presenti 60 miliardi di litri di acqua tossica causati dallo sversamento di petrolio). La protesta verso la compagnia petrolifera è partita dalle comunità locali, e quando a luglio la Corte Costituzionale ecuadoriana ha rigettato l’ultimo ricorso di Chevron, stabilendo un risarcimento dei danni socio-ambientali pari a 9,5 miliardi di dollari, sembrava essere arrivata l’ora di una svolta rivoluzionaria: una grande multinazionale era stata sconfitta e le giuste rivendicazioni di chi vive il territorio avevano avuto il risarcimento e la ragione che meritavano.

Il processo aveva evidenziato un danno intenzionale da parte di Chevron-Texaco sul territorio ecuadoriano. L’intenzionalità dell’azione era data dal fatto che le tecnologie utilizzate dalla compagnia nello stesso periodo per le estrazioni negli Stati Uniti erano più sofisticate e finalizzate a ridurre i danni ambientali, problema che non si erano invece posti per il territorio ecuadoriano.

Ma la vittoria è stata in realtà illusoria perché dopo soli due mesi, il 7 settembre scorso, un tribunale della Corte permanente di arbitrato dell’Aja ha ordinato l’annullamento della sentenza che condannava Chevron al risarcimento dei danni. L’Ecuador è accusato di aver violato un articolo del Trattato bilaterale sugli investimenti (Bilateral investment treaty) esistente tra Ecuador e Stati Uniti dal 1993, e la nuova riapertura del caso impedisce l’attuazione della precedente sentenza e blocca il risarcimento dei danni previsto.

Gli Afectados e le intere comunità locali sentono ancora più forte la necessità di combattere per ottenere al più presto un risanamento del territorio e il riconoscimento dei loro diritti fondamentali. Questa “contro-sentenza” rappresenta un’importante battuta d’arresto per il movimento, che adesso identifica tra i nemici non solo il gigante petrolifero ma lo Stato stesso. La battaglia proseguirà dunque per ottenere l’attuazione del risarcimento danni, e deve monitorare che non vi siano interferenze politiche nello sviluppo del processo.

Ad oggi le speranze di un cambiamento radicale, di un risanamento del territorio e di una spinta a un movimento più profondo che possa finalmente dare voce alle rivendicazioni locali sono state però disattese, e la strada verso il raggiungimento della giustizia sembra ancora lunga e ricca di ostacoli.

Per questo il Centro dei diritti economici e sociali ha lanciato una lettera di solidarietà da firmare per sostenere le rivendicazioni locali e supportare gli Afectados ecuadoriani: http://cdes.org.ec/web/firma-urgente-para-detener-el-poder-corporativo-de-chevron-texaco/.

di Cospe per greenereport