Migranti, Rossi risponde a Maroni: «Il modello toscano contro chi specula sul problema»

Le Regioni non sono staterelli che possono fare come credono, ognuno per suo conto.

[8 giugno 2015]

Capitale umano. Di Mauro Biani

Dopo che i tre presidenti di Regione rimasti al centro-destra (Liguria, Veneto e Lombardia) hanno dichiarato di non voler più accogliere i profughi, il presidente rieletto della Regione Toscana, Enrico Rossi, chiede al governo nazionale di «Riconoscere alle Regioni, in modo chiaro e formale, un ruolo nella gestione dell’accoglienza dei migranti, a supporto di enti locali e prefetture, ma soprattutto in una logica di condivisione nazionale del problema» e al verminaio immondo di “Mafia Capitale” realizzato da un bel pezzo di destra istituzionale ed estrema e da molti uomini del PD sulle spalle di migranti e Rom (approfittando delle leggi e dei campi Rom realizzati con Maroni ministro dell’interno) Rossi contrappone «Il modello di accoglienza sperimentato in Toscana in questi anni, imperniato sulla distribuzione in piccole strutture affidate al volontariato e con un forte ruolo degli enti locali».
Il ruolo delle Regioni nella gestione dell’accoglienza è al centro anche di una lettera che il presidente della Regione Toscana invierà in giornata al ministro dell’interno Angelino Alfano, ma Rossi, rispondendo alle amnesie dell’ex ministro degli interni oggi presidente leghista della Regione Lombardia, ne anticipa i punti salienti: «L’ultimo colpo che si può assestare alle Regioni è quello di pensarle come staterelli che possono fare come credono, ognuno per suo conto. In questo modo si possono dividere solo le coscienze, senza risolvere i problemi, anzi, se possibile riuscendo persino ad aggravarli. Ed è questo che si ottiene alzano le barricate, magare per raccogliere qualche voto. A tutto questo bisogna rispondere con i valori dell’unità nazionale e di una reale solidarietà nei confronti di chi arriva ma anche d chi deve ricevere. Per questo, in un quadro di condivisione nazionale, la Toscana è disposta a fare la sua parte, per questo, anzi, chiediamo che il governo chiarisca il ruolo che i governi regionali possono svolgere, per sostenere e coordinare l’azione degli enti locali e delle prefetture. Quanto al modello toscano, ha funzionato e sta funzionando, a fronte dei poco più di 3 mila migranti che stiamo accogliendo, perché questi, non altri, sono i numeri che ci si trova di fronte. E se ci si chiede fino a che punto, e per quali cifre, potrà ancora funzionare: la risposta è semplice: i margini sono ancora ampi e prima di scegliere altre strade, da individuare certamente a livello nazionale, dovremo essere in grado di sfruttarne tutte le potenzialità».