Le acque delle attività di vendita e riparazione delle gomme sono reflue industriali

[22 novembre 2016]

Le acque provenienti dall’attività artigianali, come la vendita e riparazione delle gomme sono acque reflue industriali se le caratteristiche qualitative sono diverse da quelle delle acque domestiche.

Lo ricorda la Corte di Cassazione penale – con sentenza di questo mese, la numero 48576 – in riferimento alla questione trattata dal Tribunale di Palermo. Nel 2015 con sentenza il Tribunale ha condannato al pagamento di ammenda il titolare di una ditta per la vendita e riparazione gomme per aver attivato uno scarico senza la prescritta autorizzazione.

Il legislatore definisce le acque reflue industriali come quelle provenienti da edifici o installazioni in cui si svolgono attività commerciali o di produzione di beni, differenti, qualitativamente, dalle acque reflue domestiche e da quelle meteoriche di dilavamento.

Secondo la giurisprudenza in questa nozione rientrano tutti i reflui derivanti da attività che non attengono strettamente al prevalente metabolismo umano e alle attività domestiche, il cui scarico è invece presidiato dalla mera sanzione amministrativa.

Conseguentemente rientrano tra le acque reflue industriali quelle provenienti da attività artigianali e da prestazioni di servizi a condizione che le caratteristiche qualitative degli stessi siano diverse da quelle delle acque domestiche. E ciò indipendentemente dal grado o dalla natura dell’inquinamento.

Dunque, per determinare le acque che derivano dalle attività produttive occorre procedere a contrario, vale a dire escludere le acque ricollegabili al metabolismo umano e provenienti dalla realtà domestica.

E’ questo il caso degli impianti di autolavaggio, i quali hanno natura di insediamenti produttivi e non di insediamenti civili in considerazione della qualità inquinante dei reflui, diversa e più grave rispetto a quella dei normali scarichi da abitazioni, e per la presenza di residui quali oli minerali e sostanze chimiche contenute nei detersivi e nelle vernici eventualmente staccatesi da vetture usurate.

Ma, evidentemente, è anche il caso di un esercizio avente ad oggetto la riparazione di pneumatici, visto che i lavaggi, anche attraverso l’uso di comuni sgrassanti, ovviamente comportano la possibilità del rilascio di sostanze inquinanti.