Infrazioni Ue, per l’Italia sono 103 i casi aperti. Triste primato all’ambiente

[11 giugno 2013]

Salgono a 103 le procedure d’infrazione a carico dell’Italia per violazione del diritto dell’Unione europea (i casi sono 85) e per mancato recepimento di direttive (18 casi). Tra i vari settori interessarti l’ambiente mantiene il primato con 31 casi di infrazione aperti, seguito da fiscalità e dogane (11), da lavoro e affari sociali (9) e dall’energia (3).

Sono stati archiviati 5 procedimenti (di cui uno riguarda il regolamento 842/2006 sui gas fluorurati ad effetto serra – Refrigerazione, condizionamento d’aria e impianti a pompa di calore), ma ne sono stati aperti altri 9.

L’alto numero di infrazioni in materia ambientale testimonia, ancora una volta, la difficoltà del nostro paese di attuare regolarmente ed entro i termini previsti le politiche ambientali europee. Del resto la materia ambiente è un settore di complessa gestione dal punto di vista sociale e politico. Dove è forte la logica “emergenziale”, dove gli organi interni deputati all’adempimento si devono confrontare con contingenze proprie della dimensione locale.

E’ pure vero che in Italia si assiste a un recepimento – definito “notarile” – della normativa che spesso porta grandi difficoltà nell’applicazione sia a livello nazionale sia a livello regionale e locale. Vengono, cioè, approvate norme che sono la ripetizione della disciplina contenuta nelle direttive. Questo, da un lato consente all’Italia di adempiere rapidamente e in alcuni casi di scampare possibili aperture di procedimenti di infrazione; dall’altro però esclude l’integrazione della disciplina europea con il contesto nazionale. Non si assiste a un’armonizzazione del diritto interno agli obiettivi delle direttive e non si integra la disciplina esistente con la nuova disciplina proprio perché le istituzioni tendono a operare come un recettore passivo della normativa europea.

Da ricordare, inoltre che la normativa ambientale italiana è per la stragrande maggioranza di derivazione europea, ma che è caratterizzata di per sé da una scarsa chiarezza: le norme si stratificano, non si implementano, non si armonizzano, rimandano ad altre normative portando con sé incertezze del diritto, dell’applicazione e del rispetto dei doveri sia per gli enti locali sia dei singoli privati che intendono agire correttamente.

Nonostante tutto, adempiere alla normativa europea rimane un obbligo delle istituzioni nazionali locali. L’Italia in quanto appartenente all’UE è tenuta a rispettare tale fonte sovranazionale… al momento con gravi carenze, purtroppo.