Ebola, per l’Onu «Malgrado progressi locali, non è ancora sotto controllo»

La Cina comincia a preoccuparsi: «Pronti ad affrontare un’epidemia»

[4 novembre 2014]

Il 2 novembre il capo della  Mission des Nations Unies pour l’action d’urgence contre Ebola (Minuace), Anthony Banbury  ha visitato un centro di trattamento di ebola nella città di  Kenema, in Sierra Leone, ed ha sottolineato che «Se l’azione comincia a dare dei frutti in alcuni ambienti,  la malattia emerge in altri», come la città di Port Loko, dove sono stati accertati molti nuovi casi.

«La prima volta che ho sentito parlare dell’Ebola, era a causa di Kenema dove stavano succedendo cose terribili: i lavoratori sanitari cadevano malati ed un gran numero di persone erano infettate –  ricorda Banbury – sono sollevato nel vedere che la situazione a Kenema sia migliorata. Ancora una volta,  tutti gli elementi di una strategia efficace per vincere il virus Ebola  sono in campo e le cose cominciano a migliorare con le sepolture in sicurezza, gli impianti di trattamento e di gestione e le campagne per mobilitare la popolazione. Questi elementi hanno permesso di far calare il numero di casi a Kenema». In questa città della Sierra Leone la Croce Rossa/Mezzaluna Rossa internazionale ha ormai strutture in grado di accogliere pazienti provenienti da altre regioni  e la situazione è la stessa anche a Guéckédou , in Guinea, una strategia che funziona e che dovrebbe essere presa ad esempio ed applicata dappertutto.

Si pensa che l’epidemia di Ebola in Africa Occidentale sia partita proprio dall’area di Guéckédou, dove ormai i casi sarebbero ormai ridotti a zero, ma è difficile riprodurre questa strategia efficace nel resto della Guinea e in Liberia e Sierra Leone. Secondo Banbury, «E’ urgente mettere in atto la strategia a Port Loko, in Sierra Leone, perché l’epidemia è virulenta, con v nuovi casi tutti i giorni. La capacità delle strutture locali è stata superata e non ci sono letti per accogliere i pazienti. C’è un centro sanitario con una disponibilità di 64 letti che attualmente accoglie più di 100 pazienti. Questa situazione è pericolosa per il personale sanitario e dobbiamo rapidamente apportare risorse per rafforzare la capacità a  Port Loko. Uno dei grandi problemi è che non disponiamo di partner per far funzionare i centri di cura. Abbiamo bisogno delle Ong per aiutarci a far funzionare gli impianti. Metteremo in campo le capacità logistiche, costruiremo dei centri di cura, forniremo gli equipaggiamenti ed altre cose necessarie. Ma il numero dei pazienti supera giù le capacità».

Una delle conseguenze più preoccupanti e pericolose della mancanza di posti letto è che alcune  comunità locali hanno cominciato ad utilizzare le scuole per isolarci i malati di ebola e il capo della Minuauce sottolinea; «E’ impossibile effettuare test ed esami dei pazienti nelle scuole, quindi non sappiamo chi sia infettato da Ebola e questo rappresenta un rischio per i pazienti che non lo sono  ed un rischio per la comunità locale e la gente che assiste e si prende cura dei pazienti. Abbiamo bisogno di installazioni appropriate, compresi degli impianti di cura comunitari, per controllare questa malattia. Quindi, attualmente  una grande preoccupazione è la mancanza di partner sul terreno».

Qualcosa si muove: ieri l’Unicef ha annunciato che prevede di rafforzare il numero del suo personale nei Paesi dell’Africa Occidentale colpiti da Ebola Ma la direttrice generale dell’Organizzazione mondiale della sanità, Margaret Chan, palando al summit regionale dell’agenzia in corso a Cotonou, in Benin ha sollevato un altro spinoso problema: ha attribuito la mancanza di ricerca sui medicinali e vaccini contro Ebola al fatto che «La malattia è sempre confinata ai Paesi poveri dell’Africa. Un’industria farmaceutica ha l’obiettivo del lucro e non investe in prodotti destinati ai mercati che non hanno molti mezzi».

Intanto un altro Paese che rischia grosso per la forte presenza di lavoratori ed imprenditori in Africa Occidentale, la Cina, ha detto c di essere «fiduciosa, capace e pronta a far fronte ad un’epidemia di febbre Ebola sul suo suolo, mentre il Paese rafforza le sue misure di prevenzione».

Lo ha comunicato Wang Wenjie, un responsabile della Commissione nazionale della salute e della pianificazione familiare durante una conferenza stampa nella quale ha sottolineato che «Un meccanismo nazionale congiunto di prevenzione e controllo potrebbe aiutare la Cina a contenere la malattia in tempi opportuni in caso di epidemia».

Anche se in Cina fino ad ora non si è registrato nessun caso di Ebola, gli esperti dicono che la situazione è molto a rischio per il numero crescente di cinesi che vanno e vengono dall’Africa, ma Wang ha precisato che «Nessun emigrato cinese che lavora all’estero o che fa parte delle equipes mediche impegnate nella lotta contro Ebola in Africa ha contratto il virus. Se un caso sarà confermato, la Cina elaborerà dei piani di emergenza per fornire un trattamento efficace  e nei tempi opportuni agli emigrati cinesi, prevedendo anche il rimpatrio del paziente, se necessario».

Da aprile ad oggi la Cina ha mandato in Africa Occidentale tre lotti di materiale di soccorso ed il quarto invio è in preparazione. Oltre a fornire fondi, cibo e materiale per la prevenzione, la Cina ha anche messo in piedi dei laboratori e inviato team medici in Guinea, Liberia e Sierra Leone.