Risorse minerarie e foreste primarie: nuovi obblighi di trasparenza per l’industria Ue

[12 giugno 2013]

La nuova direttiva “Accounting” dell’Unione europea abroga la Accounting Directives on Annual e Consolidated Accounts ed introduce il nuovo obbligo per le grandi compagnie minerarie e del legname di segnalare i pagamenti erogati ai governi (il cosiddetto country by country reporting – Cbcr). Inoltre, la segnalazione deve essere effettuata sulla base di progetti, nei quali i pagamenti vengono attribuiti a progetti specifici. La direttiva contabile disciplina l’informazione fornita nei bilanci di tutte le società a responsabilità limitata che sono registrati nello Spazio economico europeo (See). Per garantire la parità di condizioni tra le imprese, la stessa richiesta di informativa è stata inserita nella proposta di revisione della direttiva sulla trasparenza che include tutte le società quotate sui mercati regolamentati dell’Ue, anche se non sono registrati nel See e incorporati in un Paese terzo.

La direttiva introduce un nuovo obbligo per le grandi compagnie estrattive di legname quotate e non quotate di segnalare tutti i pagamenti rilevanti ai governi ripartiti per Paese e per progetto, quando tali pagamenti sono stati attribuiti a un progetto specifico. Devono essere segnalati i seguenti tipi di pagamento: production entitlements;  imposte prelevate sul reddito, la produzione o gli utili delle compagnie, royalties, dividendi; firma, scoperta e production bonuses, diritti di concessione, canoni di locazione, spese di accesso e altri corrispettivi per licenze e/o concessioni.

Il nuovo obbligo di comunicazione dovrebbe migliorare la trasparenza dei pagamenti ai governi di tutto il mondo da parte delle industrie estrattive e concessionarie di legname. Secondo la Commissione europea, «Tale divulgazione fornirà alla società civile nei Paesi ricchi di risorse le informazioni necessarie per controllare che i governi tengano conto di qualsiasi reddito realizzato attraverso lo sfruttamento delle risorse naturali ed  anche per promuovere l’adozione della Extractive Industries Transparency Initiative (Eiti) in questi stessi Paesi. Le informazioni divulgate sui pagamenti ai governi saranno disponibile pubblicamente per tutti i soggetti interessati, nel Paese ospitante,  sia attraverso lo stock market information repository che il  business registry nel Paese di costituzione (nello stesso modo sarà reso disponibili il bilancio)».

L’Eiti è un accordo volontario che ha l’’obiettivo di migliorare la trasparenza e la responsabilità nei Paesi ricchi di petrolio, gas e risorse minerarie. Una volta che un Paese ospitante approva l’iniziativa, il processo Eiti diventa obbligatorio per tutti gli operatori del settore estrattivo (compresi quelli statali) che operano all’interno del paese. La comunicazione obbligatoria dell’Ue completerà gli sforzi Eiti  per imporre legalmente alle imprese registrate o immatricolati nell’Ue di rivelare i pagamenti ai governi. L’obiettivo finale è quello di contribuire al rafforzamento dell’Eiti e di estenderne il campo di applicazione a tutti i Paesi ricchi di risorse .

La Commissione Ue dice di aver risposto così agli sviluppi internazionali del settore, «In particolare, all’inserimento dell’obbligo di riferire i pagamenti ai governi del Dodd Frank Act degli Stati Uniti. Al fine di applicare tale normativa, le norme di attuazione finali sono state adottate il 22 agosto 2012 da parte della Securities exchange commission (Sec) Usa. Nel settembre 2010, il Parlamento europeo ha presentato una richiesta alla Commissione europea per  un’’azione in questa area. Nel maggio 2010, il presidente Barroso ha espresso pubblicamente la volontà della Commissione di proporre una legislazione di mandato per gli obblighi di informazione per le imprese del settore estrattivo».

La direttiva introduce un obbligo di comunicazione per i pagamenti ai governi da parte delle grandi società quotate e non quotate con attività nel settore estrattivo e nel disboscamento delle foreste primarie. Due settori che fanno grossi guadagni nei Paesi in via di sviluppo ricchi di risorse. Rivelando i pagamenti ai governi da parte delle industrie estrattive e forestali, le comunità dei Paesi ricchi di risorse saranno meglio informati riguardo  al flusso di denaro incassato dal  governo con le licenze ed anche se quanto l’estrazione di risorsa naturale è adeguatamente compensata.

La segnalazione dei pagamenti ai governi da parte delle industrie estrattive e concessionarie fornirà alla società civile molte più informazioni su quel che viene  specificamente è pagato dalle imprese dell’Ue ai re i governi in cambio del diritto di estrarre le risorse naturali dei Paesi interessati. «Richiedendo indicazione dei pagamenti a livello di progetto – spiega la Commissione Ue -, se questi pagamenti sono stati attribuiti a un progetto specifico ed erano materiali, le comunità locali avranno indicazioni su ciò per il quale i governi vengono pagati dalle multinazionali dell’Ue per l’estrazione di giacimenti locali di petrolio/gas, giacimenti minerari e foreste . Ciò consentirà anche di queste comunità per una migliore richiesta dei conti pubblici per il modo in cui il denaro era stato speso a livello locale. La società civile sarà in grado di mettere in discutere se i contratti stipulati tra il governo e le compagnie estrattive e del legname avevano assegnato un adeguato valore per la società e il governo».

La Commissione respinge ogni accusa di limitare la competitività delle imprese: «Il testo approvato dal Parlamento europeo e dal Consiglio mantiene l’approccio equilibrato proposto dalla Commissione. Le imprese dell’Ue saranno tenute a segnalare i pagamenti ai governi (ad esempio, le imposte sui profitti, royalties, bonus) in un Paese e per progetto se questi pagamenti sono stati attribuiti a un progetto specifico, e con soglie appropriate. La soglia sotto la quale la segnalazione non è obbligatoria è fissata in 100.000 euro in un anno finanziario».

Dato che qualche industria estrattiva multinazionali aveva già deciso volontariamente di rivelare alcuni pagamenti ai governi, la Commissione ritiene che «L’effetto sulla competitività delle imprese estrattive e concessionarie Ue sarà limitato. Inoltre, il sistema sarà rivisto e modificato, se il  caso, entro tre anni dopo la scadenza del termine per il recepimento della normativa da parte degli Stati membri, tenendo conto, tra l’altro, degli sviluppi internazionali e della competitività dell’industria europea, nonché della portata degli obblighi di segnalazione e delle modalità di rendicontazione sulla base del progetto. Nel quadro di tale riesame, la Commissione può anche considerare di estendere l’obbligo di altri settori industriali».

Gli obblighi di comunicazione dell’Ue  sono molto simili ai requisiti del Dodd Frank Act  Usa, ma vanno oltre per due aspetti: oltre alle  industrie minerarie, petrolifere e gasiere inseriscono le industrie Ue concessionarie del legname, inoltre le norme Ue si applicheranno anche alle grandi imprese non quotate, mentre negli Usa sono limitate alle sole società estrattive quotate.

Le nuove regole europee  introducono una “clausola di equivalenza” che consentirebbe alle aziende di pubblicare un rapporto sulla base di “mandatory requirements” di un Paese terzo, ma «A condizione che questi sono considerati equivalenti ai requisiti Ue. Il potere di adottare tali decisioni equivalenti in base a criteri specifici riguardanti, ad esempio, il contenuto e la frequenza dell’obbligo di segnalazione», è  comunque delegato alla Commissione. Una  disposizione che mira ad eliminare gli oneri amministrativi che potrebbero derivare dagli  obblighi di doppi o multipli di reporting, salvaguardando nel contempo l’obiettivo della direttiva.

I “conflict minerals disclosure requirements” non sono inclusi dalla direttiva ma la Commissione dovrà esaminare la fattibilità di introdurre questi obblighi entro tre anni dopo la scadenza del termine per il recepimento della normativa da parte degli Stati membri. Questa evisione terrà conto, tra l’altro, dell’introduzione di un obbligo di effettuare la due “diligence” nell’acquisto di minerali, al fine di garantire che le catene di approvvigionamento non abbiano alcun collegamento con chi partecipa ad un conflitto armato di rispettare le raccomandazioni Eiti ed Ocse in materia di gestione della catena di approvvigionamento.

Il 29 marzo la Commissione ha avviato una consultazione pubblica su una possibile iniziativa dell’UE sull’approvvigionamento responsabile di minerali provenienti da zone di conflitto e ad alto rischio. Inoltre, la Commissione sostiene il Kimberley Process Certification System Certification  (Kpcs) che richiede ai Paesi aderenti di certificare che i diamanti grezzi importati o esportati non sono diamanti insanguinati . Il processo di Kimberley ha avuto un notevole successo, anche se c’è ancora un margine di miglioramento, ad iniziare del miglioramento dei controlli in alcuni Paesi.

A marzo l’Ue ha raggiunto un accordo sul  pacchetto Crd IV/Crr che prevede di  introdurre, Paese per Paese, l’obbligo di segnalazione per gli enti disciplinati dalla Capital requirements directive (Crd IV) segnalazione. Questi obblighi sono, in una prima fase, limitati ai nomi, al numero di dipendenti ed al fatturato in ogni Paese in cui si opera. L’ambito di applicazione del requisito Cbcr, concordato ai sensi della direttiva contabile è, invece, limitato alle industrie estrattive e concessionarie e non copre le istituzioni disciplinate da Crd IV.

Nella dichiarazione finale del vertice G8 di Deauville del maggio 2011 i governi del G8 si sono  impegnati a «Mettere in atto leggi e regolamenti sulla trasparenza od a promuovere norme volontarie che richiedono o incoraggiano alle compagnie petrolifere, gasiere e minerarie di rivelare i pagamenti erogati ai governi».

Le nuove norme Paese per Paese rappresentano un passo importante verso la realizzazione di quell’impegno ed aiutano a rafforzare il negletto “Special commitment to Africa” del G8; inoltre  l’Ue assicura che «Continuerà a sostenere qualsiasi azione volta a migliorare gli standard globali per la trasparenza e la lotta alla corruzione, compresa la promozione dell’Eiti e il progresso verso uno standard di riferimento comune a livello mondiale».