L’Ue ha riformato il quadro per la raccolta e la gestione di dati nel settore della pesca

[20 giugno 2017]

L’Ue rivede le norme per la raccolta, la gestione e l’uso di dati biologici, ambientali, tecnici e socioeconomici relativi al settore della pesca.  Con regolamento pubblicato sulla Gazzetta ufficiale europea di oggi modifica il precedente regolamento che istituisce un quadro comunitario per la raccolta, la gestione e l’uso di dati nel settore della pesca e un sostegno alla consulenza scientifica relativa alla politica comune della pesca (Pcp).

La Commissione, dunque elabora un programma pluriennale per la raccolta e la gestione dei dati secondo criteri prestabiliti. Si tratta, comunque di dati sull’ecosistema relativi all’impatto della pesca, dati sulla sostenibilità dell’acquacoltura e dati socioeconomici sulla pesca e l’acquacoltura.

Per motivi di semplificazione e razionalizzazione, i dati da raccogliere sono selezionati sulla base di esigenze chiaramente motivate da parte degli utenti di dati scientifici, tenendo conto della rilevanza e dell’utilità. Perché la raccolta dati deve consentire la determinazione degli obiettivi necessari per l’attuazione dei piani pluriennali come il tasso di mortalità per pesca e la biomassa dello stock riproduttore. Così come deve consentire di colmare le lacune nella copertura dei dati relativi alla flotta peschereccia e di ridurre il numero di stock con carenza di dati in talune regioni.

In tale ottica risulta anche importante raccogliere dati biologici sulla pesca ricreativa laddove vi è un impatto potenzialmente significativo sullo stato dello stock per consentire di instaurare le modalità di gestione e conservazione.

In riferimento alla raccolta dati un metodo importante è rappresentato dalle campagne di ricerca a mare, tanto che l’Ue prevede di effettuare un numero sufficiente di campagne di ricerca a mare obbligatorie nelle regioni marine dove gli stock sono condivisi.

Per l’attuazione del programma pluriennale dell’Unione è richiesto un impegno da parte degli Stati membri. Questi dovranno descrivere le loro principali attività di raccolta dati nella sezione del programma operativo integrata da un piano di lavoro per la stessa raccolta dati.

Inoltre, al fine di migliorare l’affidabilità dei pareri scientifici necessari per condurre la Pcp, gli Stati membri e la Commissione dovrebbero operare in coordinamento e in collaborazione nell’ambito degli organismi scientifici internazionali competenti.

Del resto il quadro per la raccolta dei dati dovrebbe contribuire al raggiungimento degli obiettivi della Pcp, che comprendono la protezione dell’ambiente marino, la gestione sostenibile di tutte le specie sfruttate commercialmente e, in particolare, il raggiungimento di un buono stato ecologico nell’ambiente marino entro il 2020.

La raccolta dei dati è essenziale in quanto consente di fondarla sui migliori pareri scientifici. I dati sono necessari lo stato degli stock ittici, la redditività dei vari segmenti del settore e l’impatto della pesca e dell’acquacoltura sull’ecosistema. E sono necessari per valutare le politiche comunitaria in (misure di gestione della pesca, misure finanziarie strutturali a sostegno delle zone dipendenti dalla pesca e dall’acquacoltura, misure di mitigazione destinate a ridurre gli effetti negativi della pesca sull’ecosistema). Pero, è anche necessario garantire che i dati siano trasmessi tempestivamente entro un termine certo e in formato standardizzato, con sistemi di codifica chiari e univoci. Una trasmissione che non riguarda solo utilizzatori finali dei dati scientifici, i quali devono poter offrire in tempo utile la consulenza necessaria a consentire una pesca sostenibile, ma anche altri soggetti interessati alla possibilità di ricevere tali dati.