Rifiuti delle navi, per ridurli l’Ue dovrà affrontare una serie di problematiche

[5 aprile 2016]

navi mercantili

Per conseguire l’obiettivo europeo della riduzione degli scarichi in mare al fine di proteggere l’ambiente marino dovranno essere affrontati una serie di problemi essenziali come la disponibilità di impianti portuali di raccolta adeguati; il conferimento dei rifiuti agli impianti portuali di raccolta e l’onere amministrativo associato al funzionamento della direttiva europea. Per affrontare ciò l’approccio si dovrà articolare in due fasi: una risposta a breve e medio termine, principalmente attraverso strumenti normativi non vincolanti (la revisione della notifica dei rifiuti, l’elaborazione di una serie di orientamenti interpretativi nonché l’ulteriore sviluppo del sistema informativo e di controllo al livello Ue); una risposta a lungo termine, attraverso una revisione legislativa completa (a tal fine la Commissione ha avviato la preparazione di una valutazione d’impatto nella quale saranno analizzate e quantificate le diverse opzioni inerenti a tale proposta.)

È quello che sostiene la Commissione europea nella sua relazione “Valutazione Refit della direttiva 2000/59/CE (la direttiva Ipr) relativa agli impianti portuali di raccolta per i rifiuti prodotti dalle navi e i residui del carico”.

La Commissione ha valutato l’attuazione e l’efficacia della direttiva Ipr nel tempo. In una prima fase ha ricevuto le relazioni di attuazione da tutti gli Stati membri. Poi ha organizzato diversi seminari e discussioni con i soggetti interessati. E nel 2014 ha deciso di intraprendere una valutazione Refit (il programma di controllo dell’adeguatezza e dell’efficacia della regolamentazione della Commissione europea) e, a tal fine, ha avviato uno studio di valutazione completato nel maggio 2015. Una valutazione volta a valutare l’attuazione e l’efficacia della direttiva Ipr. Ossia della direttiva che si pone come obiettivo quello “di ridurre gli scarichi in mare dei rifiuti prodotti dalle navi e dei residui del carico, in particolare gli scarichi illeciti, da parte delle navi che utilizzano porti situati nel territorio della Comunità europea, migliorando la disponibilità e l’utilizzo degli impianti portuali di raccolta per i suddetti rifiuti e residui e rafforzando pertanto la protezione dell’ambiente marino”.

La direttiva Ipr è essenziale per conseguire l’obiettivo della riduzione dei rifiuti nei trasporti marittimi e contribuisce alla corretta attuazione della gerarchia dei rifiuti dell’UE.

Il settore del trasporto marittimo contribuisce alla presenza di rifiuti oleosi, di acque di scarico e di rifiuti solidi nell’ambiente marino. Si calcola che gli scarichi operativi effettuati dalle navi rappresentino il 45% del totale stimato degli olii immessi annualmente nell’ambiente marino. E in media il 20% dei rifiuti marini (solidi) presenti nell’ambiente marino è prodotto a bordo di una nave, con sostanziali differenze tra i diversi bacini marittimi. La disponibilità di impianti portuali di raccolta adeguati, unitamente all’obbligo di conferimento dei rifiuti agli impianti, può ridurre il rischio che le navi scarichino in mare i propri rifiuti.

La direttiva Ipr, infatti, si basa sulle prescrizioni contenute nella convenzione internazionale per la prevenzione dell’inquinamento causato da navi (la convenzione Marpol), che impone alle parti contraenti di mettere a disposizione impianti portuali di raccolta per i rifiuti delle navi il cui scarico in mare non è consentito. Detti impianti devono essere adeguati a rispondere alle esigenze delle navi che utilizzano il porto, senza causare loro ingiustificati ritardi.

Oltre a ciò la direttiva stabilisce una serie di prescrizioni supplementari per gli utenti e gli operatori portuali, come: l’elaborazione di piani di raccolta e di gestione dei rifiuti nei porti; la notifica anticipata dei rifiuti da parte delle navi prima del loro ingresso nel porto; l’obbligo di conferimento dei rifiuti prodotti dalle navi; il pagamento di tariffe da parte delle navi per la raccolta dei loro rifiuti; le esenzioni per le navi in servizio di linea con scali frequenti e regolari; le ispezioni atte a verificare che le navi soddisfino gli obblighi di conferimento; lo sviluppo di un sistema informativo e di controllo.

In tal modo si cerca di garantire che nei porti Ue vi siano impianti portuali di raccolta adeguati, così come si cerca di assicurare che tutte le navi conferiscano i propri rifiuti e residui del carico agli impianti di raccolta predisposti nei porti mediante l’obbligo di conferimento e un adeguato sistema di recupero dei costi. La comunicazione delle informazioni sul conferimento (previsto) dei rifiuti dalla nave ai porti è essenziale per assicurare un’efficace pianificazione della raccolta dei rifiuti e il controllo dell’ottemperanza all’obbligo di conferimento.