I risultati di una ricerca frutto dell’Istituto universitario europeo

Referendum, la riforma costituzionale italiana piace (solo) ai ricchi

«Mentre solo un quinto di chi fa fatica ad arrivare a fine mese sostiene la riforma, quasi la metà di chi vive senza difficoltà voterebbe Sì»

[18 novembre 2016]

A poco più di due settimane dall’appuntamento referendario del 4 dicembre, le proiezioni di voto e i sondaggi elaborati per analizzare il sentiment degli italiani a proposito della riforma costituzionale non si contano. Ad oggi il No viene dato pressoché unanimemente in vantaggio, ma l’esperienza della Brexit e dell’elezione di Donald Trump dovrebbero suggerire cautela sull’effettiva aderenza alla realtà dei risultati proposti.

Scandagliare nella fumosa palla di cristallo dei sondaggisti potrebbe essere dunque inutile per prevedere il risultato del voto, mentre rimane interessante osservare alcune considerazioni collaterali. La più rilevante arriva da uno studio, condotto da Andrea De Angelis, Hanspeter Kriesi, Davide Morisi (tutti e tre esponenti dell’Istituto universitario europeo con sede a Firenze) e Céline Colombo (Università di Zurigo) assieme ad Swg, basato su un campione rappresentativo di 2. 279 elettori.

Due risultati spiccano tra quelli emersi dall’indagine qualitativa prodotta dai ricercatori: 1) il supporto per la riforma cala quando questa viene esplicitamente associata al governo Renzi; 2) al migliorare della condizione economica dell’intervistato, aumenta il supporto per la riforma.

«La correlazione fra reddito percepito e supporto per la riforma è indipendente dal supporto per Renzi e dal livello di istruzione – spiegano i ricercatori – Mentre solo un quinto di chi fa fatica ad arrivare a fine mese sostiene la riforma, quasi la metà di chi vive senza difficoltà voterebbe Sì».

Osservazioni che riportano prepotentemente in auge il rapporto che lega la crescita di disuguaglianza e povertà da un lato con la mancanza di fiducia nella politica istituzionale, primaria porta d’accesso ai rigurgiti populisti (anch’essi crescenti nel nostro Paese). Che la prima vittima di questo processo sia proprio il principale partito del centrosinistra italiano, il cui tradizionale elettorato non si immagina certo composto dalle fasce più ricche della popolazione, è un paradosso sui cui – indipendentemente da come la si pensi sui contenuti della riforma costituzionale – sarebbe finalmente utile concentrare il pubblico dibattito.

L. A.