Quando a violentare e rapire le ragazze sono i cristiani (VIDEO)

Nella Repubblica Centrafricana i pastori musulmani Peul ridotti in schiavitù dagli anti-Balaka

[29 aprile 2015]

Secondo l’ultimo rapporto di Human Rights Watch – una Ong non certo accusabile di avere simpatie per gli islamisti radicali – «Almeno 42 pastori musulmani dell’etnia Peul, principalmente delle donne e delle ragazze che sono esposte al rischio di violenza sessuale, sono tenute in cattività da dei combattenti anti-Balaka nella Repubblica Centrafricana (RCA). Esistono informazioni secondo le quali numerose altre persone potrebbero ugualmente essere tenute prigioniere. Le forze di mantenimento della pace delle Nazioni Unite e il governo dovrebbero urgentemente prendere delle misure al fine di liberarle».

Gli anti-Balaka sono un gruppo armato “cristiano” che dal 2013 ha ucciso, mutilato e massacrato di botte migliaia di musulmani. La situazione in Centrafrica sembra speculare rispetto a quella della vicina Nigeria: se in  sono i fanatici assassini islamisti di Boko Haram a rapire, violentare e rapire le ragazze cristiane in Centrafrica sono le feroci milizie cristiane a comportarsi nello stesso modo con le donne musulmane di una minoranza etnica. In tutti e due i casi viene fatto strage del concetto di compassione contenuto sia nel Vangelo che nel Corano.

Il 13 aprile i membri di una famiglia Peul hanno descritto a Human Rights Watch gli orrori durati 14 mesi di prigionia a Pondo, un villaggio del sud-ovest della RCA: «Gli  anti-Balaka hanno ucciso due bambini di 6 – 7 anni ed hanno violentato tre ragazze e bambine, una delle quali si è ammalata ed è morta in prigione. Il suo bebè di 12 mesi è morto di malnutrizione». I 13 membri sopravvissuti di questa sfortunata famiglia sono stati soccorsi il 4 e 5 aprile dopo l’intervento delle autorità locali e della Mission multidimensionnelle intégrée des Nations Unies pour la stabilisation en République centrafricaine (Minusca) dopo che il 22 dicembre 2014  Human Rights Watch aveva denunciato che un gruppo di Peul era tenuto prigioniero  a Pondo  ed aveva insistito perché si agisse per liberarli.

Lewis Mudge, un esperto di Africa di Human Rights Watch, sottolinea che «Detenere dei civili in cattività, uccidere dei bambine ridurre in schiavitù sessuale  delle donne e delle ragazze sono degli atti orribili commessi da questi anti-Balaka e costituiscono dei crimini di guerra. Le forze di mantenimento della pace dell’Onu e le autorità governative, che hanno già preso delle iniziative audaci per liberare un gruppo di Peul, dovrebbero intervenire urgentemente per liberare quelli che sono ancora prigionieri ed arrestare i loro rapitori»

Dalle testimonianze en merge che decine di Peul sono detenuti nel sud-ovest della RCA in particolare in dei villaggi vicini a Pondo. Una trentina di persone vivrebbero in schiavitù a Lambi, 11 a Ngbaina ed una a  Betefio. Human Rights Watch è stata anche informata che decine di Peul sono detenuti a Gadzi ed altri a  Gaga, Benché la situazione esatta in cui si trovano resti oscura – dice l’Ong – La maggioranza di queste persone sono delle donne e delle ragazze, alcune delle quali sono detenute da più di un anno. Le informazioni delle quali disponiamo lasciano fortemente supporre che anche altri gruppi di Peul siano detenuti».

Una ragazza di circa 18 anni ha detto che durante la sua prigionia è stata violentata da numerosi combattenti anti-Balaka: «Sono stata presa come sposa dagli anti-Balaka. E’ stato contro la mia volontà, io non volevo accettarlo. Non si trattava solo di un uomo, sono stati numerosi uomini differenti a prendermi. Mi hanno brutalizzato e ora sono incinta». Anche la sorella di questa giovane musulmana, di circa 20 anni, è stata violentata ripetutamente durante la prigionia da un miliziano anti-Balaka che pretendeva che fosse la sua sposa.

I 20 membri della loro famiglia allargata, insieme a molti altri Peul, tentavano di fuggire dagli attacchi degli anti-Balaka sferrati a fine  2013 – inizio 2014, ma sono rimasti intrappolati in una foresta con il loro bestiame e non sono riusciti a mettersi in salvo. A febbraio  2014, mentre la famiglia pascolava il suo bestiame a Yassibele, vicino Pondo, gli anti-Balaka li hanno attaccati, alcuni sono riusciti a fuggire, ma la maggior parte è stata catturata. Mentre la sorte di tre uomini resta sconosciuta, anche se è probabile che sino stati massacrati sul posto.

I miliziani anti-Balaka, comandati da François Wote, hanno portato I Peuls a Pondo e lì è cominciato un altro inferno. Quattro membri della famiglia hanno spiegato a Human Rights Watch che gli anti-Balaka avevano assicurato che li avrebbero protetti, ma invece sono stati imprigionati in una casa nei dintorni di Pondo. Wote ha detto ai Peul: «Vi sorveglieremo. I bianchi devono venirci a pagare per la protezione che vi diamo. Se non verrà mai nessuno a pagare, voi non partirete mai». Inoltre gli anti-Balaka minacciavano spesso i sopravvissuti della famiglia Peul dicendo: «Oggi vi ammazzeremo», oppure, «Siete dei Peul, perché dovremmo proteggervi?» Qualche settimana dopo la cattura della famiglia, degli anti-Balaka di un villaggio vicino sono venuti a prendere due ragazzi, Baboule e Issa Bouba, e li hanno uccisi dicendo: «Non vogliamo vedere deli uomini, vogliamo vedere solo delle donne». Una bambina, Biba, è morta di malnutrizione e sua madre è morta poco dopo.

I Peul liberati sono stati portati nell’enclave musulmana di Yaloké, dove finalmente sono stati curati, ma hanno detto che andranno in Camerun, per raggiungere gli altri Peul in fuga dalla ferocia delle milizie “cristiane” anti-Balaka.  Human Rights Watch ha documentato altri casi di cattura di civili musulmani nel  2014: a  Ngbaina, nel sudovest della RCA e nella provincia di Nana-Grebezi nel centro del Paese. In questi due casi alla fine sono stati liberati 34 donne e bambini, ma solo dopo che gli anti-Balaka hanno ricevuto il riscatto pagato dalle loro famiglie.

Il capo degli anti-Balaka a Pondo, Wote, è alle dipendenze di Guy Wabilo, il comandante delle milizie anti-Balaka nella regione di Gadzi e i prigionieri liberati dicono che  Wabilo visita regolarmente Pondo, gestiva la loro prigionia e teneva una lista dei nomi dei Peul. Sembra che i Peul vengano venduti tra una banf da e l’altra degli anti-Balaka e che anche quelli imprigionati a Ngbaina e Betefio siano nell’area controllata da Wabilo. Lo stesso Wbilo nelle settimane scorse aveva assicurato la Minusco di voler collaborare per liberare i prigionieri.

Gli anti-Balaka agiscono nella piena impunità: il sistema giudiziario della RCA è stato annientato da anni di guerra civile e a Corte penale internazionale ha aperto una seconda inchiesta nella Repubblica Centrafricana riguardante i crin mini di guerra commessi dopo il gennaio 2012. Il Conseil national de transition, il parlamento di transizione centrafricano, sta esaminando un progetto per creare una Corte penale speciale che dovrebbe indagare sui gravi crimini contro l’umanità commessi nel Paese, con particolare riguardo alla violenze sessuali ed ai crimini contr i bambini .

La Repubblica Centrafricana è precipitate in un caos sanguinoso dall’inizio del 2013, quando i ribelli della coalizione Séléka, in maggioranza musulmani, hanno preso a mano amata il potere a Bangui, lasciando sulla loro strada una scia di morti, incendi, villaggi saccheggiati e violenze generalizzate. A metà 2013 si sono cominciate ad organizzare le milizie cristiane anti-Balaka, che hanno iniziato ad attaccare quelle che ormai erano diventate le truppe governative della Séléka ed a scatenare una feroce rappresaglia contro i civili musulmani a Bangui e nel resto del Paese, in particolare contro i pastori nomadi Peul : Migliaia di civili sono stati uccisi e gli sfollati  si contano a centinaia di migliaia. Nonostante l’intervento delle truppe francesi e della Minusca, la guerra tra i Séléka e gli anti-Balaka continua nell’est e del Paese. Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu a dato il mandato alla Minusca di lottare contro le violenze sessuali e di arrestare i responsabili .

Mudge conclude: «Le persone responsabili di questi crimini atroci devono rendere conto dei loro atti di fronte alla giustizia perché il proseguimento dell’impunità non può che incoraggiare gli aggressori. I responsabili dell’Onu e del governo centrafricano devono anche condurre con la massima urgenza delle inchieste per localizzare i Peul e gli altri civili che potrebbero essere tenuti prigionieri, impegnarsi  a liberarli ed aiutare le vittime ad ottenere l’aiuto psicologico e le cure mediche necessarie».

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