Terre e rocce da scavo, la Cgia contro la nuova normativa: «Rischia di favorire l’abusivismo»

«È l’ennesima occasione persa da parte del Ministero, un decreto che aveva lo scopo di semplificare e rendere meno onerosi gli adempimenti burocratici sortirà l’effetto opposto»

[25 agosto 2017]

Da appena tre giorni è entrata in vigore la nuova normativa che disciplina la gestione delle terre e rocce da scavo, contenuta nel DPR 13 giugno 2017 n.120 pubblicato in Gazzetta ufficiale. La nuova normativa, efficacemente sintetizzata dall’Arpat (Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana) come dalla Cgia di Mestre, è stata presentata dal ministro dell’Ambiente come «una disciplina più semplice e più chiara» rispetto alla precedente in materia, tanto da potersi considerare «una bella novità a lungo attesa dagli operatori che riguarderà secondo le nostre stime oltre 150 mila imprese di ogni dimensione».

Giudizi che – come abbiamo argomentato su greenreport – dovranno prima passare al vaglio dell’economia reale. E al momento, gli «operatori» evocati dal ministro Galletti non paiono così contenti della novità, descritta oggi proprio dalla Cgia di Mestre come «l’ennesima batosta per il settore dell’edilizia, già profondamente toccato dalla crisi di questi ultimi anni», prendendo le mosse dal contesto veneto.

Prima di poter iniziare qualsiasi lavoro di scavo, dal 22 agosto scorso le imprese edili – osservano dall’Associazione artigiani e piccole imprese – devono dare un preavviso di almeno 15 giorni al Comune dove è ubicato il cantiere e all’Arpav, indipendentemente dalle dimensioni del singolo scavo (dalla grande opera al semplice muretto di recinzione); la Cgia lamenta inoltre gli “inevitabili” costi aggiuntivi per preparare la documentazione e soprattutto per le analisi da effettuare sui terreni al fine di poter riutilizzare gli stessi come sottoprodotto e non come rifiuto, sottolineando infine che in caso di controlli, le imprese edili dovranno pagare le analisi dell’Arpav anche nel caso queste ultime avranno esito negativo.

«È l’ennesima occasione persa da parte del Ministero – attacca Michele Furlan, presidente del comparto Casa della Cgia – Un decreto che aveva lo scopo di semplificare e rendere meno onerosi gli adempimenti burocratici per il riutilizzo delle terre e rocce da scavo andrà a sortire l’effetto opposto: più burocrazia e maggior costi per le imprese edili. È paradossale inoltre dover dare un preavviso di 15 giorni, quando molti lavori, soprattutto quelli riguardanti i piccoli cantieri, hanno tempistiche molto più ristrette richieste dalla committenza. Il rischio di questa novità è quello di favorire fenomeni di abusivismo, alla faccia di tutte quelle aziende che operano nella legalità e che hanno tenuto duro in questi anni».