Discariche, quanto ci costano. L’Italia rischia una sanzione Ue da 158.200 euro al giorno

L'avvocato generale della Corte europea chiede multe più pesanti. La prima condanna già nel 2007

[4 settembre 2014]

Prima regola per la spending review, non pagare multe; per il governo Renzi, costantemente a caccia di risorse per far fronte a un bilancio pubblico sotto assedio, rischia letteralmente di gettare soldi nelle discariche. Non arrivano infatti buone notizie da Strasburgo, dove l’attività della Corte di giustizia europea ha appena ripreso l’attività dopo la pausa estiva: nel pronunciamento odierno il suo avvocato generale ha infatti chiesto che l’Italia venga nuovamente condannata per un utilizzo delle discariche sul proprio territorio che viola la normativa europea sui rifiuti.

In particolare, all’Italia viene contestata la presenza di numerose discariche illegali (422 quelle già censite dalla Commissione Ue) e la mancata bonifica di quelle – sempre illegali – già scoperte e chiuse. L’Italia è già stata condannata nel 2007, ma i (molti) governi che si sono avvicendati alla guida del Paese non hanno ancora sanato questa incresciosa situazione che doveva essere risolta, secondo la Corte Ue, entro fine settembre del 2009. Già oggi l’Italia rischia dunque di pagare qualcosa come 90 milioni di euro all’anno, e il parere odierno dell’avvocato generale rincara la dose: ancora non si tratta di una nuova sentenza, ma poco ci manca. E chiede il pagamento di una multa giornaliera pari a 158.200 euro fino alla piena esecuzione della prima sentenza, più una sanzione forfettaria da 60 milioni di euro.

Uno spiraglio rimane comunque aperto. Secondo il giudizio odierno le multe all’Italia dovrebbero essere ridotte nel caso in cui il Paese dimostrasse di essersi messo in moto per sanare un’emergenza non più rimandabile. In questo caso il guadagno per le risorse pubbliche (economiche e ambientali) sarebbe doppio. Da una parte minori sanzioni, dall’altra la costruzione di una filiera economica più virtuosa. Non si pensi infatti che per chiudere una discarica illegale basti mandare in giro le forze di polizia a far roteare i manganelli; gli spazi per l’illegalità si creano quando quelli per l’economia legale sono più difficili da occupare o far fruttare. Va bene la raccolta differenziata da potenziare, ma occorrono sistemi economicamente incentivanti per l’industria del riciclo e per l’acquisto dei prodotti che questa sforna, in modo da creare un mercato autonomamente funzionante (senza dimenticare che, in via residuale, di termovalorizzatori e discariche – legali – ci sarà comunque ancora bisogno).

Se ogni giorno su questo fronte venissero riversati 158.200 euro, sicuramente sarebbero più produttivamente impiegati che non per pagare qualche multa.

L. A.