Politica di coesione, Corte dei conti europea: «L’enfasi è ancora sulle realizzazioni piuttosto che sui risultati»

Esaminati progetti di 7 programmi attuati in Italia, Repubblica ceca, Francia e Finlandia

[4 settembre 2018]

Secondo la nuova relazioneLa selezione e il monitoraggio dei progetti a titolo del Fesr e dell’Fse nel periodo 2014‑2020 sono ancora sostanzialmente incentrati sulle realizzazioni” della Corte dei conti europea, «Le procedure di selezione dei progetti nell’ambito della politica di coesione sono tuttora più improntate alle realizzazioni e alla spesa piuttosto che ai risultati, nonostante da tempo sia stata espressa l’intenzione di migliorare tale situazione». Inoltre, la Corte sottolinea che «A causa di alcune carenze nel monitoraggio è stato difficile valutare in quale misura i finanziamenti Ue abbiano contribuito al raggiungimento degli obiettivi dell’Ue e degli Stati membri».

Circa un terzo del bilancio dell’Unione europea è assegnato alla politica di coesione: nel periodo di programmazione 2000‑2006 si trattava, ai prezzi correnti, di circa 230 miliardi di euro, nel 2007‑2013 erano saliti a 346,5 miliardi di euro e nel 2014‑2020 a cresceranno fino a 349,4 miliardi. La  Corte dei conti europea ricorda che «La politica di coesione è attuata tramite il Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr), il Fondo sociale europeo (Fse) e il Fondo di coesione. Questi fondi sono erogati in base a programmi operativi che stabiliscono le priorità d’investimento e gli obiettivi specifici. Tali programmi descrivono anche come verranno usati i fondi per finanziare progetti. I programmi vengono attuati dagli Stati membri e dalle loro regioni, che selezionano, monitorano e valutano i progetti».

Il nuovo rapporto speciale, che ha esaminato progetti di 7 programmi attuati in 4 Stati membri: Italia, Repubblica ceca, Francia e Finlandia, evidenzia che «Durante il periodo 2014‑2020, nell’ambito della politica di coesione l’Ue ha reso disponibili quasi 350 miliardi di euro per sostenere la creazione di posti di lavoro, la competitività delle imprese, la crescita economica, lo sviluppo sostenibile e il miglioramento della qualità di vita negli Stati membri. In precedenti relazioni, la Corte ha accolto con favore le misure della Commissione europea miranti ad accrescere la focalizzazione sui risultati. Tuttavia, ha anche evidenziato gravi debolezze nell’efficacia e nel monitoraggio delle misure».

Il responsabile della relazione della Corte dei conti Ue, Ladislav Balko, conferma: «Sebbene la concezione dei programmi della politica di coesione sia al momento maggiormente orientata ai risultati, con una logica d’intervento più forte e un’ampia serie di indicatori, la Corte ha constatato che nel complesso la selezione dei progetti non è sufficientemente orientata ai risultati e che il monitoraggio continua a essere principalmente orientato alle realizzazioni».

Secondo la Corte, «I potenziali beneficiari erano ben informati ed era stata loro fornita assistenza adeguata per accedere al finanziamento dell’Ue. Le procedure esaminate dalla Corte erano concepite in modo da favorire la selezione di progetti pertinenti agli obiettivi dei programmi, ma i criteri di selezione richiedevano raramente ai proponenti di definire indicatori di risultato quantificati a livello di progetto. Ciò rende difficile valutare se i progetti abbiano raggiunto i risultati attesi. Inoltre, per la maggior parte dei progetti la selezione è avvenuta in base al criterio “primo arrivato, primo servito”, piuttosto che con l’attribuzione di un punteggio e la creazione di una graduatoria delle proposte di progetto. Di conseguenza, non vi è alcuna garanzia che siano stati finanziati i progetti migliori».

La Corte ha constatato che «I sistemi di monitoraggio erano divenuti operativi solo in una fase avanzata, principalmente a causa di ritardi nell’adozione del quadro normativo a livello Ue. In alcuni dei sistemi informatici utilizzati, persistono debolezze che mettono a rischio l’affidabilità dei dati di monitoraggio prodotti. Le informazioni di monitoraggio sono ancora perlopiù orientate alle realizzazioni: le relazioni della Commissione illustrano i progressi compiuti per le realizzazioni e per la spesa, ma vi sono solo limitate informazioni sui risultati effettivamente raggiunti. Nel 2019 la Commissione effettuerà una verifica di quanto conseguito dai programmi, al fine di sbloccare la riserva di performance, un importo accantonato all’inizio del periodo per ciascun programma. Detta verifica si basa sui dati raccolti da questi sistemi di monitoraggio». La Corte avverte che, «In assenza di sistemi di monitoraggio che funzionino in maniera adeguata, la Commissione potrebbe avere difficoltà ad effettuare una verifica sensata».

La Corte ha formulato tre raccomandazioni: «Gli Stati membri dovrebbero effettuare un raffronto tra le domande di finanziamento dei progetti, obbligare i beneficiari a definire almeno un vero indicatore di risultato per ciascun progetto e valutare i risultati attesi e gli indicatori per le domande; La Commissione dovrebbe definire indicatori di risultato comuni per il Fondo europeo di sviluppo regionale e migliorare la propria informativa sulla performance; La Commissione dovrebbe fare in modo che si proceda, nel 2019, a una sensata verifica della performance».