Il pasticciaccio della finanziabilità e realizzabilità del sistema tangenziale di Lucca

[5 aprile 2016]

Tangenziale di Lucca

L’effettivo inserimento degli Assi Viari nel Contratto di Programma MIT-ANAS 2007-2011, ripetutamente richiamato negli atti amministrativi, uno dei criteri previsti dalla Delibera CIPE 4/2014 per selezionare l’opera e finanziarla? Infondato, come certificato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che, a due anni dall’inchiesta pubblica, ha ammesso alla nostra Associazione che in quel Programma «tale intervento non era stato previsto».

L’attuale rebus degli Assi Viari? Un pasticciaccio nato nel 2003 dall’attuazione di linee guida di soggetti incompetenti, non recepite dagli accordi ufficiali Governo Regione, utilizzate da ANAS nel primo progetto del 2005, alla cui localizzazione la Regione Toscana si è opposta con Delibera n. 1020/2005 denunciando l’«illegittimità della procedura attivata dalla Direzione Centrale di Programmazione e Progettazione di ANAS S.p.A» ed in cui l’Amministrazione provinciale di Lucca aveva già «Riscontrato che la necessità del sistema tangenziale non è dimostrata dagli studi trasportistici e quindi non sussiste il presupposto fondamentale che motiverebbe la proposta progettuale»: carenza non sanata nel nuovo progetto, come certifica lAdunanza del gennaio 2016 del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici che, nel rilevare «una significativa contraddizione» nello studio trasportistico, ha ritenuto «opportuno che venga avviato un piano di rilievi del traffico, per valutare la funzionalità degli interventi che verranno realizzati, anche in relazione alla effettiva evoluzione della futura domanda di traffico»

La confusione programmatica del progetto in istruttoria al MIT è stata oggetto della nostra controreplica a vari soggetti competenti, di cui auspichiamo l’intervento degli Enti di controllo, avendo il MIT inteso ricondurre l’infrastruttura al precedente Piano ANAS 2003-2012. Infatti tale pianificazione non è fra i criteri stabiliti dal CIPE che permettono di programmare e finanziare l’opera, né in tale Piano l’infrastruttura trova il proprio corrispettivo inserimento fra quelle all’epoca programmate in Legge Obiettivo, né fra gli «Interventi previsti da Intese Generali Quadro, Accordi di Programma Quadro e Convenzioni con altri Enti» all’epoca siglati ed essendo invece presente nel Piano Regionale della Mobilità del 2004 come «riorganizzazione della rete viaria più che con viabilità ex novo».

Il Ministero ha ammesso la propria difficoltà di programmazione economica, indebolita da un limitato orizzonte pluriennale determinato da scarsezza di risorse (evidentemente non ben utilizzate N.d.R.) e di interpretazione normativa, derivante dal fatto che «lo scenario normativo di riferimento, più volte mutato nel corso dell’ultimo quinquennio, ha portato anche ad una incertezza circa il perimetro delle competenze ANAS» e che è «mutuato, altresì, lo scenario di riferimento circa la definizione delle programmazione delle Opere Pubbliche». Elementi generali che necessitano chiarimento, anche in merito ai meccanismi che hanno determinato l’inserimento delle opere pubbliche nella cd. Legge Obiettivo, che mostrano chiaramente i limiti di applicazione di questa norma che, lungi da proporre una utile semplificazione, ha determinato evidenti effetti distorsivi: pertanto nella nostra replica abbiamo suggerito ai Presidenti di Camera e Senato l’istituzione di una Commissione Parlamentare d’Inchiesta ad hoc.

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