Realacci presenta un’interrogazione al ministero dell’Ambiente

L’Italia, un Paese che ha smarrito la Via

Dalla conversione del decreto Competitività (agosto) si attende il decreto sulla Valutazione di impatto ambientale

[4 dicembre 2014]

Il decreto Competitività, convertito con la legge 116/2014, ha soppresso tutte le soglie previste per l’obbligo di procedura di Valutazione di impatto ambientale (Via), prevedendo al contempo che il ministero dell’Ambiente emanasse un decreto per fissare i nuovi criteri di esenzione.

Il decreto ministeriale, però, è ancora in fase di stesura e così, di fatto, ad oggi ogni nuovo progetto di qualsiasi dimensione deve essere sottoposto prima dell’autorizzazione ad una lunga, approfondita e onerosa procedura ambientale. Compresi i progetti di piccolissime dimensioni, dal fotovoltaico da 2 kW alla caldaia, dalla biomasse da 10 kWth al termocamino a pellet.

Arrivando al paradosso che progetti di poche migliaia di euro sono gravati da lunghe procedure amministrative, il cui costo arriva a superare anche di tre, quattro volte quello dell’impianto. L’allarme è stato lanciato dal Coordinamento Free, che riunisce oltre venti associazioni delle rinnovabili e che denuncia come in questo modo migliaia di progetti saranno abbandonati facendo perdere al Paese centinaia di milioni di euro di investimenti, ma coinvolge tutti i settori.

Per fare luce su questo ritardo che rischia di costarci caro e sollecitare l’emanazione del decreto che fisserà i criteri e le soglie di assoggettabilità o meno di un progetto alla procedura Via ho presentato una interrogazione al ministro dell’Ambiente, chiedendo che nel decreto vengano coniugati i criteri di proporzionalità con la giusta attenzione alla specificità di ogni progetto.

di Ermete Realacci, presidente della commissione Ambiente della Camera