Ebola, dichiarata l’emergenza sanitaria internazionale. Cosa cambia in Italia

Dall’allarmismo anti-migranti di Salvini alle raccomandazioni (serie) di scienziati e politici

[8 agosto 2014]

Secondo l’Emergency Committee istituito dell’Organizzazione mondiale della sanità, l’epidemia di Ebola in corso in Africa occidentale è una «emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale (Uspp)». Uno status che comporta misure aggiuntive di contenimento e che fino ad ora era stato decretato solo per la pandemia di influenza “suina” H1N1, e poche settimane fa per la polio.

Il Comitato di emergenza dell’Oms ha detto che «l’epidemia di Ebola in Africa Occidentale costituisce un “evento straordinario”, e un rischio di salute pubblica per gli altri Stati le possibili conseguenze di un’ulteriore diffusione internazionale espansione sono particolarmente gravi, guardando alla virulenza del virus, ai modelli di trasmissione ad alta intensità nelle  comunità e nella struttura sanitaria, ed ai sistemi sanitari deboli che attualmente riguardano  la maggior parte dei Paesi a rischio. Le possibili conseguenze di un’ulteriore diffusione internazionale sono particolarmente gravi, e una risposta internazionale coordinata è ritenuta essenziale per fermare e invertire la diffusione internazionale di Ebola. E’ parere unanime del comitato che siano soddisfatti i criteri per dichiararla emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale: «Sono state soddisfatte le condizioni per una emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale (Usppi)»

Alla luce della delle dichiarazioni dei rappresentanti di Guinea, Liberia, Nigeria e Sierra Leone che hanno partecipato in videoconferenza alla riunione di Ginevra, il ioni del comitato, l’Emergency Committee ha fatto notare le diverse sfide alle quali sono di fronte i Paesi colpiti: «I loro sistemi sanitari sono fragili con deficit significativi in ​​termini di risorse umane, finanziarie e materiali, con conseguente compromissione della capacità di costruire una risposta a Ebola con un controllo adeguato dei focolai; L’inesperienza nel trattare i  focolai di Ebola;  le percezioni errate della malattia, compreso come la malattia si trasmette, sono comuni e continueranno à ad essere una grande sfida in alcune comunità; L’elevata mobilità delle popolazioni ed i diversi casi di circolazione transfrontaliera dei viaggiatori con infezione; Diverse generazioni di trasmissione si sono verificati nelle tre capitali di Conakry (Guinea); Monrovia (Liberia) e Freetown (Sierra Leone); Un elevato  numero di infezioni sono state  identificati tra gli operatori sanitari, mettendo in evidenza inadeguate pratiche di controllo delle infezioni in molte strutture».

L’Emergency Committee dell’Oms invita i Capi di Stato, i ministri della salute e i leader politici ad assumersi in prima persona la responsabilità di dichiarare lo Stato di emergenza e di informare la popolazione di quello che sta accadendo e di come affrontarlo impedendo la diffusione di Ebola. Gli Stati confinanti dovrebbero controllare le frontiere e segnalare immediatamente possibili casi, isolando subito eventuali focolai.

Per quanto riguarda gli altri Stati, il Comitato di emergenza dell’Oms dice che «non ci dovrebbe essere alcun divieto generale di viaggi o commercio internazionali;  dovrebbero essere attuate le  limitazioni descritte in queste raccomandazioni per quanto riguarda i viaggi e i contatti in caso di virus Ebola. Gli Stati membri dovrebbero fornire ai viaggiatori nelle zone colpite da  e a rischio informazioni pertinenti sui rischi, le misure per ridurre al minimo tali rischi e la consulenza per la gestione di una potenziale esposizione. Tutti insieme dobbiamo essere preparati a individuare, indagare e gestire i casi di Ebola; questo dovrebbe includere l’accesso sicuro a un laboratorio diagnostico qualificato per l’Ebola e, nel caso, la capacità di gestire i viaggiatori provenienti da zone infette  note per Ebola che arrivano negli aeroporti internazionali o ad importanti valichi terrestri con  una inspiegabile malattia febbrile. All’opinione pubblica in generale dovrebbero essere fornite informazioni accurate e pertinenti sul focolaio e le misure per ridurre il rischio di esposizione ad Ebola. Gli Stati membri dovrebbero essere preparati per facilitare l’evacuazione e il rimpatrio dei cittadini (ad esempio, operatori sanitari) che sono state esposte al virus Ebola».

L’esatto contrario di quanto scritto sulla sua pagina Facebook dal segretario della Lega Nord Matteo Salvini: «Malato di Ebola arriva in Spagna, è il primo caso in Europa. Ma Renzi e Alfano continuano col suicidio del Mare Nostrum. Perché secondo voi?». Un post allarmistico che, senza dirlo ma facendolo capire, mette in relazione Ebola con l’arrivo dei migranti sulle nostre coste, con la tesi sottesa che “i clandestini” portano le malattie e quindi anche Ebola. Quello che il capo dei leghisti si dimentica di dire è che il malato che sarebbe arrivato sulle coste spagnole, attraversando il Mediterraneo clandestinamente, è in realtà un missionario spagnolo di 75 anni, che ha contratto il virus in Liberia  e che è stato rimpatriato volontariamente dalla Spagna a bordo di un aereo militare.

Siamo mille miglia lontani dalla serietà con la quale bisognerebbe affrontare la tragedia del l’attuale epidemia di Ebola,  che  la  direttrice dell’Oms, Margaret Chan, ha definito  «la peggiore che si sia avuta in almeno 40 anni. Ci sono le condizioni per dichiarare l’epidemia un’emergenza di salute pubblica internazionale. Uno sforzo coordinato a livello internazionale è indispensabile per fermare la diffusione del virus»

Keiji Fukuda, vicedirettore dell’Oms per la sicurezza della salute, ha sottolineato che «ebola non è una malattia misteriosa, si può fermare. Abbiamo preparato raccomandazioni sia per gli Stati affetti che per quelli che ancora non lo sono. La prima è che tutti i Paesi in cui c’è trasmissione del virus dichiarino lo stato di emergenza nazionale».

Ebola sta seminando il panico anche negli Usa, dove il direttore del Center for Disease Control and Prevention (Cdc), Tom Frieden, non reagisce certo alla Salvini. Durante un’audizione al Congresso, ha annunciato: «Per questa epidemia ho attivato il centro operativo di emergenza del Cdc a livello uno.  Si tratta del nostro più alto livello di risposta. Questo non significa che c’è un rischio più elevato per gli americani, questo significa che dispieghiamo degli sforzi importanti per fare tutto quel che è in nostro potere per fermare l’epidemia». Anche per Frieden si tratta di «una crisi senza precedenti.  Se la tendenza si mantiene, entro qualche settimana avremo più casi riportati di questa epidemia che in tutte le epidemie di Ebola precedenti messe insieme.  Nel mondo interconnesso di oggi, il miglior modo di proteggere tutto il mondo è fermare l’epidemia alla fonte».

Anche il ministro della Salute italiano, Beatrice Lorenzin, ha ribadito quanto continuano a dire medici e virologi: «Non c’è alcun pericolo in relazione al virus Ebola e non ci devono essere forme di psicosi, bensì forme di allerta che tutti i Paesi hanno attivato e l’Italia per prima, a partire da posti come aeroporti e luoghi di fruizione turistica».