Emas e Ecolabel sono strumenti ancora poco diffusi

[7 luglio 2017]

Il sistema comunitario di ecogestione e audit (Emas) e il  marchio di qualità ecologica dell’Unione europea (Ecolabel) sono in teoria strumenti utili, ma in pratica poco diffusi: è quanto emerge dalla relazione della Commissione Ue al Parlamento e al Consiglio, relativa al riesame dell’attuazione del regolamento Emas e del regolamento Ecolabel Ue.

Emas ed Ecolabel sono parte integrante del quadro strategico UE per la produzione e il consumo sostenibili e sono parte integrante della comunicazione sul piano d’azione “Produzione e consumo sostenibili” e “Politica industriale sostenibile”. Sono, però, strumenti volontari ai quali le imprese possono aderire.

L’Ecolabel ha l’obiettivo di promuovere “i prodotti che esercitano un minore impatto sull’ambiente durante l’intero ciclo di vita e offrire ai consumatori informazioni accurate, non ingannevoli e scientificamente fondate sull’impatto ambientale dei prodotti”. Emas ha invece l’obiettivo di “promuovere il miglioramento continuo delle prestazioni ambientali delle organizzazioni mediante l’istituzione e l’applicazione da parte loro di sistemi di gestione ambientale, la valutazione sistematica, obiettiva e periodica delle prestazioni di tali sistemi, mediante l’offerta di informazioni sulle prestazioni ambientali, un dialogo aperto con il pubblico e le altre parti interessate e infine con il coinvolgimento attivo e un’adeguata formazione del personale delle organizzazioni interessate.”

Oltre a garantire obiettivi in campo ambientale, Emas e Ecolabel possono favorire il conseguimento di obiettivi in campo economico. Ad esempio, le imprese, comprese le Pmi che partecipano a Emas, possono migliorare la loro efficienza finanziaria e competitività migliorando l’utilizzo delle risorse. Un’attuazione adeguata e un uso diffuso di Ecas e l’Ecolabel possono stimolare l’innovazione e determinare un reale cambiamento del mercato.

La relazione della commissione attesta l’utilità dei regimi quanto strumenti volontari per “le imprese che facilitano la transizione all’economia circolare e forniscono di informazioni sulle prestazioni ambientali di prodotti e organizzazioni ai consumatori e nelle transazioni tra imprese”.

Ma il vaglio di adeguatezza (studio di valutazione e consultazione dei portatori di interessi) attesta anche che la diffusione dei regimi potrebbe essere migliore e più efficiente. Quindi ha individuato i limiti più evidenti dei due strumenti che sono collegati al loro carattere volontario e al livello limitato di diffusione per una serie di gruppi di prodotti, oltre che alla scarsa conoscenza che si ha dei due regimi.

Per quanto riguarda l’Ecolabel la Commssione constata: l’assenza di attività promozionali a tutti i livelli – Commissione, Stati membri e (a livello di interventi volontari) imprese; il numero elevato e la severità dei requisiti dei criteri; la difficoltà di conformarsi ad alcune disposizioni come quella che proibisce l’uso di sostanze pericolose. Registra inoltre significative differenze nella diffusione del regime a seconda dei tipi di prodotti. In diversi gruppi di prodotti la diffusione è nulla, o solo marginale, a causa degli ostacoli esistenti, da un lato, e dall’assenza di un approccio strategico per selezionare quali gruppi necessitino di una elaborazione/revisione dei criteri, dall’altro.

Per quanto riguarda Emas la Commissione individua ostacoli supplementari che sono costituiti da: una mancanza di integrazione nelle politiche pubbliche in forma di incentivi e semplificazione di altri obblighi regolamentari; l’assenza di attività promozionali a tutti i livelli; l’esistenza di un sistema di gestione ambientale (ISO 14001) riconosciuto a livello mondiale e meno rigoroso (in termini di rendicontazione/convalida) che ha la leadership del mercato.

In pratica il contributo per ridurre l’impatto ambientale globale della produzione e del consumo apportato da Emas ed Ecolabel è limitato. E’ limitato dal livello di diffusione presso produttori e organizzazioni dovuto in gran parte alla ridotta consapevolezza dei portatori di interesse esterni, quali partner commerciali, consumatori ma anche autorità.

Tutto ciò si traduce in un riconoscimento limitato della partecipazione a livello sia di mercato sia amministrativo/regolamentare, e anche dei criteri di partecipazione che in alcuni casi possono essere difficili da soddisfare per il settore industriale dell’Ue.

In sostanza, ora come ora, la diffusione di Emas e dell’Ecolabel UE non è sufficiente per determinare significativi cambiamenti nei modelli di produzione e consumo e, di conseguenza, garantire significativi benefici sul piano ambientale oltre a quelli conseguibili grazie alle imprese e organizzazioni che aderiscono al regime.