Quale riforma per gli investimenti? Giustizia civile, il 52% degli italiani non è soddisfatto

Secondo l’Istat oltre 1 milione e mezzo di cittadini ha addirittura rinunciato al processo, costi alti e rischio di perdere tempo

[26 settembre 2016]

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Secondo quanto previsto dalla Costituzione (art. 24), nell’ambito della giustizia civile si esercitano importanti diritti per il cittadino: “tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti ed interessi legittimi”, ed il processo civile – diviso in 3 gradi di giudizio – rappresenta proprio quello strumento atto a dirimere controversie aventi ad oggetto il diritto privato. Secondo quanto rilevato dall’Istat all’interno della più ampia indagine nazionale “Aspetti della vita quotidiana”, però, il 52,0% di coloro che hanno avuto una esperienza diretta con la giustizia civile in Italia dichiara di essere poco o per niente soddisfatto.

Si tratta di un giudizio che coinvolge ampia parte della cittadinanza italiana. Nel 2015, l’11,0% della popolazione residente di 18 anni e più (circa 5 milioni 500 mila persone) dichiara di essere stata coinvolta almeno un volta in un contenzioso civile nel corso della vita. Altri ancora, 1 milione e 555 mila cittadini, riferiscono di aver addirittura rinunciato, per varie ragioni, ad esercitare il loro diritto, tenendosi alla larga dai tribunali.

Perché? Secondo l’Istat la decisione di non rivolgersi al sistema giurisdizionale per il soddisfacimento di una posizione giuridica è originata soprattutto dalla sproporzione tra i costi e i possibili vantaggi (30,8%), le proprie possibilità economiche (13,5%); il rischio di perdere troppo tempo (25,6%) a fronte di risultati non necessariamente certi (15,5%). Una valutazione che trova purtroppo conferme nella realtà dei fatti.

Come conferma l’Istituto nazionale di statistica, in Italia il processo civile si svolge in un ampio arco temporale: il 17,2% dei rispondenti dichiara che la controversia si è conclusa nei cinque anni successivi all’anno di inizio, il 40,0% in un periodo compreso tra 2 e 5 anni, il 19,1% nell’anno successivo all’avvio e il 23,8% nello stesso anno dell’avvio. Non a caso una profonda insoddisfazione (67,3%) viene manifestata da chi aspetta da almeno cinque anni la pronuncia del giudice, come pure da parte di chi ha sostenuto costi elevati assolutamente non previsti (70,0%). Si noti che all’avvio della causa soltanto il 27,8% dei cittadini era a conoscenza dei costi da sostenere.

Secondo i cittadini consultati, il processo civile dura a lungo per molteplici motivi: eccessiva litigiosità, scarsa dotazione di risorse e personale negli uffici giudiziari, complessità dei processi, duplicazione e intreccio di fasi e, non ultime, pratiche dilatorie messe in atto dalle parti e dai legali rappresentanti. Non a caso secondo l’esperienza diretta dei cittadini con la giustizia civile si dovrebbe ridurre la durata dei procedimenti (68,6%), semplificare le procedure burocratiche (57,7%) e garantire la puntualità delle udienze (31,0%), aspetti che direttamente o indirettamente hanno a che fare con l’organizzazione della giustizia e che impattano in modo significativo sulla vita delle persone.

Se secondo i cittadini residenti la lentezza rappresenta una delle principali criticità del sistema italiano della giustizia, si immagina quanto questo elemento sia un deterrente per gli investitori – soprattutto stranieri. Nonostante i passi avanti compiuti negli ultimi anni su questo tema nevralgico per la crescita (anche e soprattutto quella verde) del nostro Paese, i dati raccolti dall’Istat nell’ultimo anno mostrano quanto ancora ci sia da fare. Il presidente emerito della Consulta Ugo De Siervo, commentando le recenti parole dell’ambasciatore Usa su suolo italiano in merito all’imminente referendum sulla riforma costituzionale, ebbe a dire che «gli investimenti stranieri in Italia non dipenderanno tanto dall’esito della riforma del Senato quanto dall’efficienza della giustizia civile e di quella tributaria, dalla presenza della criminalità organizzata, dalla velocità della macchina amministrativa». Gli italiani, che di esperienza in materia ne hanno loro malgrado accumulata molta, sembrano dargli ragione.

L. A.