Ue, sono 65 le infrazioni italiane in materia di ambiente

L’Italia ha già versato a Bruxelles oltre 180 milioni di euro, di cui più di 100 solo per i problemi legati a discariche e rifiuti

[18 luglio 2017]

Sono ancora molte le infrazioni europee in materia ambientale a carico dell’Italia. Si tratta di 16 procedure aperte su un totale di 65 (numero in diminuzione, quantomeno: a maggio erano 67 e a giugno 66), di cui 54 per violazione del diritto dell’Unione europea e 11 per mancato recepimento di direttive.

Fra queste, l’ultima in ordine di tempo riguarda la mancata osservanza della direttiva 2011/70/Euratom che istituisce un quadro comunitario per la gestione responsabile e sicura del combustibile nucleare esaurito e dei rifiuti radioattivi, mentre lo scorso giugno l’Italia veniva ripresa per il mancato recepimento della nuova direttiva (2015/0720/UE) per la riduzione dell’utilizzo di borse di plastica in materiale leggero. In entrambe i casi la Commissione europea dopo aver inviato “lettera di messa in mora”, concedendo allo Stato un termine di due mesi entro il quale presentare le proprie osservazioni, ha ritenuto necessario inviare un parere motivato con il quale ha cristallizzato in fatto e in diritto l’inadempimento contestato e ha diffidato lo Stato a porvi fine entro un dato termine

La procedura di infrazione è uno degli strumenti più importanti, previsti dai Trattati, per assicurare che il diritto europeo sia applicato compiutamente ed uniformemente tra gli Stati membri. La procedura non ha lo scopo di punire lo Stato membro e non ha natura sanzionatori, ma persegue la finalità di indurre il Paese ad adempiere e rispettare il diritto Ue. Lo dimostra il fatto che al momento in cui la Commissione ravvisa la sussistenza degli estremi per procedere all’accertamento delle eventuali violazioni degli obblighi incombenti in capo agli Stati membri, si instaura una sorta di “dialogo” fra la stessa Commissione e il Paese.

Comunque, prima dell’apertura di una procedura di infrazione ex art. 258 TFUE, la Commissione può sollevare dubbi su eventuali profili di violazione del diritto dell’Unione attraverso il sistema “EU Pilot” sistema introdotto nel 2008 per limitare le infrazioni aperte. Lo strumento anticipa di fatto la messa in mora, richiedendo un chiarimento da parte di uno Stato membro in seguito a una segnalazione (da parte di cittadini, imprese eccetera) su una possibile infrazione. Questi ultimi devono fornire entro 10 settimane spiegazioni o soluzioni, compresa un’azione correttiva per porre rimedio a violazioni del diritto Ue. In caso di esito negativo, inizia formalmente il processo di infrazione.

Con l’introduzione di tale sistema si è assistito a una diminuzione delle infrazioni, a fronte però di aumentano i reclami Eu Pilot. Nello specifico in Italia erano 107 nel 2012, 122 nel 2013, 128 nel 2014 e nel 2015 139.

Alla fine del 2016, per tutti i paesi, risultavano aperti 1 175 casi EU Pilot (nel 2015 erano 1.348). Come dimostra la relazione annuale 2017 della Commissione sull’applicazione del diritto Ue, i principali Stati membri interessati sono l’Italia (98 casi), la Spagna (75) e la Francia (73). E l’ambiente è rimasto il settore maggiormente interessato, con 295 casi aperti, seguito da giustizia (161) e mercato interno, industria, imprenditorialità e PMI (143).

Sul fronte delle sentenze nel 2016 la Corte ne ha emesse 28, delle quali 23 sono state a favore della Commissione. La Corte ha emesso il maggior numero di sentenze nei confronti di Portogallo (4), Grecia (3) e Spagna (3). L’Italia se l’è cavata con una a favore della Commissione.

Spesso gli Stati membri adottano le misure necessarie per conformarsi a una sentenza della Corte in modo tempestivo. Tuttavia alla fine dell’anno risultavano ancora aperte 95 procedure d’infrazione dopo una sentenza della Corte perché la Commissione ha ritenuto che gli Stati membri interessati non si fossero ancora conformati alle sentenze. Tali procedure hanno interessato principalmente la Grecia (14), la Spagna (8), la Germania e l’Italia (7 ciascuno) e hanno riguardato soprattutto i settori dell’ambiente (37), trasporti e mobilità (13), fiscalità e dogane (9) e mercato interno (8).

Tutte queste inadempienze hanno naturalmente un costo economico per lo Stato e la collettività. Quando la Corte commina sanzioni pecuniarie lo Stato membro inadempiente è tenuto a corrispondere immediatamente la somma forfettaria nonché a continuare a versare la penalità periodica fino a quando non si sarà pienamente conformato alla prima e alla seconda sentenza della Corte. L’Italia ha già versato a Bruxelles oltre 180 milioni di euro, di cui più di 100 solo per i problemi legati a discariche e rifiuti.