Politiche ambientali, le leggi scritte e non applicate costano in Ue 50 miliardi di euro l’anno

Vella: «Un'applicazione frammentaria e non uniforme non rende servizio a nessuno»

[6 febbraio 2017]

La legislazione ambientale dell’Ue potrebbe farci risparmiare 50 miliardi di euro di costi sanitari e costi diretti per l’ambiente, ogni anno, se fosse correttamente (e pienamente) applicata. È questa la premessa da cui emerge lo “strumento per il riesame dell’attuazione delle politiche ambientali”, adottato oggi dalla Commissione europea e definito come una nuova procedura atta a «migliorare l’attuazione sia della politica ambientale dell’Ue che delle norme stabilite di comune accordo».

Come funzionerà? Ad oggi, quando le norme stabilite di comune accordo non sono correttamente attuate, la Commissione può intraprendere un’azione legale verso gli inadempienti. Si tratta di una procedura con la quale l’Italia ha una certa familiarità, visto l’elevatissimo numero di infrazioni contestateci dall’Europa soprattutto in campo ambientale. Non si tratta di pure formalità: per quanto riguarda le sole discariche abusive, le multe ancora oggi previste nel caso italiano arrivano a oltre 50 milioni di euro l’anno. Eppure, nonostante l’alta posta – economica e ambientale – in gioco, il numero di infrazioni alle politiche ambientali rimane elevato.

C’è da stupirsi? Il Corriere della Sera dedica oggi un approfondimento agli studi condotti da Adolfo Cerretti e Roberto Cornelli, criminologi della Bicocca che – analizzando studi in 235 Paesi che abbracciano gli anni 1950-2010 – mostrano come «gli alti tassi di incarcerazione e il livello di severità delle punizioni siano o quasi irrilevanti o addirittura associati a tassi di violenza letale alti e per giunta in aumento». In campo ambientale non è poi molto diverso. Procedere soltanto per inasprimento delle pene non porta ai risultati voluti, ovvero la diminuzione dei crimini. Occorrono leggi migliori.

Ecco perché il riesame dell’attuazione delle politiche ambientali (in inglese Environmental implementation review, Eir) fa parte della strategia “Legiferare meglio” della Commissione, che prevede di migliorare l’attuazione della legislazione e delle politiche esistenti. Prima di intraprendere vie legali, dunque, la Commissione «collaborerà con gli Stati membri – utilizzando il riesame dell’attuazione delle politiche ambientali – affinché siano in grado di applicare meglio le politiche e le norme ambientali».

«Un’applicazione frammentaria e non uniforme delle norme ambientali non rende servizio a nessuno – commenta Karmenu Vella, Commissario Ue per l’Ambiente – Il miglioramento delle modalità di applicazione del diritto ambientale va a vantaggio dei cittadini, delle amministrazioni pubbliche e dell’economia. È qui che entra in gioco il riesame dell’attuazione delle politiche ambientali. La Commissione europea si impegna ad aiutare gli Stati membri a garantire ai loro cittadini una qualità eccellente dell’aria, dell’acqua e della gestione dei rifiuti. Il riesame dell’attuazione delle politiche ambientali fornisce le informazioni, gli strumenti e il calendario per raggiungere questo obiettivo».

Come sempre, il passaggio dalla teoria alla pratica si rivelerà cruciale per determinare le reali implicazioni dell’Environmental implementation review. Nel 2015 l’attuale Commissione Ue ritirò il precedente pacchetto normativo sull’economia circolare con queste motivazioni: «Talvolta, al momento di proporre norme legislative in settori che consideriamo estremamente importanti, scegliamo degli strumenti poco realistici, che, in tutta onestà, sappiamo di non poter attuare». Come risultato finale, il nuovo pacchetto ha proposto obiettivi al ribasso, tanto che oggi è il Parlamento europeo a chiedere alla Commissione di tornare sui propri passi. Non è questo “il riesame dell’attuazione delle politiche ambientali” che fa bene all’Europa: in giorni in cui si parla con insistenza di un’Unione europea a due velocità, occorre avere ben presente la direzione di marcia per la sostenibilità.