Gestione delle terre e rocce da scavo, è vera semplificazione? Il nuovo regolamento in Gazzetta

Secondo il ministro dell’Ambiente è «una bella novità a lungo attesa dagli operatori che riguarderà secondo le nostre stime oltre 150 mila imprese di ogni dimensione»

[9 agosto 2017]

Entrerà in vigore il prossimo 22 agosto il nuovo regolamento recante la disciplina “semplificata” della gestione delle terre e rocce da scavo, atteso ormai dal 2014: il relativo Dpr (decreto del Presidente della Repubblica) è stato infatti pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Cosa cambia dunque «per 150 mila imprese di ogni dimensione», ovvero quelle interessate dal provvedimento secondo il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti?

Il decreto – spiegano dal ministero dell’Ambiente – ha come oggetto la gestione delle terre e rocce qualificate come sottoprodotti per tutti i cantieri, la disciplina del deposito temporaneo di quelle considerate come rifiuto, la gestione nei siti oggetto di bonifica. «Con una disciplina più semplice e più chiara – aggiunge il ministro Galletti – abbiamo disciplinato in modo organico tutta la materia, evitando che le imprese, in preda ad incertezze normative e col rischio di interminabili trafile burocratiche che oggi durano anche fino a due anni, considerino ogni terra e roccia da scavo come un rifiuto e non come sottoprodotto. Grazie a questo testo otteniamo tanti risultati insieme: miglioriamo la tutela delle risorse naturali grazie al minore smaltimento in discarica e al minor utilizzo di materiale di cava, ma allo stesso tempo diamo più forza alle aziende che operano nel rispetto dell’ambiente con lavori nei cantieri più veloci e potenziali minori costi derivanti dall’approvigionamento di materia prima».

Tra i più importanti elementi di «semplificazione» enumerati dal ministero spiccano «l’eliminazione delle autorizzazioni preventive attraverso la previsione di un modello di controllo ‘ex post’, con l’autocertificazione e il rafforzamento del sistema dei controlli», prevedendo «una procedura più spedita per attestare che le terre e rocce da scavo soddisfino i requisiti nazionali ed europei per essere qualificate come sottoprodotti», e una disciplina specifica le aree oggetto di bonifica, dove «sono individuate procedure uniche per gli scavi come per la caratterizzazione dei terreni generati dalle opere da realizzare».

Al contempo, l’introduzione delle «semplificazioni è bilanciata da un rafforzamento del sistema dei controlli, che prevedono misure dirette a superare anche eventuali casi di inerzia da parte delle Amministrazioni». Funzionerà? Dal ministero descrivono in toni entusiasti «un testo unico, coordinato e coerente, che riguarda tutte le tipologie di cantiere e che finalmente semplifica in modo significativo le diverse e spesso disomogenee normative vigenti fino ad oggi, pienamente allineato anche con l’evoluzione della normativa europea».

Un entusiasmo che ricorda quello che circondò, poco più di un anno fa, il nuovo Codice degli appalti: l’attesa – e sacrosanta – “semplificazione” sarebbe stata la spinta agli investimenti. Com’è andata a finire lo sappiamo: crollo verticale delle gare pubbliche a causa della forte difficoltà a recepire le nuove regole, corsa alla (nuova) modifica del Codice degli appalti con un Correttivo di 131 articoli per aggiustare il testo originario da 220 articoli. La speranza è che con la “semplificazione” della gestione delle terre e rocce da scavo vada meglio: lo dirà l’esperienza sul campo.

L. A.