Può contare su risorse per 880 milioni di euro, erano il doppio nel 2008.

In 10 anni il ministero dell’Ambiente è stato dimezzato. Wwf: ora chiediamo impegno concreto

Il Panda nazionale propone alla politica “un patto per l’ecologia”: diventi un ministero dell'Ecologia e della sostenibilità, in grado di guidare la transizione verso uno sviluppo sostenibile dell'economia

[1 marzo 2018]

Negli ultimi dieci anni le risorse destinate al ministero dell’Ambiente sono state ridotte della metà: nel 2018 ammonteranno a 880.886 milioni di euro, mentre nel 2008 il bilancio del dicastero ammontava ad 1,649 miliardi. Numeri che la dicono lunga sulle priorità difese dai governi che si sono succeduti lungo questi anni di crisi, e dai quali il Wwf parte per lanciare un “patto per l’ecologia” alla vigilia delle elezioni.

Il Panda nazionale ricorda che già nel 2010 ha denunciato «la progressiva liquidazione del ministero dell’Ambiente, che in quegli anni vide tagli progressivi fino a giungere al minimo storico di 434 milioni di euro del 2012», per poi risalire timidamente la china a partire dal 2013. Ma oggi le briciole non bastano più.

La conversione ecologica del Paese – riporta il “patto per l’ecologia” avanzato dal Wwf – non può che passare attraverso una sostanziale riforma delle funzioni e del ruolo del Ministero dell’Ambiente, strumento cruciale del processo di transizione ecologica ed economica italiana. Perché tali sfide possano essere vinte occorre un ministero autorevole moderno e al passo con i tempi, in grado di guidare la transizione verso uno sviluppo sostenibile dell’economia del Paese e che sia punto di riferimento istituzionale del mondo delle imprese e della società civile. Un ministero a cui siano assegnate risorse adeguate e personale sempre più specializzato, superando la storica debolezza strutturale ed economico finanziaria in cui è stato sinora tenuto e che sia capace di sostenere questi valori e rappresentarli adeguatamente su scala globale ed europea per assicurare il benessere dei cittadini e un futuro al nostro Capitale naturale. Come cambiare, dunque?

«Nelle battute finali di questa campagna elettore chiediamo ai leader politici un impegno concreto per l’ambiente che parte dall’avvio, nei primi 100 giorni di governo dalla riforma del ministero dell’Ambiente che deve evolvere nel ministero dell’Ecologia e della sostenibilità – dichiara la presidente del Wwf Italia Donatella Bianchi – Quella che chiediamo non è solo un cambio di nome ma una riforma concreta e sostanziale del Ministero che deve essere messo nelle condizioni di affrontare le enormi sfide che il nostro Paese ha dinanzi nel campo ambientale, dai cambiamenti climatici alla sostenibilità, dalla conversione ecologica alla tutela della biodiversità, dal dissesto idrogeologico alle aree protette: ambiti che hanno bisogno di risorse, di più personale specializzato e di una forte centralità nell’azione di governo».

Per vincere le nuove sfide in campo ambientale il Wwf ritiene dunque necessario che il bilancio del Ministero torni almeno ai livelli del 2008, e quindi dagli attuali 880 milioni di euro ad almeno 1.6 miliardi di euro; inoltre, che l’organico del nuovo Ministero sia di gran lunga più numeroso e «adeguatamente qualificato». Il Panda osserva infatti che «nessun dipendente del Ministero è stato sinora assunto per concorso specificamente finalizzato alle professionalità richieste per questo dicastero, ma che tutto il personale proviene in origine da altre amministrazioni pubbliche e che non sono mai stati fatti corsi di formazione e di aggiornamento professionale specifici sulle materie di competenza del ministero dell’Ambiente. È curioso sottolineare come su 553 dipendenti solo 181 sono laureati e  tra questi, solo 47 siano specializzati in materie ambientali».

Risorse e personale dunque, ma per far cosa? Non solo per conservare e proteggere il Capitale naturale italiano, ma per tracciare una nuova linea di sviluppo – verde e (dunque) sostenibile nel tempo – per l’intero Paese. «Non è casuale che il nostro patto – conclude Donatella Bianchi – arrivi negli ultimi giorni della campagna elettorale: in questo modo vogliamo offrire ai leader politici l’opportunità di restituire centralità alle politiche ambientali anche nelle scelte economiche e di sviluppo considerato che fino ad oggi sono state solo marginalmente protagoniste della campagna elettorale. Siamo convinti che un nuovo Ministero per la transizione ecologica, forte e con risorse adeguate sia il punto di partenza indispensabile per la prossima legislatura».

Nel 2013 fu direttamente una parte della politica, impersonata dall’allora segretario Pd Pierluigi Bersani, a proporre l’introduzione di un ministero dello Sviluppo sostenibile – una proposta poi caduta nel vuoto durante la legislatura appena conclusasi. Adesso sono gli ambientalisti a tornare alla carica, chiedendo l’impegno nei primi 100 giorni di Governo ad avviare una riflessione approfondita, come già accaduto in Francia, su cosa sia oggi in Italia il ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare trasformandolo in un ministero dell’Ecologia e della sostenibilità che guidi quel processo di transizione che ci viene indicato dal mondo scientifico, dalle Nazioni Unite e dall’Unione Europea. Un ministero che rafforzi non solo le proprie competenze in campo ambientale ma determini anche le strategie per la sostenibilità dello sviluppo. Sarà la volta buona?

L. A.